Archivio per gennaio, 2012


Pensieri e parole

Mi risulta da fonti ufficiose che la Cassazione ha sospeso tutti i procedimenti che sono in attesa ,quindi si allungheranno  i tempi giuridici per avere Giustizia .

La motivazione ufficiale sarebbe l’ ottemperanza all’istanza di trattazione d’interesse del procedimento.

(MISURE STRAORDINARIE PER LA RIDUZIONE DEL CONTENZIOSO CIVILE PENDENTE INNANZI ALLA CORTE DI CASSAZIONE E ALLE CORTI D’APPELLO. ISTANZA EX ART. 26 DELLA LEGGE 183/2011. ESTINZIONE DEI PROCESSI.)

Secondo il mio parere invece anche loro “compiacenti” con lo Stato, hanno sospeso tutto in quanto  dovrebbero sentenziare  favorevolmente  e avvallare la sentenza Agrati  disapplicando la norma contenuta nel comma 218 dell’art.1  della legge finanziaria del 2006  n.266  del 23 dicembre del 2005 perché contrastante  con la normativa comunitaria  e con il principio di parità delle armi in ambito processuale  dando ragione al lavoratore ex ente locali,ricordiamo che la  Corte europea dei diritti dell’uomo ha censurato la norma di interpretazione autentica e ha ravvisato la violazione dell’articolo 6, comma 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Infatti sembrerebbe che l’ultima udienza  fissata il 12 dicembre 2011 nonostante la nostra difesa abbiano presentato  il giorno successivo via fax il rigetto appello dello Stato Italiano ,  [Richiesta di rinvio   dinanzi alla Grande Camera –, non hanno preso in considerazione La sentenza del 7 giugno 2011] ,ma applicando la SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA SCATTOLON, rinviando il tutto alla Corte d’appello per verificare se esiste un danno in particolare con la disciplina del trasferimento d’azienda  (direttiva 77/187/CEE del 14/02/1977 EUR-Lex – 31977L0187 – IT )

Sappiamo che le Corti non decidono mai in giornata (12 dicembre in questo caso) ma sempre dopo qualche giorno,quindi potevano accettare il fax trasmesso dei nostri avvocati il 13 dicembre……….

Lascio a Voi ogni  considerazioni sullo stato di diritto che abbiamo in Italia.

D’altronde abbiamo visto per ben 2 volte la Corte Costituzionale ha avvallato il comma 218,non si ricorda nessuna sentenza a memoria che sia andata in consulta per lo stesso problema e magistralmente essere bocciata per interesse pubblico evocate dal Governo  .

Siamo dovuti andare in Europa per far valere i nostri diritti.

Visto che oggi è l’Europa che comanda, questo governo (vedi manovra),sarebbe il caso che  avvallasse  la sentenza AGRATI emanando una legge che vada a sanare questa ingiustizia perpetrata nel tempo.

Care/i colleghe e colleghi,

Il Comitato Nazionale Ata- Itp ex enti locali ha indetto lo  Sciopero Nazionale di tutto il personale transitato dagli enti locali per il giorno 28 marzo , con presidio in P.za Montecitorio a Roma.

Riteniamo di dover rammentare l’importanza dell’astensione dal lavoro in quel giorno e alla partecipazione  al presidio in parlamento a Roma.

In quella giornata abbiamo richiesto di essere ricevuti dalla commissione cultura tramite l’Italia dei Valori  per ricordar loro che da 12 anni siamo stati defraudati della nostra dignità di lavoratori ,pertanto siamo a chiedere le loro intenzioni riguardo a :

1.    una risoluzione politica, visto le note sentenze europee, Agrati-Scattolon  vincolanti per i stati membri.

2.    la prosecuzione delle 2 risoluzioni in commissione lavoro ancora in corso (Atto 7/00659 abbinato in data 25/10/2011 e Atto 7/00657 abbinato in data 25/10/2011).

3.    Il blocco delle riscossioni delle somme dovute dai lavoratori.

Ora per la riuscita di detta manifestazione è importante che i colleghi di tutta Italia si organizzi  e si attivi logisticamente per la gestione delle adesioni e la prenotazione dei  pullman per quella giornata.

Quindi invito i colleghi a diffondere il volantino dello sciopero  e delle  direttive dell’esecutivo e inoltre, farmi pervenire i dati delle adesioni e i numeri dei pullman che riusciranno a organizzare.

Il referente provinciale di Milano Marco Kob (itc pareto) sta organizzando e raccogliendo le adesioni, i colleghi di Milano e provincia sono pregati di contattarlo al  Cell.3393262012 -  Manuela  026453919

INVITO A TUTTI I COLLEGHI CHE VOGLIONO DIVULGARE

TRAMITE BLOG LE PROPRIE EMAIL E NOMINATIVI DI

CONTATTARMI

SCIOPERIAMO COMPATTI IL 28 MARZO  PER DIFENDERE I

NOSTRI DIRITTI.

CONCENTRAMENTO A ROMA DALLE ORE 9,30 IN PIAZZA DI

MONTECITORIO

per scaricare SCIOPERO organizzazione

Comitato Nazionale Ata-itp ex enti locali
349/7293449 E-mail: vincenzoloverso@tiscali.it

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo(Sentenza Agrati) lo scorso 7 giugno, (definitiva dal 28 novembre 2011),ha sentenziato che l’applicazione retroattiva della legge di interpretazione autentica, pur legittima in linea di principio, contrasta con l’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che garantisce il diritto a un processo equo.

La Corte di Giustizia Europea (Scattolon) ha stigmatizzato il peggioramento delle condizioni retributive dei lavoratori trasferiti invitando il giudice italiano a verificare se questo fosse avvenuto.

Quindi tutto il personale ATA-ITP provenienti dagli EX ENTI LOCALI, sulla base delle sentenze sopra citate potranno riaprire tutti i casi di giudizio.

Invitiamo ancora una volta ,chi non lo avesse ancora fatto, di presentare una richiesta di nuova ricostruzione di carriera .

DOMANDA RICOSTRUZIONE DI CARRIERA

Serve a tutti gli ATA ex EE.LL., che abbiano un vantaggio dal riconoscimento dell’anzianità effettiva: sia quelli che non hanno fatto causa; sia quelli che hanno tuttora la causa pendente; sia quelli che hanno avuto una sentenza definitiva negativa.

Non serve agli ATA (pochi) che sono stati favoriti dalla “temporizzazione” e a quelli (pochi) che hanno avuto una sentenza FAVOREVOLE passata in giudicato.

LA DEVE SPEDIRE ANCHE IL PERSONALE CHE E’ ANDATO IN PENSIONE, ai fini della futura rivalutazione dell’assegno pensionistico sulla base dell’anzianità effettiva.

Ciò detto, comunichiamo altresì quanto segue:

a) il fatto che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo abbia rigettato il reclamo dello Stato Italiano avverso la Sentenza Agrati e che questa sia divenuta definitiva è senz’altro importante e positivo; ma la strada da fare è ancora molto lunga per gli ATA che hanno ancora cause in corso avanti i Tribunali,le Corti d’Appello o la Cassazione.

Infatti saranno i giudici italiani, in particolare la Cassazione, a dover decidere come applicare i principi di diritto stabiliti dalla sentenza Agrati e vi è la possibilità che la questione venga rinviata per la terza volta alla Corte Costituzionale.

Dobbiamo aspettarci delle non gradite sorprese.

b) per gli ATA che hanno subito una sentenza negativa passata in giudicato, dovrà essere studiata una eventuale azione di risarcimento dei danni per omessa applicazione della normativa comunitaria.

La questione non è semplice, per diverse ragioni non esclusa quella del lungo tempo trascorso;

c) paradossalmente il personale ATA che non ha proposto alcun ricorso o non ha avuto sentenza di primo grado, per abbandono ed estinzione della causa, si trova nella possibilità di agire in giudizio grazie alle due sentenze favorevoli  delle Corti europee.

Pertanto,dopo che avete trasmesso la nuova richiesta di ricostruzione e ricevute le cartoline di ricevimento,con la vostra documentazione (sentenze negative,decreto temporizzato emesso a suo tempo,cud 2000-cud 2001,Statini paga 1999-2000, lettera di interruzione prescrizione) contattate un avvocato di vostra fiducia.

Come Comitato Nazionale consigliamo a tutti quelli che lo vorranno gli avvocati vincitori in Europa che si sono resi disponibili a tutelare i colleghi da qualsiasi parte d’Italia.

AVVOCATO ISACCO SULLAM

Corso di Porta Vittoria, 32 – 20122 Milano Tel. 02.55.19.37.59 – 02.55.18.55.58 –  Fax 02.54.54.142 – E-Mail: avpop@tin.it

Zampieri Avv. Nicola

P.za Statuto 25,36015 Schio (VI) Tel:0445528161-04455238 47-0445 52 89 07fax: 0445 50 33 96 Secondo Studio corso Palladio, 40 36100 Vicenza E-mail:  zampieri@venetoavvocati.it

zampieri

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Comitato Nazionale Ata-itp ex enti locali
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Atto Costitutivo Associazione ONLUS

Si rende noto  il numero di c.c.p. e le coordinate iban dove versare il proprio contributo.
L’Atto Costitutivo  del Comitato ATA-ITP ex enti locali regolarmente registrato è disponibile sul blog.  La sottoscrizione è libera in base alle proprie disponibilità, quindi bisognerà nelle scuole delle nostre provincie sensibilizzare i colleghi attualmente in servizio e i pensionati e raccogliere i fondi necessari per il raggiungimento degli obbiettivi quali ,pubblicazioni di articoli sui mass media a pagamento..ecc. si parte dal presupposto che tutti noi siamo invitati a coinvolgere più  colleghi possibili

ART. 3
SCOPO E OGGETTO SOCIALE
L’ Associazione si propone di ottenere da parte del MIUR Comparto Scuola il totale riconoscimento dell’anzianità di servizio del personale ATA ex dipendenti degli Enti Locali e transitato allo Stato per effetto della Legge 124/99.

L’associazione per il raggiungimento dei suoi scopi metterà in campo ogni iniziativa utile a tal fine quale:
-pubblicazione di bollettini e di articoli su quotidiani, riviste etc;
-diffusione tramite la rete Web quali blog, etc;
-organizzazione di riunioni, assemblee, convegni, dibattiti, etc..
Quanto sopra al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica, i rappresentanti politici e sindacali circa l’ingiustizia e la discriminazione operata nei confronti degli iscritti all’Associazione e del personale tutto fatto oggetto dell’applicazione della legge 124/99;
gruppo di face book per avere notizie immediate dal comitato consiglio d’iscriversi.

https://www.facebook.com/groups/ataitpexentilocali/

co

http://angolo-ata.blogspot.com

 

https://comitatonazionaleataitpexentilocali.wordpress.com/

Consigliamo a tutti quelli che lo vorranno gli

avvocati vincitori in Europa

AVVOCATO ISACCO SULLAM

Corso di Porta Vittoria, 32 – 20122 Milano Tel. 02.55.19.37.59 – 02.55.18.55.58 –  Fax 02.54.54.142 – E-Mail: avpop@tin.it

Zampieri Avv. Nicola

P.za Statuto 25,36015 Schio (VI) Tel:0445528161-04455238 47-0445 52 89 07fax: 0445 50 33 96 Secondo Studio corso Palladio, 40 36100 Vicenza E-mail: zampieri@venetoavvocati.it

recapiti avvocati

Comitato Nazionale Ata-itp ex enti locali
349/7293449 E-mail: vincenzoloverso@tiscali.it

Egregio prof. Latella,
ho ricevuto una Sua email dove ho constatato con molto piacere che conosce la situazione di circa 80.000 ex Enti Locali transitati nei ruoli dello Stato e che è disposto a scrivere, alle redazioni di tutti i quotidiani locali e nazionali, per denunciare quanto sta accadendo da 10 anni a questo personale maltrattato, umiliato e derubato dei diritti già acquisiti.
Io sono uno dei circa 1.000 ITP, in tutta Italia, vincitore di concorso transitato, per effetto della legge 124/99, nel 2000 dagli Enti locali allo Stato e in servizio dal 1975 presso l’I.T.C. di Trapani.

Le racconto brevemente la mia triste situazione.

Dopo una sentenza a me favorevole da parte del Tribunale di Trapani e una sentenza sfavorevole da parte della Corte di Appello di Palermo, per effetto dell’infausto articolo 1 comma 218 della legge n.266/2005 “legge di interpretazione autentica” varata dal governo Berlusconi, mi trovo a dover restituire circa € 60.000,00 allo Stato e la riduzione dello stipendio di circa € 500,00 mensili.

Ho 35 anni di servizio, lo Stato ai fini economici me ne riconosce soltanto 18 anni, fra 5 anni andrò in pensione con una anzianità di 23 anni dopo aver lavorato onestamente 40 anni.

Per quale motivo debbo perdere 17 anni di anzianità, avendo lavorato per 40 anni come insegnante sempre per conto dello Stato (Ministero della Pubblica Istruzione), anche se retribuito dalla Provincia Regionale di Trapani per 25 anni?. Altri miei colleghi sempre statali, pari grado e con lo stesso numero di anni di servizio, guadagnano circa € 500,00 più di me, come faccio a stare tranquillo sapendo che il mio stipendio è inferiore al mio collega che lavora al mio fianco e che in pensione, fino agli ultimi giorni di vita, avrò una somma decurtata?.

Mi sento defraudato, umiliato e offeso nella mia dignità di cittadino italiano e di insegnante. Dov’è la giustizia?, dov’è la legge che una volta era uguale per tutti?. Sarò costretto per cinque lunghi anni a vivere con solo € 300,00 al mese. Ancora per poco il mio stipendio è di € 1.800,00 (per 35 anni di lavoro), si ridurrà a € 1.300,00 (per 18 anni di lavoro) meno €1.000,00 di trattenuta mensile per pagare il debito di € 60.000,00, si ridurrà a € 300,00. Ecco la cronistoria di un insegnante, transitato senza la sua volontà, dalla Provincia allo Stato e derubato da 17 anni di anzianità.

La ringrazio sentitamente, sicuro che la Sua denuncia ai quotidiani nazionali farà risvegliare le coscienze di quanti sono indaffarati a risolvere solo i loro problemi.
Cordiali saluti
F. G.

Gentile collega,
ho letto attentamente la sua storia, sono rimasto perplesso, amareggiato, scioccato, purtroppo l’Italia ha perso l’identità di stato sociale, il Governo non è in grado di percepire il malessere del popolo, la sofferenza delle famiglie di arrivare a fine mese, la sensazione di impotenza che hanno i giovani quando pensano al proprio futuro, senza la certezza di un posto di lavoro, i genitori che hanno una responsabilità maggiore perchè devono mantenere i propri figli non solo economicamente ma anche psicologicamente fino a quarant’anni e oltre.

Le mie, signor Francesco sono riflessioni, pensieri “scritti” di un padre di quattro figli, di un insegnante e di un giornalista, che desidera respirare ottimismo e percepire l’etica, la democrazia, la giustizia come simboli di uno stato che è ritornato ad essere una repubblica fondata sul lavoro… non un’azienda a scopo di lucro con un solo padrone che prima era Berlusconi adesso la Germania!
Di recente ho riletto – e lo propongo anche a lei e a tutte le amiche e amici – lo storico e sempre attuale discorso di Pericle agli ateniesi.
Queste parole, scritte 461 anni avanti Cristo, hanno ancora una sorprendete attualità, basterebbe sostituire la parola “Atene” con Italia, Roma, Avvocatura, per tirare fuori da questo reperto storico un validissimo e concreto programma politico:

Tucidide: Discorso di Pericle agli Ateniesi, 461 a.C.
Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
ATENE 461 a.C:

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma
la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

La saluto signor Francesco,
spero di poter fare tutto il possibile, informare il più possibile la gente, le persone che hanno coscienza morale e che sono stufi di tutto quello che sta succedendo in Italia.

Come diceva Salvatore Borsellino:

Resistenza, Resistenza, Resistenza

Cordialmente
Paolo Latella

http://unicobaslodi.blogspot.com/2012/01/una-lettera-che-fa-male.html?spref=fb

Cari colleghi/e, in servizio ed in quiescenza, vi informiamo che – dopo le note vittorie, definitive, per la nostra causa (sentenze Agrati e Scattolon) – c’è stata un’interrogazione parlamentare dell’on. Anita Di Giuseppe (IDV) al governo, che ha risposto tramite il sottosegretario all’Istruzione Elena Ugolini.

La risposta del governo, anche se non ostile in linea di principio, è la solita non-risposta, nel senso che non sanno che fare; si ritrovano fra le mani una patata bollente che scotta oramai da decenni e tocca a loro risolvere: si può – in linea di principio – anche comprenderli.

Nell’attesa che il confronto politico/sindacale riprenda vigore, e la pianti di fornire solo risposte da ignavi, è necessario porre in atto delle strategie per smuovere questa assurda situazione di stallo, nella quale una parte ha vinto e, quella che ha perso, si chiude a riccio.

Non si può fare orecchie da mercante di fronte a coloro che stanno rendendo denaro sonante allo Stato, mentre già si sa che quei soldi non erano dovuti: nemmeno, continuare per anni a ricevere uno stipendio non adeguato.

Perciò, la prima forma di lotta che desideriamo attuare è uno Sciopero Nazionale di tutto il personale transitato dagli enti locali ,una giornata da mettere in atto il 28 Marzo 2012 con presidio in P.za Montecitorio a Roma: sarà compito nostro e di tutti voi far circolare la notizia e cercare di giungere sui media, di qualsiasi tipo – dal blog al giornale on line, dalla piccola testata di provincia ai grandi giornali – e noi stiamo lavorando in tal senso.

link per scaricare volantino da divulgare nelle scuole tra i colleghi

COMITATO DICHIARAZIONE SCIOPERO

Ci sembra inutile ricordarvi

l’importanza di questo sacrificio:

sono 12 anni che lottiamo

Forza: siamo quasi al fondo,

ma serve ancora qualche sforzo!

Partecipiamo uniti e senza smagliature.

Responsabile ComitatoNazionale                                                    Addetto stampa
Ata-itp ex enti locali                                                                              Carlo Bertani
Vincenzo lo Verso

Manifestazione di interesse nelle cause pendenti avanti le Corti d’Appello e la Corte di Cassazione
l’art. 26 della legge 12 novembre 2011 n. 183, come modificato dal D.L. 22.12.2011 n. 212.

Si richiama all’attenzione dei colleghi di contattare i vostri avvocati in quanto la legge di stabilità ha cambiato il procedimento civile (estinzione dei processi)  bisogna presentare  istanza di trattazione d’interesse  del procedimento.

il rischio che migliaia di colleghi possano veder

silentemente estinto il proprio diritto a ricevere

giustizia.

Ianniello-MAXIEMENDAMENTO-nov2011  LEGGE DI STABILITA’  APPROVATO

Il tenore letterale della norma è il seguente:

“Art. 26. Misure straordinarie per la riduzione del contenzioso civile pendente davanti alla Corte di cassazione e alle corti di appello.

1. Nei procedimenti civili pendenti davanti alla Corte di cassazione, aventi ad oggetto ricorsi avverso le pronunce pubblicate prima della data di entrata in vigore della legge 18 giugno 2009, n. 69, e in quelli pendenti davanti alle corti di appello da oltre tre anni prima della data di entrata in vigore della presente legge, le impugnazioni si intendono rinunciate se nessuna delle parti, con istanza sottoscritta personalmente dalla parte che ha conferito la procura alle liti e autenticata dal difensore, dichiara la persistenza dell’interesse alla loro trattazione entro il termine perentorio di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Il periodo di sei mesi di cui al comma 1 non si computa ai fini di cui all’art. 2 della legge 24 marzo 2001 n. 89

3. Nei casi di cui al comma 1 il presidente del collegio dichiara l’ estinzione con decreto.”
***
La Presidenza della Corte d’Appello di Brescia raccomanda, agli avvocati che vi abbiano interesse, la presentazione delle dichiarazioni di persistenza dell’interesse alla trattazione delle cause contemplate dalla norma, dichiarazioni che dovranno essere sottoscritte personalmente dalla parte.

La Presidenza della Corte informa che, nella pendenza del termine di sei mesi posto dalla legge per la presentazione dell’istanza, le udienze delle cause interessate dalla norma, in mancanza del deposito dell’istanza, verranno rinviate d’ufficio a data successiva alla scadenza di detto termine.

Si ricorda che a far data dal 1° gennaio 2012 comincerà a decorrere il termine semestrale per l’assolvimento del nuovo onere processuale introdotto nell’ordinamento dall’art. 26, n. 1, della Legge di stabilità (così come novellato dall’art. 14 del Decreto Legge n. 212 del 22 dicembre 2011).

Si richiama l’attenzione dei Colleghi sulla comminatoria di estinzione del processo legata all’omesso deposito, nel termine di cui sopra, di un’apposita istanza, sottoscritta personalmente dalla parte che ha conferito la procura alle liti e autenticata dal difensore, volta a dichiarare la persistenza dell’interesse alla trattazione (rectius prosecuzione) dei procedimenti civili pendenti innanzi alla Suprema Corte di cassazione, aventi ad oggetto ricorsi avverso le pronunce pubblicate prima della data di entrata in vigore della legge 18 giugno 2009, n. 69 e di quelli pendenti innanzi alle Corti d’appello da oltre tre anni prima della data di entrata in vigore della legge di stabilità.

In particolare, la formulazione definitiva dell’articolo in parola, rubricato «Misure straordinarie per la riduzione del contenzioso civile pendente davanti alla Corte di cassazione e alle Corti d’appello», dispone espressamente che:
«1. Nei procedimenti civili pendenti davanti alla Corte di cassazione, aventi ad oggetto ricorsi avverso le pronunce pubblicate prima della data di entrata in vigore della legge 18 giugno 2009, n. 69, e in quelli pendenti davanti alle corti di appello da oltre due anni da oltre tre anni prima della data di entrata in vigore della presente legge, la cancelleria avvisa le parti costituite dell’onere di presentare istanza di trattazione del procedimento, con l’avvertimento delle conseguenze di cui al comma 2. le impugnazioni si intendono rinunciate se nessuna delle parti, con istanza sottoscritta personalmente dalla parte che ha conferito la procura alle liti e autenticata dal difensore, dichiara la persistenza dell’interesse alla loro trattazione entro il termine perentorio di sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge.

2. Le impugnazioni si intendono rinunciate se nessuna delle parti, con istanza sottoscritta personalmente dalla parte che ha sottoscritto il mandato, dichiara la persistenza dell’interesse alla loro trattazione entro il termine perentorio di sei mesi dalla ricezione del predetto avviso di cui al comma 1.  2. Il periodo di sei mesi di cui al comma 1 non si computa ai fini di cui all’articolo 2 della legge 24 marzo 2001 n. 89.

3. Nei casi di cui al comma 2 3. Nei casi di cui al comma 1 il presidente del collegio dichiara l’estinzione con decreto.».

La norma in esame desta particolare preoccupazione poiché, a differenza di quanto disposto nella formulazione originariamente licenziata dalla Legge n. 183/2011, le Cancellerie non invieranno alcuna comunicazione informativa alle parti (e neppure ai loro difensori), cosicché è onere di ciascun avvocato di attivarsi per il deposito delle istanze di cui sopra al fine di evitare l’estinzione dei giudizi.

Si appalesa, pertanto, con maggiore evidenza il rischio che migliaia di cittadini possano veder silentemente estinto il proprio diritto a ricevere giustizia. Sul punto, si richiamano le perplessità espresse estensivamente nel «documento riepilogativo sulle modifiche al codice di procedura civile a seguito della pubblicazione del D.L. 212/2011» già pubblicato sul sito dell’Ordine degli Avvocati di Milano in data 23 dicembre u.s.

Di seguito si pubblica un primo facsimile indicativo dell’istanza ex art. 26 della L. 183/2011 con evidenziate in giallo le parti alternative a seconda che l’istanza si riferisca al giudizio d’appello oppure al giudizio di Cassazione.

Fac-simile_trattazione_26-12-11

Svolgimento di interpellanze urgenti.

(Problematiche relative al riconoscimento dell’anzianità di servizio dei lavoratori ausiliari, tecnici, amministrativi (ATA) e degli insegnanti tecnico-pratici (ITP) transitati dal comparto degli enti locali ai ruoli dello Stato – n. 2-01291)

PRESIDENTE. L’onorevole Di Giuseppe ha facoltà di illustrare la sua interpellanza n. 2-01291, concernente problematiche relative al riconoscimento dell’anzianità di servizio dei lavoratori ausiliari, tecnici, amministrativi (ATA) e degli insegnanti tecnico-pratici (ITP) transitati dal comparto degli enti locali ai ruoli dello Stato (vedi l’allegato A – Interpellanze urgenti).

ANITA DI GIUSEPPE. Signor Presidente, la situazione che vado a rappresentare parte addirittura negli anni Settanta quando il personale ATA delle scuole superiori e gli insegnanti tecnico-pratici erano alle dipendenze delle province.

Pochi anni dopo le stesse province cominciarono ad assumere, per la scuola, anche personale di VI e di VII livello, con la definizione di assistenti tecnici ed insegnanti tecnico-pratici con orario settimanale di 36 ore.

C’è stato anche in seguito il riconoscimento da parte del TAR del ruolo docente ma le scuole non hanno previsto nell’organico di diritto i posti necessari proprio per questo inserimento nel ruolo.

È accaduto che con la legge n. 124 del 1999 oltre settantamila lavoratori ausiliari, tecnici e amministrativi e insegnanti tecnico-pratici sono transitati con effetto dal 1o gennaio del 2000 dal comparto enti locali, quindi le province, ai ruoli dello Stato.

Quindi con la legge n. 124 del 1999 avviene questo passaggio: dal comparto enti locali ai ruoli dello Stato.

La legge dice che a detto personale vengono riconosciuti ai fini giuridici ed economici sia l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza, in questo caso la provincia, sia il mantenimento della sede in fase di prima occupazione e in presenza della relativa disponibilità di posto.

Fin qui possiamo dire, sottosegretario, che il cielo è sereno per questi lavoratori. Ma nel 2000 viene ribaltato tutto. Infatti, tutto quanto è stato definito dalla legge n. 124 del 1999 ad un tratto non è più valido, perché non è più valida l’anzianità di servizio a determinare lo stipendio, ma l’ultimo stipendio percepito in provincia a determinare l’anzianità.

Purtroppo, personale con vent’anni di servizio prestato con serietà e competenza si vede trasferito in una categoria inferiore.

Bisogna tener presente che secondo il meccanismo del codice civile il personale interessato sarebbe stato trasferito con ogni diritto maturato.

Di conseguenza, gli interessati si sono attivati legalmente e ci sono state migliaia di ricorsi presentati ai giudici del lavoro, i quali (non tutti ma in gran parte) hanno sentenziato a favore di questi lavoratori.

La vicenda è arrivata anche in Cassazione e la stessa Corte, dopo avere approfondito tale questione, ha concluso che la legge n. 124 del 1999 è preminente rispetto all’accordo del 2000 e dunque ha sentenziato che questi lavoratori in effetti hanno ragione.

A questo punto pare che il problema sia risolto, ma c’è di nuovo un «ma». Alla fine del 2005 il Governo Berlusconi inserisce nella legge finanziaria 2006 il comma 218 all’articolo 1. Esattamente, in base a quest’ultimo, il comma 2 dell’articolo 8 della legge 3 maggio 1999 n. 124 si interpreta nel senso che il personale è inquadrato sulla base del trattamento economico complessivo in godimento all’atto del trasferimento da un’amministrazione all’altra con l’attribuzione stipendiale di un importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999.

È fatta salva l’esecuzione dei giudicati formatisi alla data in vigore della legge. Viene riproposto, quindi, integralmente l’accordo del 2000, ignorato dalla Cassazione, con la nota dell’interpretazione autentica (è tutto dire quando si parla di interpretazione autentica).

Il Governo cioè pretende di dare un’interpretazione autentica ad una norma di sei anni prima.

Vorrei ricordare, sottosegretario, che la Corte europea dei diritti dell’uomo lo scorso 7 giugno ha sentenziato che l’applicazione retroattiva della legge di interpretazione autentica, che può essere anche legittima, in linea di principio contrasta con l’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che garantisce il diritto ad un processo equo.

Cosa dice chiaramente questa articolo della Convenzione? Non consente allo Stato di emanare leggi interpretative retroattive per ottenere sentenze favorevoli nei processi in cui l’amministrazione statale sia parte in causa.

Quindi la Corte europea dei diritti dell’uomo a tutti gli effetti ha affermato che questo comportamento degli Stati viola il principio dell’equo processo e della parità delle armi nel processo stesso, proprio come è successo ai lavoratori ATA ex enti locali.

Quindi, gli esiti di questa fantasmagorica interpretazione autentica sono stati disastrosi dal punto di vista della tutela del diritto dei lavoratori. In particolare, si è creata una disparità di trattamento economico tra lavoratori con identica anzianità ed identico profilo professionale.

Poi c’è stato un danno economico che si protrae per tutta la vita lavorativa, fino alla riduzione dell’importo pensionistico, e questo è grave.

Molti dei lavoratori transitati nei ruoli dello Stato, nel frattempo, sono sotto minaccia di dover restituire le somme percepite, provvedimento che decurterebbe oltre il sopportabile le già basse retribuzioni di questi lavoratori.

Ebbene, con l’interpellanza urgente in esame noi dell’Italia dei Valori chiediamo quali siano le intenzioni del Governo in riferimento alla problematica che ho appena descritto e se il Governo non ritenga necessario intervenire abrogando il comma 218 dell’articolo 1 della legge n. 266 del 2005, che è l’unico vero ostacolo alla corretta ricostruzione di carriera dei lavoratori ATA ex enti locali.

Infine, chiediamo se il Governo non ritenga utile predisporre un provvedimento di blocco della riscossione delle somme dovute dai lavoratori in attesa di una risoluzione di tale questione, che è veramente datata, perché è partita negli anni Settanta.

PRESIDENTE. Il sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca, Elena Ugolini, ha facoltà di rispondere.

ELENA UGOLINI, Sottosegretario di Stato per l’istruzione, l’università e la ricerca. Signor Presidente, mi scusi, sono emozionata perché è la prima volta che vengo in aula. Mi scuso anche per il ritardo ma ero impegnata a Napoli, insieme ai Ministri Profumo e Barca, sul Piano di sviluppo del sud, con il Commissario europeo, quindi non sono riuscita ad arrivare prima.

Ho fatto di tutto per esserci perché capisco che è un punto importante e sensibile.
Il Governo ha più volte riferito in Parlamento sulla questione posta dall’onorevole interpellante relativa al personale ATA ed insegnanti tecnico-pratici degli enti locali transitati nei ruoli dello Stato a norma dell’articolo 8 della legge n. 124 del 1999.

Come è noto, le modalità di inquadramento del personale in questione nei ruoli statali hanno dato luogo ad una rilevantissima mole di contenzioso, derivante dalla diversa determinazione del trattamento economico prevista per il personale scolastico statale e per quello degli enti locali.

Le principali questioni sollevate in sede di contenzioso – in particolare per quello che concerne le peculiarità del contratto del comparto degli enti locali ed il raffronto con quello del comparto scuola – riguardavano: la disparità di trattamento, l’anzianità di servizio, i rapporti tra l’articolo 8 della legge n. 124 del 1999 e l’accordo collettivo del 20 luglio 2000, il trasferimento allo Stato «a costo zero», la presunta violazione dell’articolo 2112 del codice civile.

Poiché diverse decisioni della Corte di cassazione non avevano risolto tutte le questioni sollevate, si pervenne al convincimento che l’unico rimedio esperibile fosse rappresen  tato da un intervento a carattere legislativo. Con l’articolo 1, comma 218, della legge n. 266 del 2005 (legge finanziaria 2006), il legislatore fornì l’interpretazione autentica dell’articolo 8 della legge n. 124 del 1999.

Detta norma prevede che il personale in argomento «è inquadrato, nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali dei corrispondenti ruoli statali, sulla base del trattamento economico complessivo in godimento all’atto del trasferimento, con l’attribuzione della posizione stipendiale di importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999 costituito dallo stipendio, dalla retribuzione individuale di anzianità nonché da eventuali indennità, ove spettanti, previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro del comparto degli enti locali, vigenti alla data dell’inquadramento.

L’eventuale differenza tra l’importo della posizione stipendiale di inquadramento e il trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999, come sopra indicato, viene corrisposta ad personam e considerata utile, previa temporizzazione, ai fini del conseguimento della successiva posizione stipendiale. È fatta salva l’esecuzione dei giudicati formatisi alla data di entrata in vigore della presente legge».

Parte della giurisprudenza, tuttavia, ha dubitato della legittimità costituzionale di tale norma interpretativa. Della questione, pertanto, è stata investita la Corte costituzionale che, con sentenza n. 234 del 2007, ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale sollevate.

La questione medesima viene ora riproposta a seguito della sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo che ha censurato la norma di interpretazione autentica e ha ravvisato la violazione dell’articolo 6, comma 1, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Va peraltro evidenziato che le modalità di inquadramento del personale trasferito dagli enti locali allo Stato, oltre che dalla Corte costituzionale, sono state esaminate anche dalla stessa Corte di giustizia europea per altre censure. I due alti consessi, nelle decisioni favorevoli all’amministrazione, non hanno rilevato alcuna violazione dell’articolo 6, comma 1, della Convenzione.

In considerazione di quanto sopra, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, con relazione n. 6559 del 5 agosto 2011 inviata alla Presidenza del Consiglio dei ministri, al Ministero dell’economia e delle finanze, al Ministero degli affari esteri e all’Avvocatura generale dello Stato, ha richiesto di interporre appello alla Grande camera avverso la citata sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 7 giugno 2011.

La richiesta del Governo italiano di rinvio del caso presso la Grande camera non è stata accolta e la rappresentanza permanente d’Italia presso il Consiglio d’Europa ha invitato il Governo a presentare le proprie osservazioni sull’equa soddisfazione entro la data del 9 gennaio 2012, come stabilito dalla cancelleria della Corte europea.

Con note del 3 e del 4 gennaio 2012, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha dato riscontro a detta richiesta. Quindi, la richiesta è stata inviata da parte del Ministero alla cancelleria della Corte europea.

L’interpellante chiedeva quali siano le intenzioni del Governo in ordine alla necessità di intervenire abrogando il comma 218 dell’articolo 1 della legge n. 266 del 2005 e come ci si comporterà rispetto al possibile blocco delle riscossioni delle somme dovute dai lavoratori.

Ci sarà spazio per riprendere queste domande, che comportano ulteriori approfondimenti.

PRESIDENTE. L’onorevole Di Giuseppe ha facoltà di replicare.

ANITA DI GIUSEPPE. Signor Presidente, signor sottosegretario, la ringrazio, non siamo completamente soddisfatti, però, lei ha terminato la sua replica dicendo che, comunque, la situazione sarà rivisitata.

Non ci preoccupiamo della sua emozione – è normale -, l’importante è che, poi, però, si arrivi a fatti concreti, perché è la concretezza che interessa.
Signor sottosegretario, è evidente che dopo tanta confusione, ricorsi, sentenze, bisogna assolutamente giungere ad una soluzione.

A nostro avviso occorrono due interventi, uno di natura giuridica e l’altro di natura economica, perché questi lavoratori hanno il diritto sacrosanto che venga loro riconosciuta un’anzianità per intero. Loro hanno veramente prestato il servizio e tutta questa situazione degli enti locali è stata causata proprio da quel comma 218.

Che cosa è successo? C’è stata una situazione altalenante con percorsi giuridici a volte positivi e a volte negativi. Esistono, infatti, sentenze positive, ma anche negative, che riguardano questa situazione e, inoltre, c’è chi è in attesa di ulteriori gradi di giudizio; purtroppo, per chi è andato in pensione si tratta di avere trattamenti che sono fra i più disparati.

Signor sottosegretario, capite anche voi che occorre assolutamente un intervento del Governo, anche perché negli anni a venire ci saranno altre sentenze, ma sicuramente altri ricorsi.

Le situazioni più difficili sono quelle dei lavoratori che hanno vinto un grado di giudizio, si erano visti riconoscere degli stipendi aggiornarti ed anche gli arretrati, ma poi, a causa di questo comma 218, si sono visti richiedere addirittura le somme che avevano ricevuto.

A nostro avviso, la soluzione potrebbe essere questa che le suggeriamo: dopo aver provveduto a stilare un’anagrafe dei lavoratori transitati dagli enti locali allo Stato, basterebbe acquisire agli atti un certificato di servizio, rilasciato proprio dall’ente di provenienza, la provincia ma anche il comune, dal quale risulti la vita lavorativa di ciascun dipendente, anche differenziando il servizio prestato nella scuola da ciascun lavoratore da altri eventuali servizi svolti in profili professionali diversi, che potrebbero essere valutati anche in maniera diversa..

La soluzione c’è, signor sottosegretario, bisogna avere soltanto la volontà di cercarla e di trovarla. Credo che debba essere trovata una soluzione seria e equa a questa situazione per i lavoratori, anche quelli che ne hanno fatto richiesta; i lavoratori conoscono la difficile situazione economica che sta attraversando il nostro Paese, però non è neanche giusto che siano solo i lavoratori a pagarne sempre le conseguenze

. Questa categoria attende chiarezza dal 1999 ed è ora di farla questa agognata chiarezza. Credo che essi la meritino anche, poiché all’inizio ho già ricordato che questa situazione è partita dal 1970.

ATTO CAMERA

INTERPELLANZA URGENTE 2/01291

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 558 del 06/12/2011

Firmatari

Primo firmatario: DI GIUSEPPE ANITA
Gruppo: ITALIA DEI VALORI
Data firma: 06/12/2011

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
DONADI MASSIMO ITALIA DEI VALORI 06/12/2011
ZAZZERA PIERFELICE ITALIA DEI VALORI 06/12/2011
Destinatari

Ministero destinatario:

  • MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA

Attuale delegato a rispondere: MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, DELL’UNIVERSITA’ E DELLA RICERCA delegato in data 06/12/2011

Stato iter:

IN CORSO

Fasi iter:

RINVIO AD ALTRA SEDUTA IL 12/01/2012

Atto Camera

Interpellanza urgente 2-01291

presentata da

ANITA DI GIUSEPPE
martedì 6 dicembre 2011, seduta n.558
I sottoscritti chiedono di interpellare il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, per sapere – premesso che:

per effetto della legge 3 maggio 1999, n. 124, oltre 70.000 lavoratori ausiliari, tecnici, amministrativi (ATA) e insegnanti tecnico-pratici (ITP) sono transitati, con effetto dal 1o gennaio del 2000, dal comparto enti locali ai ruoli dello Stato;

l’articolo 8 della citata legge n. 124 del 1999 prevede che sia riconosciuta «ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza»;

il decreto interministeriale 5 aprile 2001, con il quale si sono stabilite le procedure per il nuovo inquadramento, ha riconosciuto, invece, al personale citato l’anzianità corrispondente al solo trattamento economico maturato presso l’ente di provenienza (cosiddetto maturato economico), creando, in tal modo, i presupposti per un diffuso contenzioso giudiziario;

nel corso degli anni successivi si sono avute numerose sentenze in primo grado e in appello, nella quasi totalità favorevoli ai lavoratori che avevano proposto i ricorsi. Inoltre, nel corso del 2005 anche la Corte di cassazione si pronunciava con una serie di sentenze, tutte ugualmente favorevoli ai lavoratori;

con la legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006), il Governo Berlusconi ha ribadito con l’articolo 1, comma 218, secondo quella che è stata definita un’«interpretazione autentica», il metodo del maturato economico come sistema per il computo dell’anzianità dei lavoratori transitati, facendo salvi gli effetti delle sole sentenze definitive e bloccando l’immediata esecutività dei dispositivi giudiziari di primo e secondo grado, mortificando, in questo modo, l’operato della magistratura ed i diritti da questa riconosciuti ai lavoratori;

ciò ha creato una palese disuguaglianza nell’applicazione di un diritto di ciascun dipendente transitato nei ruoli dello Stato dagli enti locali. Per questo attualmente ci sono nella scuola (anche nello stesso istituto) lavoratori che, pur appartenendo allo stesso profilo professionale e pur avendo gli stessi anni di servizio continuativo prestato sempre nella scuola, sono inquadrati in fasce stipendiali diverse;

la Corte costituzionale, con sentenza 18-26 giugno 2007, n. 234, (Gazzetta Ufficiale 4 luglio 2007, n. 26, 1a serie speciale), ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 218, sollevate in riferimento, nel complesso, agli articoli 3, 24, 36, 42, 97, 101, 102, 103, 104 e 113 della Costituzione;

recentemente la Corte di Cassazione ha chiesto nuovamente l’intervento dell’Alta Corte, sollevando eccezione d’incostituzionalità del comma 218 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2006, in riferimento all’articolo 117 della Costituzione nonché all’articolo 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (Cassazione 22260/08), ipotizzando, peraltro, una intromissione indebita nel corretto svolgimento del procedimento giudiziario: «la parità delle parti dinanzi al giudice implica la necessità che il potere legislativo non si intrometta nell’amministrazione della giustizia allo scopo di influire sulla risoluzione della controversia o di una determinata categoria di controversie»;

la Corte europea dei diritti dell’uomo (Cedu-sentenza Agrati-Milano) il 7 giugno 2011, ha sentenziato che l’applicazione retroattiva della legge di interpretazione autentica, pur legittima in linea di principio, contrasta con l’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che garantisce il diritto a un processo equo (l’articolo 6 della Convenzione non consente allo Stato, di emanare leggi «interpretative-retroattive» per ottenere delle sentenze favorevoli nei processi in cui l’amministrazione statale sia parte in causa; la Corte europea dei diritti dell’uomo ha infatti affermato che questo comportamento degli Stati viola il principio dell’equo processo e della parità delle armi nel processo: proprio come è successo al personale ATA ex enti locali);

tre mesi dopo – il 6 settembre 2011 – è giunta un’altra sentenza (Scattolon Venezia avvocato Zampieri) favorevole per gli ATA (amministrativi, tecnici e ausiliari) e Itp (insegnanti tecnici pratici) ex enti locali. Stavolta è la Corte di giustizia europea (Lussemburgo) che stigmatizza il peggioramento delle condizioni retributive dei lavoratori trasferiti. La tutela nel caso è assicurata dalla direttiva 77/187/CEE dei 14 febbraio 1977 varata per impedire che i dipendenti coinvolti in un trasferimento d’azienda (così la Corte di giustizia considera il passaggio dagli enti locali allo Stato) «siano collocati in una posizione meno favorevole per il solo fatto del trasferimento»;

pertanto, la Corte di giustizia invita il giudice italiano a verificare se questo è avvenuto quando la legge finanziaria per il 2006, interpretando la legge n. 124 del 1999, ha considerato applicabile, dalla data del trasferimento, il contratto collettivo nazionale della scuola, senza tuttavia assicurare ai lavoratori un trattamento retributivo corrispondente all’anzianità lavorativa maturata presso il «cedente»; poiché le sentenze sono vincolanti per gli Stati, l’Esecutivo dovrà trovare una soluzione;

la neutralizzazione dei ricorsi attuata con la finanziaria era intervenuta dopo il verdetto favorevole dei tribunali di primo e secondo grado, i quali avevano stabilito il diritto alle differenze retributive che spettavano ai lavoratori transitati nelle scuole, creando così l’aspettativa di ottenere le somme che sarebbero andate a costituire un bene tutelato dalla Convenzione;

gli esiti della cosiddetta interpretazione autentica sono stati disastrosi dal punto di vista della tutela dei diritti dei lavoratori in particolare: (a) si è creata una disparità di trattamento economico tra lavoratori con identica anzianità e profilo professionale; (b) il danno economico si protrae per tutta la vita lavorativa, fino alla riduzione dell’importo pensionistico; (c) molti dei transitati, nel frattempo, sono sotto minaccia di dover restituire le somme percepite, provvedimento che decurterebbe oltre il sopportabile le già basse retribuzioni di questi lavoratori;

ammontano probabilmente a poche migliaia i lavoratori ancora esclusi per effetto di questa legge vessatoria dal godimento del loro diritto ad un corretto inquadramento nel contratto scuola (a tal proposito si ricorda che era stata avviata dal Ministero nel mese di giugno 2011 un’inchiesta per stabilire di quali risorse necessitasse l’inquadramento, ma, ad oggi, non se ne ha notizia);

i fondi necessari al riconoscimento dell’anzianità maturata secondo il dispositivo previsto dalla legge 3 maggio 1999, n. 124, sono stati deviati sul pagamento del salario accessorio dei residui dipendenti degli enti locali;

solo per l’anno 2000 circa 114 milioni di euro sono andati in pagamento del salario accessorio: una cifra che avrebbe agevolato il corretto inquadramento di detto personale e che a suo tempo il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca richiese che gli venisse restituita (come confermato dal documento funzione pubblica CGIL, CISL, UIL dell’11 maggio 2006);

un primo, parziale, intervento potrebbe intanto avvenire tramite ricompilazione da parte del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca delle schede individuali del personale transitato dagli enti locali allo Stato, con l’inserimento del salario di produttività a suo tempo trasmesso proprio dagli enti locali e non tenuto in conto dai singoli uffici provinciali del Ministero stesso; per stilare tale documentazione basterebbe acquisire agli atti un certificato di servizio rilasciato dall’ente di provenienza (provincia o comune) dal quale risulti la vita lavorativa di ciascun dipendente, eventualmente differenziando fra servizio nella scuola (valutato per intero) ed eventuali altri servizi svolti in profili professionali diversi che potrebbero avere una valutazione diversa -:

quali siano gli intendimenti del Governo in riferimento alla problematica di cui in premessa e se non si ritenga necessario promuovere l’abrogazione del comma 218 dell’articolo 1 della legge n. 266 del 2005, unico vero ostacolo alla corretta ricostruzione di carriera dei lavoratori ATA ex enti locali;

se non ritenga utile assumere iniziative per il blocco della riscossione delle somme dovute dai lavoratori in attesa di una risoluzione della questione.
(2-01291)
«Di Giuseppe, Donadi, Zazzera».

Queste elezioni delle RSU nelle scuole cadono in un momento critico e quindi molto importante.

Infatti governo, confindustria e sindacati di regime stanno togliendo sempre più validità ai contratti nazionali per cui l’unica possibilità di reale incremento salariale viene man mano spostata sui contratti aziendali ( nel caso della scuola il contratto d’istituto).

Risulta evidente quindi che una RSU che risponda direttamente alla volontà dei lavoratori è garanzia di sopravvivenza in questo periodo di crisi, non solo per gli incrementi salariali ma anche per il rispetto dei diritti dei lavoratori di fronte a dirigenti scolastici sempre più arroganti.

calendario delle votazioni per il rinnovo delle rappresentanze unitarie del per-sonale dei comparti pubblici

Il nostro sindacato di base risponde direttamente ai lavoratori perché è fatto di lavoratori.

All’ interno del giornale si trova il modulo per presentare la lista e dietro il modulo c’è lo scadenzario delle elezioni.

Possono candidarsi docenti ed ATA assunti a tempo indeterminato ( fino ad un massimo di 4 nelle scuole sotto i 200 dipendenti, 8 sopra).

I supplenti annuali possono sottoscrivere la lista ma non candidarsi.

I candidati possono anche sottoscrivere la lista.

La lista deve essere sottoscritta da almeno il 2% dei dipendenti ma è bene raccogliere più firme possibili.

La lista deve essere presentata alla commissione elettorale dal “presentatore” che autentica le firme di tutti e fa autenticare la propria dal dirigente scolastico.

Il presentatore non può essere un candidato ma deve sottoscrivere la lista.

La normativa generale sulle elezioni si trova nel  Giornale 70 nazionale OPPURE

SCHEDA DI PRECANDIDATURA

MODULISTICA ELEZIONI

Attestato ARAN; Calcolo quorum; Conferimento di incarico di rappr. di lista; Designazione membro di commissione elettorale; Designazione di membro al seggio elettorale; Modulo presentazone di lista; Nota ARAN co calendario; Ricorso 1° istanza; Verbale tipo; Prime istruzioni

COPIA DELLA LISTA CON DATA E PROTOCOLLO DI AVVENUTA PRESENTAZIONE DEVE VENIRE CONSEGNATA O SPEDITA ALLA SEDE NAZIONALE DELL’UNICOBAS: V. Tuscolana, 9 -00182 Roma

(Tel.: 0670302626 – Fax 0662209306 – mail: unicobas.rm@tiscali.it).

I candidati che verranno eletti avranno tutto il nostro appoggio e formazione in orario di servizio.

Carissimi colleghi vi ricordo , chi è iscritto Unicobas Scuola può candidarsi come rappresentante RSU nella propria scuola. Modulo per l’adesione all’Unicobas scuola

Anche la semplice iscrizione è utile ed importante perchè sostiene economicamente il sindacato (noi non abbiamo nessun altro finanziamento che quello degli iscritti) ed inoltre ci rende più rappresentativi e quindi più forti (attualmente la rappresentatività di un sindacato viene “misurata” per legge facendo la media tra voti RSU ed iscritti: per accedere alla trattativa nazionale bisogna superare il 5% di media).

Per maggiori informazioni potete contattarmi ……….

Buon lavoro.

Lo Verso Vincenzo
Responsabile Comitato Nazionale Ata-itp ex enti locali
Segretario Provinciale Cremona Unicobas
Responsabile Nazionale Unicobas Personale ATA Ex EE.LL.
Responsabile Personale ATA Unicobas per la Lombardia
cell. 349/7293449 Email: vincenzoloverso@tiscali.it

INIZIA BENE IL NUOVO ANNO!

27 GENNAIO SCIOPERO GENERALE

E MANIFESTAZIONE NAZIONALE

a Roma Piazza della Repubblica h. 9,30 !

L’UNICOBAS, insieme ad altre sigle del sindacalismo di base ha indetto lo sciopero generale per l’intera giornata del 27 gennaio con grande manifestazione nazionale a Roma. Uno sciopero che si rivolge a tutti i lavoratori del pubblico e del privato e che intende coinvolgere in una manifestazione nazionale che si svolgerà a Roma nella stessa giornata anche i pensionati, i disoccupati, i migranti e tutti coloro che intendono protestare contro le politiche del governo Monti.

Questo governo falsamente definito “tecnico” è in realtà un “governo politico” che rappresenta gli interessi delle banche, della finanza internazionale e dei padroncini nostrani e che, nell’ottica neoliberista, vuole eliminare tutte le conquiste ottenute dai lavoratori e riportarci ai tempi del padrone delle ferriere. Infatti questo governo non solo ha confermato tutti i provvedimenti del suo predecessore Berlusconi ma ha continuato l’assalto intervenendo disastrosamente su pensioni, IVA, casa, servizi, welfare e potere d’acquisto dei salari.

Neanche l’ombra di una patrimoniale che toccasse i grandi capitali e patrimoni, mentre viene riconfermata la spesa per l’acquisto di 29 miliardi di cacciabombardieri F 35 ed elicotteri da combattimento (un importo equivalente a quello della manovra montiana). Quindi sono tutti i lavoratori ad essere colpiti, non solo quelli della scuola, per cui si impone la necessità di uno sciopero generale che sia il più partecipato possibile.

Questo che segue è l’appello che Cib Unicobas – Usb – Orsa – SlaiCobas – – Snater – SiCobas – Usi rivolgono ai lavoratori: Il primo stadio della manovra del governo Monti è compiuto, è stata approvata con il consenso di un’ampia e articolata maggioranza parlamentare, favorevole a far pagare a chi ha sempre pagato il costo di una crisi che ha prodotto e continua a produrre profitti a padroni, banche, speculatori e finanza internazionale.

A questa prima manovra che recepisce in pieno le direttive della BCE e dell’Unione Europea seguirà nei prossimi giorni la seconda fase, centrata sul mercato del lavoro e sulle nuove misure in tema di flessibilità in uscita; si tratta insomma della modifica dell’art.18 e della libertà di licenziare, richiesta a gran voce dalla Confindustria con il consenso non solo della destra, più o meno moderata, ma perfino da settori non marginali del centro sinistra.

È ora di dire NO e di ribellarsi

− Ti riducono il potere d’acquisto ed il valore reale di pensioni e salari, a te che non evadi un euro, ma non fanno nulla per recuperare i 120 miliardi annui di evasione fiscale.

− Ti fanno pagare le tasse sulla prima casa dopo che ti costringono ad acquistarla perché ti sfrattano e perché non ci sono abitazioni in affitto, mentre evitano di introdurre una vera patrimoniale a quel 10% di ricchi che possiedono il 50% della ricchezza del paese.

− Ti aumentano l’IVA, l’Irpef locale, i ticket sanitari e le accise sulla benzina mentre l’inflazione è già al 3,5% ed erode la tua busta paga, mentre la tua pensione, i contratti e il tuo salario sono bloccati, mentre ti licenziano, sei precario, in cassaintegrazione o in mobilità.

− Ti allungano l’età pensionabile e ti costringono a lavorare di più proprio quando sei più stanco e vedevi la linea del “traguardo” e lasciano così tuo figlio e tuo nipote nel dramma della disoccupazione e della precarietà.

− Il nuovo Governo non farà nulla per modificare le controriforme della Scuola e dell’Università prodotte dalla Gelmini, della quale Monti ha addirittura tessuto le lodi.

− Ti prendono in giro dicendoti che sei un privilegiato perché ti è rimasto ancora un salario e qualche diritto sul posto di lavoro, perché non possono licenziarti senza un valido motivo e ti promettono con feroce e inaudita strumentalità che tuo figlio troverà sicuramente un lavoro se permetterai al tuo padrone di poterti licenziare con più facilità.

− Ti dicono che le aziende devono essere aiutate in un momento di crisi come l’attuale e mentre a te aumentano le tasse le riducono alle aziende; così Marchionne, dopo aver deindustrializzato interi territori, esteso l’accordo Pomigliano in tutto il gruppo Fiat e nelle aziende metalmeccaniche collegate, cancellato il contratto nazionale ed impresso una svolta autoritaria nelle relazioni sindacali, riesce anche a portare più soldi e più fabbriche all’estero.

− Ti raccontano che Cgil, Cisl e Uil stanno opponendosi alle manovre del governo Monti e vogliono farti dimenticare che il 28 giugno 2011 hanno sottoscritto un accordo con Confindustria che ha “autorizzato” il governo Berlusconi ad approvare il famigerato art. 8 che distrugge diritti e contratto nazionale.

− Ti chiedono di scioperare solo per qualche ora, per ottenere modifiche marginali alle misure del governo e senza un reale progetto complessivo e alternativo, perché l’obiettivo della Cgil è quello di tornare alla concertazione e quello di Cisl e Uil alla “collaborazione” dell’ex ministro “amico” Sacconi.

− Ti vogliono convincere che questo è un governo tecnico, serio, che è nato per “salvare l’Italia” mentre le misure adottate da Monti sono in perfetta continuità con quelle di Berlusconi e ci porteranno alle stesse condizioni della Grecia.

In effetti siamo passati “dal governo dei cialtroni al governo dei padroni” che rappresenta gli interessi di banche, finanza internazionale, BCE, Fondo Internazionale Monetario e chi più ne ha più ne metta: cioè tutti coloro che in questi anni si sono arricchiti ed hanno speculato sulle tue spalle e sulla tua vita.

− Ti vogliono far credere che la globalizzazione e il “dio mercato” sono soltanto malati ma che, con un po’ di sacrifici – i tuoi – poi tutto tornerà come prima, ma ti nascondono che per decenni questi “mostri ideologici” hanno distrutto vite ed interi popoli in altri continenti ed oggi attaccano il cuore della vecchia Europa per il semplice motivo che è qui che è ancora possibile realizzare profitti innalzando il tasso di sfruttamento del lavoro, comprimendo diritti e democrazia.

Se tutto questo è chiaro e condiviso, non è più possibile stare a guardare o “sperare che io me la cavi”, magari a danno di chi ti è più vicino sul lavoro, di tuo padre e di tua madre che non riescono a godersi qualche anno di giusto riposo dopo aver lavorato per decenni, di tuo figlio e di tua figlia che non trovano lavoro e quando lo trovano è precario e sfruttato più di te.

Bisogna alzare la testa e gridare con forza il nostro dissenso, esprimere giorno dopo giorno la voglia di cambiare, di non dire più sempre si, di opporsi e cercare tutti insieme di costruire un’alternativa sul lavoro e a questa società.

Il 27 gennaio scioperiamo contro tutto questo

Vogliamo scioperare contro il governo Monti che rappresenta gli interessi dell’Europa delle banche e della finanza, perché non vogliamo pagare un debito che non abbiamo contribuito a far crescere, perché è indispensabile costruire un forte movimento sociale e sindacale che parta dai posti di lavoro e si riversi nelle strade e nelle piazze di tutto il paese, perché siamo stanchi di subire e vogliamo riprenderci quello che ci hanno sottratto per decenni.

Il 27 gennaio scendiamo tutti in piazza e dimostriamo che i lavoratori, i pensionati, i precari, i disoccupati, i migranti e gli studenti – uniti e determinati – sono in grado di richiedere ed indicare un forte e concreto cambiamento nella gestione e nel governo del paese in termini sociali, di maggiori diritti e democrazia.

PERSONALE ATA PROVENIENTE DAGLI ENTI LOCALI

Il 13 gennaio il Giudice del Lavoro del Tribunale di Treviso si è espresso sulla questione relativa al riconoscimento dell’anzianità maturata dal personale ATA proveniente dagli Enti Locali disapplicando la legge finanziaria per il 2006, in quanto ha ritenuto che l’art. 1 della Legge n° 266/2005 si ponga in contrasto con il principio dell’equo processo, sancito dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, dichiarata immediatamente operante nell’ordinamento interno in forza del recepimento operato dagli artt. 47 e  52 della “Carta di Nizza”, avente diretta efficacia nell’ordinamento interno per effetto della sua parificazione ai Trattati da parte dell’art. 6, par. 1, del trattato sull’Unione Europea.

Il Tribunale ha infatti accolto la tesi, sostenuta dallo SNALS con il patrocinio dello studio legale degli Avvocati Michele Lella, Nicola Zampieri e Andrea Nalesso, secondo cui l’art. 6 della CEDU. e l’articolo 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione Europea vietano l’adozione da parte del potere legislativo di leggi interpretative per porre rimedio alle azioni giudiziarie intraprese nei propri confronti, poiché i principi dell’indipendenza della magistratura e il principio della parità delle armi (il quale comporta l’obbligo di offrire ad ogni parte una ragionevole possibilità di presentare il suo caso, in condizioni che non comportino un sostanziale svantaggio rispetto alla controparte) non tollerano alcuna ingerenza del potere legislativo sull’amministrazione della giustizia.

Considerato inoltre che l’art. 52 della Carta di Nizza stabilisce che tutti i diritti contemplati dalla CEDU. che trovano corrispondenza in quelli tutelati dalla Carta di Nizza debbono assumere significato e portata uguali a questi ultimi, potendo essere garantita dall’ordinamento dell’Unione solo una protezione più estesa, il dr. Galli del Tribunale di Treviso ha  ritenuto che al principio dell’equo processo previsto dall’art. 47 della Carta di Nizza non possa essere riconosciuta minore valenza dell’analogo principio previsto nell’art. 6 della CEDU.

Il Tribunale ha pertanto sancito che l’interpretazione dell’art. 8 della L. n. 124/99, introdotta dalla legge finanziaria dopo ben 5 anni dal trasferimento del personale, quando la Cassazione aveva già riconosciuto i diritti del personale ata. connessi all’anzianità maturata alle dipendenze degli Enti locali, deve essere disapplicata in quanto finalizzata ad espropriare i lavoratori ata. del loro diritto al mantenimento dell’anzianità maturata, in aperta e ricercata violazione delle garanzie di un equo processo e di  legalità, sancite dall’art. 6 della CEDU. e recepite dall’art. 47 della Carta di Nizza. Come evidenziato dalla Corte europea dei diritti dell’uomo nella sentenza  Agrati del 7 giugno 2011 infatti  il legislatore italiano, con la legge finanziaria per il 2006, si è ingerito nell’amministrazione della giustizia con l’adozione di una legge falsamente interpretativa, per preservare mere esigenze finanziarie dello Stato.

Del resto anche la Grande Sezione della Corte di giustizia dell’Unione Europea il 6 settembre 2011 aveva censurato il comportamento dello stato italiano sotto il profilo della violazione della direttiva del Consiglio 14 febbraio 1977, 77/187/CEE, la quale vieta agli Stati di peggiorare il trattamento retributivo dei propri dipendenti trasferendo il personale senza riconoscere l’anzianità maturata presso l’Amministrazione cedente.

La Corte di Lussemburgo aveva infatti rimarcato che l’assoluta equivalenza tra compiti svolti dal personale Ata degli enti locali e quelli del personale Ata in forza al MIUR. consentiva alla Stato italiano di qualificare l’anzianità maturata presso il cedente da un membro del personale trasferito come equivalente a quella maturata da un membro del personale ATA in possesso del medesimo profilo e alle dipendenze, prima del trasferimento, del Ministero.

Il Tribunale di Treviso, con la sentenza del 13 gennaio, ha pertanto riconosciuto il diritto del personale ATA transito nei ruoli ministeriale al pieno riconoscimento dei diritti discendenti dall’anzianità maturata prima del trasferimento dagli Enti locali.

La sentenza riveste particolare importanza in quanto rappresenta la prima pronuncia che recepisce le citate sentenze della Corte di Strasburgo e della Corte di Lussemburgo dando diretta attuazione ai principi di “parità delle armi”, di  legalità, nonché più in generale ad un “equo processo”, sanciti dall’art. 6 della CEDU., sancendo il divieto dello Stato italiano di intervenire con leggi interpretative nelle cause in cui egli stesso è parte, per porre rimedio alle azioni giudiziarie intraprese con successo nei propri confronti.

sentenza Tribunale di TV del 13gen2012 – ATA ex EELL

Fonte:  Il Segretario Provinciale Prof. Salvatore Auci Snals di Treviso

Comitato Nazionale Ata-itp ex enti locali
Sede in Aversa (Ce)P.za Bernini,41 c/o Palmieri Rita Info:brunacciniantonio@alice.it

Conto corrente postale :  001002441929 Coordinate Ibam :IT 06 F 07601 14900 001002441929

 

Si comunica il saldo cassa del Comitato ATA-ITP ex EELL al

 28 FEBBRAIO 2014  che  è di Euro 5.557,46 .

banco posta

 RESOCONTO FEBBRAIO

saldo1

31 agosto 2013

saldo 22-01-2013

Conto Banco Posta 21 settembre 2012

bancopostaimpresaonline.poste.it – APRILE

Corporate Banking.tif MOVIMENTI

bancopostaimpresaonline.poste.it – lastFortyMovementsBalance


Invito i colleghi che non  hanno ancora dato la loro adesione ad effettuare il versamento a favore dell’associazione Onlus COMITATO NAZIONALE ATA-ITP EX ENTI LOCALI.

Quindi chi non hanno ancora effettuato  il  versamento di farlo al più PRESTO per avere i fondi disponibili al raggiungimento dei nostri obbiettivi

SPESE LIQUIDATE

1301,35  Cappelini manifestazione +fischietti

600,00 Contributo pullman (Vibo Valentia)

269,40 Contributo Spese Avv.Sullam Roma

120,00 Contributo pullman Verona

non vi preoccupate se non trovate il vostro nome appena pronti la faremo analitica con tutti i nominativi dei soci e potrete verificare l’effettuazione se è andato a buon fine.

Dico questo in quanto nonostante abbia fatto il versamento il 27 dicembre non risultava nel rendiconto.
Dopo una ricerca analitica abbiamo trovato copia del bollettino on line.

versamento lo verso

Quindi ho chiesto al Presidente d’effettuare ogni 15/gg una stampa analitica con i nominativi,con la lista dei (soci) colleghi e la loro provenienza.

Invito i colleghi che hanno dato la loro adesione di effettuare il versamento a favore dell’associazione onlus COMITATO NAZIONALE ATA-ITP EX ENTI LOCALI.

Numero di conto corrente postale : 001002441929 COORDINATE IBAN :
IT 06 F 07601 14900 001002441929.

Si ricorda di coinvolgere i colleghi delle proprie scuole e far sapere che esistiamo e di diffondere i nostri blog e il gruppo di facebook in prossimità A INIZIATIVE A BREVE TERMINE….

ss

 

A TUTTO IL PERSONALE ATA-ITP EX ENTI LOCALI DELLA LOMBARDIA

La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo(Sentenza Agrati) lo scorso 7 giugno, (definitiva dal 28 novembre 2011),ha sentenziato che l’applicazione retroattiva della legge di interpretazione autentica, pur legittima in linea di principio, contrasta con l’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che garantisce il diritto a un processo equo. La Corte di Giustizia Europea (Scattolon) ha stigmatizzato il peggioramento delle condizioni retributive dei lavoratori trasferiti  invitando il giudice italiano a verificare se questo fosse avvenuto.

Tutto il personale ATA-ITP provenienti dagli EX ENTI LOCALI, sulla base delle sentenze sopra citate potranno riaprire tutti i casi di giudizio. Lo stato  italiano, ancora una volta, è stato pesantemente bastonato dalle due sentenze europee che sono vincolanti per gli Stati Europei membri, il Governo italiano dovrà trovare una soluzione in tempi brevissimi!

Ci sono voluti i pronunciamenti della corte europea dei diritti dell’uomo e della corte di giustizia dell’Unione Europea ma alla fine, sembra, che la questione degli ATA e ITP si stia avviando verso una conclusione positiva.

Pertanto tutti i colleghi EELL sono  invitati a partecipare all’assemblea Regionale della Lombardia  che si terranno  nei giorni:
a) Il giorno 23 gennaio  a MILANO   presso I.T.C. ” BESTA ” – Aula magna – dalle h.14.00 alle h.17.00  Don G.Calabria 16, 20132 – MILANO  fermata metropolitana  linea verde CIMIANO

b) Il giorno 30 gennaio  a CREMA dalle h. 14,00 alle h.17.00 c/o I.T.C. ” PACIOLI ” – Via delle Grazie, 6 – 26013 Crema (Cremona)

Ordine del giorno: Vertenza ATA/ITP ex Enti Locali dopo sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo .
Interverrà l’avv. Isacco Sullam di Milano per le spiegazioni sul  prosieguo della vertenza e il prof. Paolo Latella Segretario Unicobas Scuola Lombardia.
Crema 11 gennaio 2012

Richiesta locali:Autorizzazioni Assemblee                                        
Comunicazione alle scuole:volantino

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 507 del 26/07/2011

Abbinamenti

Atto 7/00659 abbinato in data 25/10/2011

Firmatari

Primo firmatario: GIAMMANCO GABRIELLA
Gruppo: POPOLO DELLA LIBERTA’
Data firma: 22/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
CECCACCI RUBINO FIORELLA POPOLO DELLA LIBERTA’ 22/07/2011
FONTANA VINCENZO ANTONIO POPOLO DELLA LIBERTA’ 06/09/2011
PELINO PAOLA POPOLO DELLA LIBERTA’ 22/07/2011
BARBIERI EMERENZIO POPOLO DELLA LIBERTA’ 22/07/2011
MARINELLO GIUSEPPE FRANCESCO MARIA POPOLO DELLA LIBERTA’ 22/07/2011
ZAZZERA PIERFELICE ITALIA DEI VALORI 22/07/2011
GOISIS PAOLA LEGA NORD PADANIA 22/07/2011
GIANNI PIPPO POPOLO E TERRITORIO (NOI SUD-LIBERTA’ ED AUTONOMIA, POPOLARI D’ITALIA DOMANI-PID, MOVIMENTO DI RESPONSABILITA’ NAZIONALE-MRN, AZIONE POPOLARE, ALLEANZA DI CENTRO-ADC, LA DISCUSSIONE) 22/07/2011
GHIZZONI MANUELA PARTITO DEMOCRATICO 22/07/2011
CAPITANIO SANTOLINI LUISA UNIONE DI CENTRO PER IL TERZO POLO 22/07/2011
Commissione assegnataria

Commissione: XI COMMISSIONE (LAVORO PUBBLICO E PRIVATO)

Stato iter:

IN CORSO

Partecipanti allo svolgimento/discussione
INTERVENTO PARLAMENTARE 25/10/2011
BOBBA LUIGI PARTITO DEMOCRATICO
ILLUSTRAZIONE 25/10/2011
GIAMMANCO GABRIELLA POPOLO DELLA LIBERTA’
INTERVENTO PARLAMENTARE 25/10/2011
FEDRIGA MASSIMILIANO LEGA NORD PADANIA
Fasi iter:

APPOSIZIONE NUOVE FIRME IL 06/09/2011
DISCUSSIONE CONGIUNTA IL 25/10/2011
DISCUSSIONE IL 25/10/2011
RINVIO AD ALTRA SEDUTA IL 25/10/2011

Atto CameraRisoluzione in Commissione 7-00657

presentata da

GABRIELLA GIAMMANCO
martedì 26 luglio 2011, seduta n.507
La XI Commissione,
premesso che:
l’articolo 8 della legge 3 maggio 1999 n. 124 stabilisce il trasferimento degli ATA (personale ausiliario, tecnico ed amministrativo) e degli ITP (insegnanti tecnico pratici) dai ruoli degli enti locali a quelli dello Stato, attraverso il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza;
il succitato articolo 8 della legge n. 124 del 1999 determina una netta distinzione tra e due figure professionali, per le quali «non può, quindi, essere affermata l’esistenza di quella identità di situazioni giuridiche (…)» (sentenza Corte costituzionale n. 322 del 26 luglio 2005);
il decreto legislativo 16 aprile 1994 n. 297 (Testo unico delle disposizioni legislative in materia di istruzione) esplicita la diversità di funzioni tra il personale docente ITP (articolo 395) ed il personale ATA (articolo 543);
l’accordo sindacati-ARAN del 20 luglio 2000 ha stravolto l’articolo 8 della legge n. 124 del 1999 determinando l’inquadramento del personale trasferito allo Stato non più attraverso il riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza (come stabilito dalla legge) bensì attraverso quanto percepito nell’ente di provenienza, al netto di tutte quelle indennità che negli enti locali contribuivano in massima parte a determinare l’entità dello stipendio stesso;
il suddetto accordo ha determinato l’obbligo della restituzione di ingenti somme di denaro sino ad ora percepite dal personale interessato, penalizzando ulteriormente la situazione economica già difficile di molte famiglie;
lo stesso accordo ARAN, in applicazione dell’articolo 8 della legge n. 124 del 1999 al punto 6, dell’articolo 2 sancisce che: «Agli ITP ed agli assistenti di cattedra appartenenti alle VI qualifica funzionale degli enti locali si applicano gli istituti contrattuali della scuola per quanto attiene alla funzione docente»;
il contenzioso determinatosi dopo l’applicazione dell’accordo ARAN ha visto il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca soccombere di fronte alla quasi totalità delle sentenze dei tribunali, delle corti di appello e alla totalità delle sentenze di tutte le sezioni della Cassazione che hanno smentito l’accordo ARAN ritenuto privo di natura normativa ripristinando così, come previsto dall’articolo 8 della legge n. 124 del 1999, il diritto del personale al riconoscimento ai fini giuridici ed economici dell’anzianità maturata presso l’ente di provenienza;
con la legge finanziaria per il 2006 (articolo 1, comma 218) il Governo dettando un interpretazione «autentica» disconosceva i diritti acquisiti dai lavoratori ex dipendenti enti locali;
le sentenze e le ordinanze emesse dalla Corte costituzionale (che hanno ritenuto legittimo il comma 218 della legge finanziaria per il 2006) sulle ordinanze di rinvio emesse dai tribunali e corti di appello, hanno avuto come unico riferimento il personale ATA di cui al comma 2 dell’articolo 8 della legge n. 124 del 1999 e mai il personale docente ITP di cui al comma 3 (sentenze n. 234 del 2007, n. 311 del 2009 – ordinanze numeri 400 del 2007, 212 del 2008 ed altre);
l’articolo 10 del decreto interministeriale n. 184 del 23 luglio 1999 stabilisce che «gli assistenti di cattedre gli insegnanti tecnico-pratici sono inquadrati in ruolo, per la prosecuzione nelle funzioni già svolte negli istituti di servizio alla data del 25 maggio 1999» e sono rimasti inquadrati nello stesso profilo anche dopo il trasferimento allo Stato con continuità di inquadramento e di funzioni;
il comma 218 dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2006 recita: «il comma 2 dell’articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, si interpreta nel senso che il personale degli enti locali trasferito nei ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) statale è inquadrato nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali dei corrispondenti ruoli statali sulla base del trattamento economico complessivo in godimento all’atto del trasferimento…2 esclude totalmente, dalla sua interpretazione, il personale docente ITP e gli assistenti di cattedra individuato ai sensi del comma 3 che, pertanto mantiene per legge il diritto al riconoscimento giuridico ed economico dell’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza»;
gli ITP transitati dagli enti locali nei ruoli statali erano, alla data del 1 gennaio 2000, 977 unità mentre ad oggi non superano le 700 unità e che tale numero di personale è destinato ad azzerarsi essendo esclusa qualsiasi ipotesi di integrazione dell’attuale organico,

impegna il Governo:

a prevedere le opportune iniziative normative per giungere ad una definitiva soluzione della questione degli ITP che si protrae ormai da molto tempo, al fine di provvedere al riconoscimento totale, ai fini giuridici ed economici, dell’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza dalla data di entrata in vigore della legge 3 maggio 1999, n. 124;
a valutare l’opportunità di predisporre in tempi brevi la sospensione del recupero illegittimo delle somme già corrisposte agli ITP, prima dell’emanazione del comma 218 dell’articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 che rappresenta un onere assolutamente insostenibile per le famiglie coinvolte.
(7-00657)
«Giammanco, Vincenzo Antonio Fontana, Ceccacci Rubino, Pelino, Barbieri, Marinello, Zazzera, Goisis, Gianni, Ghizzoni, Capitanio Santolini».

 

Presentato a seguito dello sciopero e della manifestazione del 18 novembre 2008 DEL PERSONALE SCOLASTICO ATA-ITP EX ENTI LOCALI:
TESTO EMENDAMENTO CONCORDATO CON IL COORDINAMENTO NAZIONALE ATA ED ITP EX ENTI LOCALI E CON L’ITALIA DEI VALORI


Foto della Manifestazione di Martedì 18 novembre 2008 COMUNICATO STAMPA DEL 18 NOVEMBRE 2008:
RIUSCITO LO SCIOPERO DELL’INTERA GIORNATA DEL PERSONALE SCOLASTICO ATA-ITP EX ENTI LOCALI.
UN MIGLIAIO DI MANIFESTANTI DAVANTI A MONTECITORIO IN RAPPRESENTANZA DI TUTTE LE REGIONI ITALIANE.
TERMINATO ALLE 18.00 L’INCONTRO CON I SINDACATI CONFEDERALI E L’ARAN

APCOM – Associated Press – 18 novembre 2008:
Scuola; Conclusa protesta a Montecitorio personale ex enti locali
Da domani lavoratori Unicobas svolgeranno solo mansioni minime


Martedì 18 Novembre 2008 Sciopero del personale proveniente dagli Enti Locali Manifestazione Nazionale in Piazza di Montecitorio - Roma -  ore 10 Su iniziativa del Coordinamento Nazionale Autonomo Lavoratori della Scuola ex Enti Locali:
Martedì 18 Novembre 2008 ore 10
MANIFESTAZIONE NAZIONALE in Piazza di Montecitorio – Roma –
e SCIOPERO Specifico del personale ATA e ITP proveniente dagli Enti Locali
per l’intera giornata di Martedì 18 Novembre 2008

La Legge Era Uguale per Tutti


Roma – 25/3/2008 – si è costituito a Roma il Coordinamento Nazionale Autonomo Lavoratori della Scuola ex Enti Locali:
Il Coordinamento è unitario e autonomo e raccoglie le adesioni di tutti i lavoratori, iscritti o non iscritti ai vari sindacati scuola, con l’obiettivo di sviluppare la mobilitazione per ottenere l’abrogazione del comma 218 e il pieno riconoscimento dei diritti dei lavoratori.
Il sindacato l’AltrascuolA Unicobas garantisce pieno appoggio alle iniziative promosse dal Coordinamento.
Documento del Coordinamento Nazionale Autonomo Lavoratori Scuola ex EE.LL.


La Suprema Corte (Sezione Lavoro Ordinanza n. 22260 del 4 settembre 2008) ha sollevato una nuova questione di legittimità costituzionale dell’art. 1 comma 218 della legge n. 266/2005 ed ha disposto la trasmissione degli atti alla Corte Costituzionale.
La parità delle parti dinanzi al giudice – ha osservato la Cassazione – implica la necessità che il potere legislativo non si intrometta nell’amministrazione della giustizia allo scopo di influire sulla risoluzione di una determinata controversia.
Il comma 218 della legge 266/2005 (inserito dalla relatrice Santanché) venne imposto dal Governo Berlusconi, tramite il voto di fiducia, con lo scopo di definire l’esito del contenzioso in corso in senso vantaggioso per lo Stato-Datore di lavoro (una delle parti in causa), danneggiando così gravemente e ingiustamente i lavoratori (l’altra parta in causa); atto che denota lo stesso disprezzo per la giustizia dimostrato recentemente da Berlusconi nell’imporre per sè stesso l’impunità (lodo Alfano).




Assemblea nazionale – Martedì 25 marzo 2008 alle ore 10
presso la sede nazionale dell’Unicobas in Via Tuscolana 9 a Roma
Riparte la mobilitazione. Per decidere nuovi appuntamenti e nuove forme di lotta.
Per i diritti degli ATA e ITP ex Enti Locali

Comitato ATA e ITP ex EE.LL


E’ uscito Unicobas Notizie Numero 5 – Anno 2007:
ATA EX ENTI LOCALI: SCANDALOSA SENTENZA POLITICA, SERVA DI MONITO A TUTTI
La Corte Costituzionale dice che il comma 218 della Finanziaria di Berlusconi si è limitato a “recepire” l’accordo truffa sottoscritto da CGIL, CISL, UIL e SNALS il 20 luglio 2000 e quindi conserva tutta la sua validità.
Una beffa per i lavoratori, una decisione POLITICA che apparentemente assolve il governo Berlusconi che ha introdotto il comma 218, ma che in realtà assolve tutti i responsabili ossia il precedente e l’attuale governo di centro-sinistra insieme a CGIL, CISL, UIL e SNALS.
Per rompere questa lunga catena di responsabilità, tra le quali spicca in prima linea quella di CGIL, CISL, UIL e SNALS, adesso rimane una sola possibilità: gli iscritti a questi sindacati pretendano, pena la revoca dell’iscrizione, che i loro segretari nazionali tolgano la firma dall’accordo-truffa del 20 luglio 2000 e aprano una vera trattativa su questa vertenza.
L’Unicobas proclama da subito la mobilitazione ad oltranza del personale ATA interessato.


IMPORTANTE SUCCESSO DELL’UNICOBAS NELLA VERTENZA ATA EX ENTI LOCALI!!!
29 settembre 2006:
La Corte d’Appello di Roma – Collegio V – Presidente e relatore la dott.ssa Cataldi ha rigettato l’appello proposto dall’avvocatura dello stato nei confronti di alcuni lavoratori assistiti dai legali dell’Unicobas scuola (avv. Pasqualino Reale e avv. Renato Natalini) e quindi ha confermato la sentenza di 1° grado, favorevole ai lavoratori; la sentenza, in modo molto chiaro, ha dichiarato privo di alcun valore “interpretativo” o “retroattivo” l’infame comma 218 della Legge 23 dicembre 2005, n. 266 (ultima finanziaria del governo Berlusconi), che vergognosamente il governo Prodi ancora non ha provveduto ad abrogare.
Il testo della Sentenza Corte di Appello di Roma n. 6487 del 29 settembre 2006


Vergogna! Il Governo deve abrogare il vergognoso comma 218 della legge finanziaria 2006 ( Legge 23 dicembre 2005, n. 266)!!!
CHE COSA HANNO FATTO DI MALE ATA ED ITP EX ENTI LOCALI PER ESSERE CONDANNATI A PERCEPIRE A VITA UNO STIPENDIO DI CIRCA 900(NOVECENTO) EURO MENSILI?!
Le scuole private vengono finanziate con i soldi rubati agli stipendi di questi 80000 lavoratori della scuola statale!


Comunicato della Segreteria Nazionale Unicobas:
Il problema della penalizzazione del personale ATA, transitato dagli enti locali allo Stato, a partire dal primo gennaio 2000, è ancora irrisolto, a danno di lavoratori che riescono a racimolare in busta paga circa 900 euro al mese!


La spregevole manovra condotta a termine del governo Berlusconi nella finanziaria 2006:
La Storia del Vergognoso Furto perpetrato ai danni dei lavoratori ATA e ITP trasferiti d’autorità dagli Enti locali allo Stato


La Sentenza della Corte di Cassazione del 15 marzo 2005 e la Sentenza della Corte di Cassazione n. 3224 del 25 gennaio 2005

hanno ribadito molto chiaramente che:

  • “l’accordo sindacale 20 luglio 2000 è privo di natura normativa”
  • “al dipendente ATA già in servizio presso gli enti locati, vanno applicati i trattamenti economici e normativi stabiliti dal c.c.n.l, del rapporto scuola, considerandolo come appartenente al detto comparto fin dalla costituzione del rapporto di lavoro con l’ente locale”


L’incredibile storia del famigerato accordo 20 luglio 2000, sottoscritto da CGIL, CISL, UIL, SNALS, che ha causato notevoli danni ai lavoratori ATA provenienti dagli enti locali.


La Finanziaria 2006 deruba i lavoratori ATA e ITP provenienti dagli Enti Locali!!!
Le recenti sentenze della Corte di Cassazione e di numerosi Giudici del Lavoro hanno ormai dichiarato non valido l’accordo siglato da CGIL, CISL, UIL, SNALS il 20/7/2000, che aveva sottratto ai lavoratori l’anzianità giuridica ed economica. Il Governo, che sta perdendo tutte le cause con i lavoratori, inserisce ora nella finanziaria 2006 (comma 218) il testo dell’accordo 20/7/2000 (invalidato dai Giudici), con l’intento di bloccare la retribuzione dei lavoratori che non hanno ancora fatto in tempo a concludere la causa di lavoro. Alla faccia della “certezza del diritto”!!!
VERTENZA ATA DAGLI ENTI LOCALI ALLO STATO
Il furto ai danni dei lavoratori Ata e Itp della scuola provenienti dagli EE.LL. è stato già condannato anche in un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Senato


La spregevole manovra condotta a termine del governo Berlusconi nella finanziaria 2006:
La Storia del Vergognoso Furto perpetrato ai danni dei lavoratori ATA e ITP trasferiti d’autorità dagli Enti locali allo Stato


La Finanziaria 2006 deruba i lavoratori ATA e ITP provenienti dagli Enti Locali!!!
Le recenti sentenze della Corte di Cassazione e di numerosi Giudici del Lavoro hanno ormai dichiarato non valido l’accordo siglato da CGIL, CISL, UIL, SNALS il 20/7/2000, che aveva sottratto ai lavoratori l’anzianità giuridica ed economica. Il Governo, che sta perdendo tutte le cause con i lavoratori, inserisce ora nella finanziaria 2006 (comma 218) il testo dell’accordo 20/7/2000 (invalidato dai Giudici), con l’intento di bloccare la retribuzione dei lavoratori che non hanno ancora fatto in tempo a concludere la causa di lavoro. Alla faccia della “certezza del diritto”!!!
VERTENZA ATA DAGLI ENTI LOCALI ALLO STATO
Il furto ai danni dei lavoratori Ata e Itp della scuola provenienti dagli EE.LL. è stato già condannato anche in un ordine del giorno approvato all’unanimità dal Senato


Importante successo ottenuto dall’Unicobas nella vertenza degli ATA trasferiti dagli Enti Locali allo Stato

Il sindacato l’AltrascuolA Unicobas, assistito dagli avvocati Pasqualino Reale e Renato Natalini, ha chiesto ed ottenuto, per un primo gruppo di 5 lavoratori, il riconoscimento integrale della qualifica e dell’anzianità giuridica ed economica maturata dai lavoratori presso l’Ente locale di provenienza:
Sentenza Tribunale di Civitavecchia del 29 settembre 2005
Dispositivo Sentenza Tribunale di Civitavecchia del 29 settembre 2005


Due importanti sentenze della Corte di Cassazione:
Sentenza della Corte di Cassazione del 15 marzo 2005
Sentenza della Corte di Cassazione n. 3224 del 25 gennaio 2005
hanno ribadito molto chiaramente che:

  • “l’accordo sindacale 20 luglio 2000 è privo di natura normativa”
  • “al dipendente ATA già in servizio presso gli enti locati, vanno applicati i trattamenti economici e normativi stabiliti dal c.c.n.l, del rapporto scuola, considerandolo come appartenente al detto comparto fin dalla costituzione del rapporto di lavoro con l’ente locale”

Nell’ormai tristemente famoso accordo del 20 luglio 2000, CGIL, CISL, UIL, SNALS e ARAN stabilirono che:
“Ai suddetti dipendenti viene attribuita la posizione stipendiale, tra quelle indicate nell’allegata tabella B, d’importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31-12-1999 costituito da stipendio e retribuzione individuale di anzianità”.

Le conseguenze di questa grossolana affermazione, sottoscritta da CGIL, CISL, UIL, SNALS, il 20 Luglio 2000 sono note.
Decine di migliaia di lavoratori ATA si sono visti decurtare pesantemente l’anzianità di servizio e la retribuzione in applicazione dell’accordo del 20 luglio 2000.
CGIL, CISL, UIL, SNALS dissero ai lavoratori indignati che si trattava solo di un primo inquadramento provvisorio e che presto avrebbero sistemato la questione…; infatti… hanno completamente ignorato questo problema in tutti i successivi rinnovi contrattuali (15 marzo 2001, 24 luglio 2003, 22 settembre 2005)……!!!
Dopo qualche tempo (audite, audite!!!) le stesse OO.SS. firmatarie CGIL, CISL, UIL, SNALS, cominciarono a presentare ricorso contro l’accordo che avevano sottoscritto.
Iniziarono anche a dare la colpa al Governo, al Ministero ecc.
Ma i rappresentanti di CGIL, CISL, UIL, SNALS, non hanno letto quello che firmavano???
Chissà, forse erano “distratti”!?!
L’unico guaio è che da qualche anno a questa parte si “distraggono” troppo spesso durante la contrattazione, e, purtroppo, le conseguenze le pagano docenti e ATA!!!
E se non fosse distrazione?!?


Ricorso per il riconoscimento dell’anzianità giuridica ed economica del personale ATA proveniente dagli enti locali


Sentenza del Tribunale di Trani 16 febbraio 2004
Sentenza della CORTE D’APPELLO DI MILANO 11 dicenbre 2003
Sentenza della CORTE D’APPELLO DI PERUGIA 2 ottobre 2003
Sentenza del Tribunale di Alessandria 15 luglio 2003
Sentenza del Tribunale di Tortona 7 luglio 2003
Sentenza del Tribunale di Gela 26 giugno 2003
Sentenza del Tribunale di Lodi 25 giugno 2003
Sentenza del Tribunale di Treviso 15 aprile 2003
Sentenza del Tribunale di Milano 14 aprile 2003
Sentenza del Tribunale di Siena 31 marzo 2003
Sentenza del Tribunale di Milano 5 marzo 2002

che hanno riconosciuto l’anzianità giuridica ed economica al personale transitato dagli Enti Locali allo Stato

PREPARIAMO INSIEME LE PROSSIME ELEZIONI RSU!!!

SCHEDA DI PRECANDIDATURA

MODULISTICA ELEZIONI

Attestato ARAN; Calcolo quorum; Conferimento di incarico di rappr. di lista; Designazione membro di commissione elettorale; Designazione di membro al seggio elettorale; Modulo presentazone di lista; Nota ARAN co calendario; Ricorso 1° istanza; Verbale tipo; Prime istruzioni

manifesto elezioni RSU nella scuola

manifesto elezioni nel Pubblico Impiego

programma elettorale UNIcobas Scuola

Unicobas

 Giornale 70 

Regole e modulistica per la presentazione delle liste RSU alle prossime elezioni

Carissimi colleghi, vi ricordo che chi è iscritto Unicobas Scuola può candidarsi come rappresentante RSU nella propria scuola. Per maggiori informazioni potete contattarmi anche sul cell.3497293449
Segretario Provinciale Unicobas Scuola Cremona
 

I S C R I V I T I!

Perchè conviene iscriversi all’Unicobas scuola

Nell’attuale situazione, sempre più pesante e pericolosa,Tu sei direttamente ed individualmente coinvolta/o e non puoi più stare a guardare: devi scegliere.

Scegli subito l’Unicobas, che oltre a difendere i tuoi interessi ed a darti la possibilità di partecipare appieno alla vita del sindacato (le assemblee degli iscritti e dei delegati nel nostro statuto sono organi aventi potere deliberante) ti offre con l’iscrizione i seguenti servizi e/o vantaggi:

Modulo per l’adesione all’Unicobas scuolaChi si iscrive all’Unicobas Scuola usufruisce gratuitamente ed automaticamente dell’assicurazione professionale. 
Elenco Riferimenti e Sedi dell’Unicobas Scuola

  riceverai gratis a casa i numeri del giornale “Unicobas”;
  avrai consulenza sulla normativa gratis presso le sedi dell’Unicobas

  con l’iscrizione sarai automaticamente coperto da assicurazione professionale per danni prodotti a terzi o da terzi (gite comprese);

Per iscriversi all’Unicobas-scuola basta semplicemente riempire la delega che si trova in questa pagina e consegnarla al delegato di scuola o recapitarla alla sede di via Tuscolana 9 – 00182 Roma (anche per posta).

Anche la semplice iscrizione è utile ed importante perchè sostiene economicamente il sindacato (noi non abbiamo nessun altro finanziamento che quello degli iscritti) ed inoltre ci rende più rappresentativi e quindi più forti (attualmente la rappresentatività di un sindacato viene “misurata” per legge facendo la media tra voti RSU ed iscritti: per accedere alla trattativa nazionale bisogna superare il 5% di media).

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ISCRIVIAMOCI ALL’UNICOBAS

Cari colleghi è ora di scendere in campo,non possiamo più permettere che altri cosiddetti Sindacati Gialli e/o “Rosella” ci tutelino. E da qualche tempo che pensavo d´iscrivermi all´Unicobas ma ero restio a farlo in quanto non volevo schierarmi Sindacalmente con nessuno per avere le mani libere visto che rappresento con il Coordinamento un po´ tutti voi con diverse opinioni Sindacali. Come sapete l´Unicobas ha da sempre appoggiato le nostre iniziative Ata -itp ex enti locali,fin dagli albori,dandoci nella sede romana la sala riunioni e la propria disponibilità indicendo a suo tempo uno Sciopero Nazionale da noi richiesto,senza peraltro chiederci mai nulla in cambio .(tesseramenti o quant’altro). Dopo l´ennesima presa di posizione del Responsabile Nazionale Stefano d´Errico al II° Convegno Scuola- IDV Lodi “Il valore della legalità partendo dalla scuola pubblica” a nostro favore e l´impegno non da meno di Paolo Latella Responsabile lombardo Unicobas nonché Responsabile del settore scuola dell’Italia dei valori mi sembra che sia giunta l´ora di dare fiducia a questo sindacato. Quindi personalmente ho aderito a questo Sindacato tesserandomi e cercherò in tutti i modi di rafforzare sindacalmente presentando nella mia scuola la lista RSU unicobas. Infatti c´è un solo modo per affermare la democrazia diretta nelle scuole in un momento in cui la democrazia nel nostro Paese è messa a dura prova: Presentiamo la lista Unicobas Nei nostri istituti e Candidiamoci alle elezioni Rsu Non pensiamo di non essere in grado di svolgere il ruolo di rappresentante sindacale, il sindacato ci sosterrà e guiderà in tutte le fasi precedenti e successive alle elezioni. Non lasciamo che i soliti sindacati decidano su importanti questioni quali la distribuzione del fondo d´istituto e l´applicazione di norme fondamentali del contratto nazionale (assegnazioni ai plessi,permessi, ferie, orari, limite delle attività aggiuntive, etc.). Potremmo far sentire anche nella nostra scuola la voce dell´Unicobas, che i ladri di democrazia inibiscono se il nostro sindacato non ha RSU elette. Assumendo una posizione paritetica col dirigente, difendiamo noi e i colleghi dai possibili abusi di potere che l´applicazione della nuova normativa del ministro Brunetta sulle sanzioni disciplinari verso docenti e ata può produrre. LE ELEZIONI si svolgeranno nei giorni 5-6-7 marzo 2012 e l´8 febbraio 2012 scadrà il termine per la presentazione delle liste. Ora abbiamo bisogno di più forza per cambiare la politica scolastica, sociale (e sindacale) del Paese.

Quindi invito chi ha a cuore la nostra causa a dare la propria disponibilità ,Iscriviamoci all´Unicobas

Regole e modulistica per la presentazione delle liste RSU alle prossime elezioni:Giornale 70 Unicobas

Al
prof. Francesco Profumo
Ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca
Ai
Sottosegretari del MIUR
sig.ra Elena Ugulini
sig. Marco Rossi Doria
dott. Francesca Basilico
Ai
Dott. Luciano Chiappetta
Dipartimento per l’istruzione
Direttore per il personale scolastico
prof. Giovanni Biondi
Capo dipartimento per la programmazione
e la gestione delle risorse umane,
finanziarie e strumentali
LORO SEDI

Oggetto: Contenzioso MIUR/ex personale Enti Locali transitato con legge 124/99.

In qualità di coordinatore del Comitato ATA-ITP ex Enti Locali e, soprattutto, dopo le note sentenze – Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU, Strasburgo, Sentenza Agrati, Milano) e della Corte di Giustizia Europea del Lussemburgo (Scattolon, Venezia), entrambe definitive e favorevoli ai ricorsi dei lavoratori – è stato deciso, prima di seguire la sola via giudiziaria, d’interpellare le competenti autorità per verificare se esistano degli spazi di mediazione politica e sindacale.
E’ ovvio che, dopo 12 (dodici!) anni di traversie, alti e bassi, sentenze favorevoli e contrarie – iniziando con l’art. 8 della legge 124/99, per passare all’accordo sindacale del Luglio 2000, alle sentenze favorevoli della Corte di Cassazione, al famigerato comma 218 della legge finanziaria per l’anno 2006, poi le due sentenze sfavorevoli della Corte Costituzionale Italiana – oggi, con le due sentenze europee, il percorso giuridico è terminato e i lavoratori sono, comprensibilmente, stanchi di queste manfrine tutte italiane.
Non ci pare il caso, proprio perché questa missiva vuole essere interlocutoria e non nella scia delle sterili contrapposizioni, menzionare la possibilità che lo Stato italiano preferisca non prendere atto delle sentenze, tanto meno assumere un atteggiamento alla Ponzio Pilato – ossia scaricare la responsabilità sui singoli giudici – poiché non rientra nelle mire di questa missiva.
Né, per ora, si menziona la possibilità di una richiesta di danni materiali e morali che sarebbe assai costosa per il bilancio statale: è nostro intendimento creare i presupposti per una decisione congiunta e definitiva, ragionata ed equa, che ponga fine al confronto.
Riteniamo, dunque, che sia necessario adire ad un franco incontro fra le parti, proprio per trovare una soluzione che lasci fuori della porta le vicende giudiziarie: senza dimenticare, però, che i lavoratori attendono giustizia da dodici anni, e la loro pazienza sta per scadere.
Nell’attesa di una vostra cortese risposta

Crema, 5 Gennaio 2012                                                   Per il Comitato ATA-ITP ex Enti Locali
Il Coordinatore
Vincenzo Lo Verso

per scaricare la lettera :Contenzioso Miur ex personale enti locali transitato legge 124 99

PS: per approfondire la oramai “storica” vicenda:

https://comitatonazionaleataitpexentilocali.wordpress.com/la-nostra-storia/

 

 

Il primo stadio della manovra del governo Monti è compiuto, sarà approvata entro Natale, con il consenso di un’ampia e articolata maggioranza parlamentare, favorevole a far pagare a chi ha sempre pagato il costo di una crisi che ha prodotto e continua a produrre profitti a padroni, banche, speculatori e finanza internazionale.

A questa prima manovra che recepisce in pieno le direttive della BCE e dell’Unione Europea seguirà nei prossimi giorni la seconda fase, centrata sul mercato del lavoro e sulle nuove misure in tema di flessibilità in uscita; si tratta insomma della modifica dell’art.18 e della libertà di licenziare,  richiesta a gran voce dalla Confindustria con il consenso non solo della destra, più o meno moderata, ma perfino da settori non marginali del centro sinistra.

È ora di dire NO e di ribellarsi

-        Ti riducono il potere d’acquisto ed il valore reale di pensioni e salari, a te che non evadi un euro, ma non fanno nulla per recuperare i 120 miliardi annui di evasione fiscale.

-        Ti fanno pagare le tasse sulla prima casa dopo che ti costringono ad acquistarla perché ti sfrattano e perché non ci sono abitazioni in affitto, mentre evitano di introdurre una vera patrimoniale a quel 10% di ricchi che possiedono il 50% della ricchezza del paese.

-        Ti aumentano l’IVA, l’Irpef locale, i ticket sanitari e le accise sulla benzina mentre l’inflazione è già al 3,5% ed erode la tua busta paga, mentre la tua pensione, i contratti e il tuo salario sono bloccati, mentre ti licenziano, sei precario, in cassa-integrazione o in mobilità.

-        Ti allungano l’età pensionabile e ti costringono a lavorare di più proprio quando sei più stanco e vedevi la linea del “traguardo” e lasciano così tuo figlio e tuo nipote nel dramma della disoccupazione e della precarietà.

-        Il nuovo Governo non farà nulla per modificare le controriforme della Scuola e dell’Università prodotte dalla Gelmini, della quale Monti ha addirittura tessuto le lodi.

-        Ti prendono in giro dicendoti che sei un privilegiato perché ti è rimasto ancora un salario e qualche diritto sul posto di lavoro, perché non possono licenziarti senza un valido motivo e ti promettono con feroce e inaudita strumentalità che tuo figlio troverà sicuramente un lavoro se permetterai al tuo padrone di poterti licenziare con più facilità.

-        Ti dicono che le aziende devono essere aiutate in un momento di crisi come l’attuale e mentre a te aumentano le tasse le riducono alle aziende; così Marchionne, dopo aver deindustrializzato interi territori, esteso l’accordo Pomigliano in tutto il gruppo Fiat e nelle aziende metalmeccaniche collegate,  cancellato il contratto nazionale ed impresso una svolta autoritaria nelle relazioni sindacali, riesce anche a portare più soldi e più fabbriche all’estero.

-        Ti raccontano che Cgil, Cisl e Uil stanno opponendosi alle manovre del governo Monti e vogliono farti dimenticare che il 28 giugno 2011 hanno sottoscritto un accordo con Confindustria che ha “autorizzato” il governo Berlusconi ad approvare il famigerato art. 8 che distrugge diritti e contratto nazionale.

-        Ti chiedono di scioperare solo per qualche ora, per ottenere modifiche marginali alle misure del governo e senza un reale progetto complessivo e alternativo, perché l’obiettivo della Cgil è quello di tornare alla concertazione e quello di Cisl e Uil alla “collaborazione” dell’ex ministro “amico” Sacconi.

-        Ti vogliono convincere che questo è un governo tecnico, serio, che è nato per “salvare l’Italia” mentre le misure adottate da Monti sono in perfetta continuità con quelle di Berlusconi e ci porteranno alle stesse condizioni della Grecia.

In effetti siamo passati “dal governo dei cialtroni al governo dei padroni” che rappresenta gli interessi di banche, finanza internazionale, BCE, Fondo Internazionale Monetario e chi più ne ha più ne metta: cioè tutti coloro che in questi anni si sono arricchiti ed hanno speculato sulle tue spalle e sulla tua vita.

-        Ti vogliono far credere che la globalizzazione e il “dio mercato” sono soltanto malati ma che, con un po’ di sacrifici – i tuoi – poi tutto tornerà come prima, ma ti nascondono che per decenni questi “mostri ideologici” hanno distrutto vite ed interi popoli in altri continenti ed oggi attaccano il cuore della vecchia Europa per il semplice motivo che è qui che è ancora possibile realizzare profitti innalzando il tasso di sfruttamento del lavoro, comprimendo diritti e democrazia.

Se tutto questo è chiaro e condiviso, non è più possibile stare a guardare o “sperare che io me la cavi”, magari a danno di chi ti è più vicino sul lavoro, di tuo padre e di tua madre che non riescono a godersi qualche anno di giusto riposo dopo aver lavorato per decenni, di tuo figlio e di tua figlia che non trovano lavoro e quando lo trovano è precario e sfruttato più di te.

Bisogna alzare la testa e gridare con forza il nostro dissenso, esprimere giorno dopo giorno la voglia di cambiare, di non dire più sempre si, di opporsi e cercare tutti insieme di costruire un’alternativa sul lavoro e a questa società.

Il 27 gennaio scioperiamo contro tutto questo

 

Vogliamo scioperare contro il governo Monti che rappresenta gli interessi dell’Europa delle banche e della finanza, perché non vogliamo pagare un debito che non abbiamo contribuito a far crescere, perché è indispensabile costruire un forte movimento sociale e sindacale che parta dai posti di lavoro e si riversi nelle strade e nelle piazze di tutto il paese, perché siamo stanchi di subire e vogliamo riprenderci quello che ci hanno sottratto per decenni.

Il 27 gennaio scendiamo tutti in piazza e dimostriamo che i lavoratori, i pensionati, i precari, i disoccupati, i migranti e gli studenti – uniti e determinati – sono in grado di richiedere ed indicare un forte e concreto  cambiamento nella gestione e nel governo del paese in termini sociali, di maggiori diritti e democrazia.

 

Usb – Orsa – SlaiCobas – Cib Unicobas – Snater – SiCobas – Usi

Cari colleghi,questa mattina ho contattato l’avvocato Isacco Sullam e mi ha confermato la Sua presenza  alle assemblee in oggetto.

Quindi i giorni 23 gennaio  dalle h.14.00 alle h.17.00 a Milano

e il 30 Gennaio a Crema dalle h.14.00 alle h.17.00

ci illustrerà il proseguo della nostra Vertenza ATA- ITP eell.

SAREBBE OPPORTUNO FIN D’ORA CHE I COLLEGHI LOMBARDI NON PRENDESSERO IMPEGNI PER TALI DATE E PARTECIPASSERO MASSICCIAMENTE

Al rientro delle festività L’UNICOBAS Romana farà PERVENIRE a tutte le scuole l’assemblea in oggetto.

Si ricorda che tale Assemblea é al di fuori dall’orario di servizio e che il personale interessato che presta servizio nel pomeriggio dovrà NECESSARIAMENTE prendere permesso non retribuito.

a)Il giorno 23 gennaio  a milano itc besta presso l’aula magna dalle 14.00 alle 17.00  don G.Calabria 16, 20132 – MILANO  fermata metro linea verde CIMIANO

b)Il giorno 30 gennaio  a Crema dalle h.14.00 alle h.17.00 c/o itc pacioli Via delle Grazie, 6 – 26013 Crema (Cremona)

Ordine del giorno: Vertenza ATA/ITP ex Enti Locali dopo sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo .

 

Interverrà l’Avv. Isacco Sullam di Milano per darci le spiegazione sul  proseguo della vertenza e il prof. Paolo Latella Responsabile della Lombardia Unicobas


Vincenzo Lo Verso

 


Cari colleghi, nonostante le recenti sentenze della Corte di Giustizia Europea e della C.E.D.U. ( sentenza Scattolon  + altri e la sentenza definitiva AGRATI  + altri ) che riaprono in modo significativo l’opportunità di vedere riconosciuti i nostri diritti ” SCIPPATI ” dai vari Governi e Sindacati, ho rilevato una scarsa partecipazione a sostegno del neo costituito Comitato Nazionale ATA-ITP EX ENTI LOCALI, che si prefigge lo scopo di portare all’attenzione dell’opinione pubblica, dei politici e dei sindacati il nostro problema, che alla luce di quanto sentenziato dall’Europa, dovrà  trovare una soluzione per tutti, inoltre si prevede l’organizzazione di una manifestazione nazionale, che per produrre gli effetti dovuti dovrà essere molto partecipata.
Pertanto invito tutti voi, ad aderire al Comitato ed a provvedere al versamento a favore dell’Associazione di un contributo volontario in base alle proprie possibilità, al fine di mettere l‘ Associazione nelle condizioni economiche di poter affrontare le spese necessarie per l’attuazione delle iniziative sopra indicate.

Atto Costitutivo Associazione ONLUS

Consiglio direttivo

Presidente  Brunaccini  Antonio      brunacciniantonio@alice.it

Vicepresidente Boerio Carlo

Segretario Russo Domenico

Consigliere Palmieri Vincenza Rita

Consigliere  Pragliola Alfredo

Consigliere Castaldi Vito

Consigliere Russo Giuseppe

Collegio revisori dei conti

Brusciano Olimpia,Esposito Francesco,Perfetto Giovanni

Mi pare del tutto superfluo, precisarvi che l’associazione non ha scopo di lucro.

Vi comunico il numero di conto corrente:

Numero di conto corrente postale : 001002441929

COORDINATE IBAN :

IT 06 F 07601 14900 001002441929

AL FINE DI FRUIRE DI UN CONTINUO AGGIORNAMENTO SULL’EVOLVERSI DELLA QUESTIONE COLLEGARSI AI SEGUENTI LINK:

http://angolo-ata.blogspot.com

https://comitatonazionaleataitpexentilocali.wordpress.com/

https://www.facebook.com/groups/ataitpexentilocali/

LINK PER SCARICARE

DOMANDA RICOSTRUZIONE DI CARRIERA

Al DIRIGENTE SCOLASTICO – SEDE

AL MINISTERO ISTRUZIONE UNIVERSITA’ RICERCA - Racc. r.r.
Viale Trastevere, 76/a – 00153 ROMA

ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI – Racc. r.r.
Palazzo Chigi – Piazza Colonna, 370  – 00187  ROMA

Il/La sottoscritto/a …………………………………………..,

nato/a …………………………. il ………………………..

in servizio presso codesta Istituzione Scolastica con la qualifica di ……………………………., transitato/a dai ruoli del personale del/della Provincia/Comune di ………………………… ai ruoli del personale del Ministero dell’Istruzione con decorrenza giuridica ed economica dall’1/1/2000, ai sensi dell’art. 8 della L. 124/99,

VISTI i decreti individuali con i quali è stato disposto l’inquadramento economico e giuridico del/della sottoscritta, in base all’Accordo sindacale del 20/7/2000, recepito dal D.M. 5/4/2001 e dell’art. 1, c. 218, Legge 266/2005,

VISTE le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (AGRATI e altri/ITALIA, del 7 giugno 2011, definitiva dal 28 novembre 2011) e della Corte di Giustizia dell’Unione Europea (SCATTOLON/MIUR del 6 settembre 2011),

C H I E D E

a codesta Dirigenza e alle Autorità in epigrafe che venga emesso il provvedimento di ricostruzione della carriera, secondo le disposizioni di legge e contrattuali e le posizioni stipendiali del CCNL Comparto Scuola, con decorrenza 01/01/2000, con il riconoscimento ai fini giuridici ed economici di tutti i servizi prestati di ruolo e non di ruolo presso l’Ente Locale di provenienza fino al 31/12/99 e presso il MIUR dall’1/1/2000 in avanti, durante tutto il proprio rapporto di lavoro alle dipendenze della P.A.

C H I E D E

il pagamento di tutte le differenze retributive maturate dall’1/1/2000 in avanti.

S I   R I S E R V A

ogni più opportuna azione di tutela dei propri diritti economici e giuridici nonché per il risarcimento dei danni patiti a causa della violazione, da parte dello Stato Italiano, delle norme stabilite dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla normativa comunitaria, come stabilito dalle due sentenze sopra citate.

Senza recesso dalle eventuali controversie in corso in punto: esatta applicazione della legge 124/1999.

Data_____________________

Egregio Signor Lo Verso,
le allego la domanda di ricostruzione della carriera da pubblicare nel sito Angolo Ata.

Serve a tutti gli ATA ex EE.LL., che abbiano un vantaggio dal riconoscimento dell’anzianità effettiva: sia quelli che non hanno fatto causa; sia quelli che hanno tuttora la causa pendente; sia quelli che hanno avuto una sentenza definitiva negativa.

Non serve agli ATA (pochi) che sono stati favoriti dalla “temporizzazione” e a quelli (pochi) che hanno avuto una sentenza FAVOREVOLE passata in giudicato.

La lettera va spedita per raccomandata con ricevuta di ritorno al MIUR e alla presidenza del Consiglio dei Ministri AL PIU’ PRESTO e comunque non oltre il 31/12/2011.

LA DEVE SPEDIRE ANCHE IL PERSONALE CHE E’ ANDATO IN PENSIONE, ai fini della futura rivalutazione dell’assegno pensionistico sulla base dell’anzianità effettiva.

Ciò detto, Le comunico altresì quanto segue:

a) il fatto che la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo abbia rigettato il reclamo dello Stato Italiano avverso la Sentenza Agrati e che questa sia divenuta definitiva è senz’altro importante e positivo; ma la strada da fare è ancora molto lunga per gli ATA che hanno ancora cause in corso avanti i Tribunali. le Corti d’Appello o la Cassazione. Infatti saranno i giudici italiani, in particolare la Cassazione, a dover decidere come applicare i principi di diritto stabiliti dalla sentenza Agrati e vi è la possibilità che la questione venga rinviata per la terza volta alla Corte Costituzionale. Dobbiamo aspettarci delle non gradite sorprese.

b) per gli ATA che hanno subito una sentenza negativa passata in giudicato, dovrà essere studiata una eventuale azione di risarcimento dei danni per omessa applicazione della normativa comunitaria. La questione non è semplice, per diverse ragioni non esclusa quella del lungo tempo trascorso;

c) paradossalmente il personale ATA che non ha proposto alcun ricorso o non ha avuto sentenza di primo grado, per abbandono ed estinzione della causa, si trova nella possibilità di agire in giudizio grazie alle due sentenze favorevoli delle Corti europee.

Come Le avevo detto, ho conferito anche con l’avv. Nicola Zampieri di Schio, il valoroso collega che ha sostenuto la causa Scattolon, e siamo entrambi disponibili a studiare come tutelare i diritti degli ATA che hanno “perso” le cause a seguito del “famigerato” comma 218.

In ogni caso, rimango sempre convinto del fatto che gli ATA debbano organizzarsi collettivamente, perché l’azione diretta dei lavoratori è decisiva.

La prego di pubblicare anche la presente mail sul blog “Angolo Ata”.

SULLAM2Cordiali saluti, avv. Isacco Sullam

Egregio Signor Lo Verso,

Le comunico che la Grande Chambre della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, in data 28 novembre 2011, ha respinto il reclamo proposto dallo Stato lo scorso 7 settembre.


La sentenza Agrati + altri è così diventata esecutiva e la causa prosegue per la determinazione dell’equo indennizzo.

La prego di voler comunicare la buona notizia attraverso il blog e come d’accordo Le farò avere ulteriori comunicazioni, a seguito del nostro recente incontro, anche alla luce della definitività della sentenza Agrati.

Cordiali saluti.

Avv. Isacco Sullam

Il 12.10.2011 e il  9.11.2011 sono state depositate le sentenze n. 20980 – n. 23344/2011 della Corte di Cassazione con le quale vengono recepiti i principi stabiliti dalle corti europee e si dà indicazioni ai tribunali di 1° e 2 ° di tenere conto di questi principi nel formulare le sentenze riguardanti i ricorsi degli ATA ed ITP ex dipendenti degli enti locali, transitati a forza tra i dipendenti statali, senza che fosse loro riconosciuta l’anzianità di servizio pregressa.

cassazione 12 ottobre ex enti locali

Corte di Cassazione 9 NOV 2011

Corte di Cassazione – Sentenza n. 23344/2011 Novembre 9, 2011 ·

 Riconoscimento dell’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza Corte di Cassazione Sez. Lavoro – Sent. del 09.11.2011, n. 23344 Svolgimento del processo 1. A. M. fa parte – insieme con moltissimi altri suoi colleghi – del personale non docente della scuola, indicalo con l’acronimo ATA (amministrativo, tecnico ed ausiliario) già dipendente dagli enti locali e che a decorrere dal 1° gennaio 2000 è stato trasferito nei ruoli del personale dello Stato-Comparto Scuola. 2. Il M. convenne in giudizio il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca (d’ora in poi: MIUR) e l’Ufficio scolastico regionale delle Marche chiedendo il riconoscimento integrale dell’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza. Il Tribunale di Urbino respinse la domanda. 3. Il M. impugnò la sentenza e la Corte d’appello di Ancona accolse l’appello. 4. Il MIUR propone ricorso per cassazione avverso la suddetta sentenza della Corte d’appello chiedendo a questa Corte di applicare la sopravvenuta norma interpretativa dell’art. 1, comma 218, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (finanziaria del 2006) e conseguentemente di cassare l’impugnata sentenza. 5. Il M. svolge attività difensiva in questa sede.

Motivi della decisione 6. La questione oggetto della controversia concerne il trattamento giuridico ed economico del personale ATA trasferito dagli enti locali al MIUR in base all’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124. 7. Tale norma, dopo aver premesso, al primo comma, che il personale ATA degli istituti e scuole statali di ogni ordine e grado passa a carico dello Stato, prevede, nel secondo comma, che: «Il personale di ruolo di cui al comma 1, dipendente degli enti locali, in servizio nelle istituzioni scolastiche statali alla data di entrata in vigore della presente legge, è trasferito nei ruoli del personale ATA statale ed è inquadrato nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali corrispondenti per lo svolgimento dei compiti propri dei predetti profili. Relativamente a qualifiche e profili che non trovino corrispondenza nei ruoli del personale ATA statale è consentita l’opzione per l’ente di appartenenza, da esercitare comunque entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. A detto personale vengono riconosciuti ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturala presso l’ente locale di provenienza nonché il mantenimento della sede in fase di prima applicazione in presenza della relativa disponibilità del posto». 8. La disposizione fu oggetto di un vasto contenzioso concernente, specificamente. l’applicazione che della stessa venne data dal decreto del Ministro della Pubblica Istruzione del 5 aprile 2001, che “recepì” raccordo stipulato tra l’ARAN e i rappresentanti delle organizzazioni sindacali in data 20 luglio 2000. 9. Con tale accordo l’ARAN e le associazioni sindacali avevano dato applicazione all’art. 8 della legge n. 124 del 1999 stabilendo, quanto al regime contrattuale, che, pur nella prosecuzione ininterrotta del relativo rapporto di lavoro, cessava di applicarsi a decorrere dall’1 gennaio 2000 il c.c.n.l. 1° aprile 1999 del Comparto Regioni-Autonomie locali e dalla stessa data si applicava il c.c.n.l. 26 maggio 1999 del Comparto Scuola. 10. L’art. 3 dell’accordo disciplinò l’inquadramento professionale e retributivo, nei seguenti termini: i dipendenti trasferiti «sono inquadrati nella progressione economica per posizioni stipendiali delle corrispondenti qualifiche professionali del comparto scuola, indicate nell’allegata tabella B, con le seguenti modalità. Ai suddetti dipendenti viene attribuita la posizione stipendiale, tra quelle indicate nell’allegata tabella B, d’importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999 costituito da stipendio e retribuzione individuale di anzianità. «L’eventuale differenza tra l’importo della posizione stipendiale di inquadramento e il trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999, come sopra indicato, è corrisposta ad personam e considerata utile, previa temporizzazione, ai fini del conseguimento della successiva posizione stipendiale. Al personale destinatario del presente accordo è corrisposta l’indennità integrativa speciale nell’importo in godimento al 31 dicembre 1999, se più elevato di quella della corrispondente qualifica del comparto scuola». 11. Le controversie giudiziarie
riguardarono in particolare la possibilità di incidere, su di una norma di rango legislativo, da parte di un accordo sindacale poi recepito in un decreto ministeriale. La giurisprudenza sì orientò in senso negativo, sebbene con percorsi argomentativi diversi (vedi: Cass. 27 settembre 2005. n. 18829). 12. Intervenne il legislatore, dettando una disposizione, il comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (finanziaria 2007) sopra citata che recepì a sua volta i contenuti dell’accordo sindacale e del decreto ministeriale, stabilendo che il comma 2 dell’art. 8 della legge n. 124 del 1999 “si interpreta nel senso che il personale ATA degli enti locali trasferito nei ruoli dello Stato «è inquadrato, nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali dei corrispondenti ruoli statali, sulla base del trattamento economico complessivo in godimento all’atto del trasferimento, con l’attribuzione della posizione stipendiale di importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999 costituito dallo stipendio, dalla retribuzione individuale di anzianità nonché da eventuali indennità, ove spettanti, previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro del comparto degli enti locali, vigenti alla data dell’inquadramento. L’eventuale differenza tra l’importo della posizione stipendiale di inquadramento e il trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999, come sopra indicato, viene corrisposta ad personam e considerata utile, previa temporizzazione, ai fini del conseguimento della successiva posizione stipendiale. E fatta salva l’esecuzione dei giudicati formatisi alla data di entrata in vigore della presente legge». 13. Come è evidente, il comma 218 dell’art. 1 della suindicata legge finanziaria ha riprodotto, quanto all’inquadramento ed al relativo trattamento retributivo, le clausole dell’accordo sindacale del luglio 2000 già riprese dal decreto ministeriale dell’aprile 2001. 14. È fondata la tesi, proposta dal ricorrente Ministero, che assegna efficacia retroattiva alla disposizione introdotta dalla legge finanziaria 2006 e sostiene, quindi, la sua applicabilità ai processi già in corso.I5. Il legislatore, come si è visto, usa l’espressione “il comma 2 dell’art. 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, si interpreta nel senso che” indica la volontà di far retroagire la norma dettata dal comma 218, come concordememnte hanno affermato la Corte Costituzionale e questa Corte di cassazione. Da ultimo le Sezioni Unite hanno qualificato la disposizione tra “le norme di sanatoria con efficacia retroattiva”, perché il legislatore, emanandola, ha elevato a dato regolamentare o amministrativo di carattere generale (il decreto ministeriale che aveva a sua volta recepito l’accordo collettivo ARAN – sindacati del 2000) giudicato dalla giurisprudenza inidoneo a derogare una norma di legge. Elevato il livello del contenuto normativo del decreto ministeriale, trascrivendolo in una norma di rango primario, è venuto meno con efficacia retroattiva il vizio dell’atto. “Si è trattato – precisano le Sezioni Unite – di una sanatoria ex lege del contenuto precettivo del decreto ministeriale 5 aprile 2001, ciò che, in linea di principio era consentito fare al legislatore, avendo la giurisprudenza costituzionale da tempo ammesso le leggi di sanatoria pur assogettandone la sostanziale retroattività a scrutinio di legittimità sulla base del parametro della ragionevolezza”. (Così : Cass. Sez. Unite 8 agosto 2011, n. 17076 richiamando Corte Corte cost. n. 234 del 2007).

16. Le questioni di legittimità costituzionale riguardanti la suddetta norma introdotta dalla legge finanziaria sollevate da vari giudici – compresa questa Corte di cassazione, che, con ordinanza n. 22260 del 2008 prospettò la violazione dell’art. 117 primo comma Cost., in relazione all’art. 6 CEDU, relativamente al problema dell’ingerenza legislativa in controversie giudiziarie in corso – sono state tutte respinte dalla Corte Costituzionale con una pluralità di pronunzie: la sentenza 234 del 2007, le ordinanze n. 400 del 2007 e n. 212 del 2008, nonché la sentenza n. 311 del 2009.

17. Pertanto, dopo tali pronunce del Giudice delle leggi, i ricorsi proposti dai dipendenti che assumevano il carattere non retroattivo della norma di interpretazione contenuta nell’art. 1. comma 218. della legge n. 266 del 2005 sono stati respinti da questa Corte con numerose sentenze (vedi, per tutte: Cass., 9 novembre 2010, n. 22751).

18. Questo approdo è stato nuovamente messo in discussione dai successivi sviluppi della vicenda sul piano della giurisprudenza europea.

19. Sono, infatti, intervenute sul tema sia la Corte europea dei diritti dell’uomo, sia la Corte di giustizia dell’Unione europea.

20. La Corte europea dei diritti dell’uomo si è espressa con una decisione (sentenza 7 giugno 2011. Agrali ed altri c. Italia) non ancora definitiva, perché è oggetto di richiesta di rinvio della causa alla Grande Camera, presentata dallo Stato italiano, ai sensi dell’art. 43 della CEDU.

21. La Corte di giustizia dell’Unione europea (Grande Sezione) si è espressa, con lasentenza 6 settembre 2011 (procedimento C-I08/10). sulla domanda di pronuncia pregiudiziale – proposta ai sensi
delladirettiva del Consiglio 14 febbraio 1977, 77/187 CEE, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di stabilimenti.

22. Il Tribunale di Venezia aveva sottoposto alla Corte quattro questioni pregiudiziali.

23. La prima questione consisteva, in sintesi, nello stabilire se il fenomeno successorio disciplinato dall’art. 8 della legge 124 del 1999, possa costituire un “trasferimento d’impresa” ai sensi della normativa dell’Unione relativa al mantenimento dei diritti dei lavoratori.

24. La soluzione della Corte UE è affermativa, nei seguenti termini: «La riassunzione, da parte di una pubblica autorità di uno Stato membro, del personale dipendente di un’altra pubblica autorità, addetto alla fornitura, presso le scuole, di servizi ausiliari comprendenti, in particolare, compiti di custodia e assistenza amministrativa, costituisce un trasferimento di impresa ai sensi della direttiva del Consiglio 14 febbraio 1977, 77/187/CEE, concernente il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di stabilimenti, quando detto personale è costituito da un complesso strutturato di impiegati tutelali in qualità di lavoratori in forza dell’ordinamento giuridico nazionale di detto Stato membro» (vedi punto 1 dei dispositivo e punto 66 della motivazione).

25. Con la seconda e la terza questione si chiedeva alla Corte di stabilire: a) se la continuità del rapporto di cui all’art. 3 n. 1 della direttiva 77/1987 (trasfusa unitamente alla direttiva 98/50 nella direttiva 2001/23) deve essere interpretata nel senso di una quantificazione dei trattamenti economici collegati presso il cessionario all’anzianità di servizio che tenga conto di tutti gli anni effettuati dal personale trasferito, anche di quelli svolti alle dipendenze del cedente (seconda questione); b) se il suddetto art. 3 della menzionata direttiva debba essere interpretato nel senso che tra i diritti del lavoratore che si trasferiscono al concessionario rientrano anche posizioni di vantaggio conseguite dal lavoratore presso il cedente quale l’anzianità di servizio se a questa risultano collegati nella contrattazione collettiva vigente presso il cessionario, diritti di carattere economico (terza questione).

26. Con riferimento a tali due questioni il dispositivo della decisione è il seguente: «quando un trasferimento ai sensi della direttiva 77/187 porta all’applicazione immediata, ai lavoratori trasferiti, del contratto collettivo vigente presso il cessionario e inoltre le condizioni retributive previste da questo contratto sono collegate segnatamente all’attività lavorativa, l’art. 3 di detta direttiva osta a che i lavoratori trasferiti subiscano, rispetto alla loro posizione immediatamente precedente al trasferimento, un peggioramento retributivo sostanziale per il mancato riconoscimento dell’anzianità da loro maturata presso il cedente, equivalente a quella maturata da altri lavoratori alle dipendenze del cessionario, all’atto della determinazione della loro posizione retributiva di partenza presso quest’ultimo. E compito del giudice del rinvio esaminare se, all’atto del trasferimento in questione nella causa principale, si sia verificato un siffatto peggioramento retributivo».

27. Dal complesso dei suindicati principi si desume, quindi, che la Corte UE ha chiamato il giudice nazionale ad accertare se, a causa del mancato riconoscimento integrale della anzianità maturata presso l’ente cedente, il lavoratore trasferito abbia subito un “peggioramento retributivo sostanziale”.

28. In motivazione la Corte rileva che, una volta inquadrato nel concetto di trasferimento d’azienda e quindi assoggettato alla direttiva 77/187 al trasferimento degli ATA si applica non solo il n. 1 dell’art. 3 della direttiva, ma anche il n. 2, disposizione che riguarda segnatamente l’ipotesi in cui l’applicazione del contratto in vigore presso il cedente venga abbandonata a favore di quello in vigore presso il cessionario (come nel caso in esame, v. supra, accordo del 20 luglio 2000). Il cessionario ha diritto di applicare sin dalla data del trasferimento le condizioni di lavoro previste dal contralto collettivo per lui vigente, ivi comprese quelle concernenti la retribuzione (punto n. 74 della sentenza). Ciò premesso, la Corte sottolinea che gli Stati dell’Unione, pur con un margine di elasticità, devono attenersi allo “scopo della direttiva”, consistente «nell’impedire che i lavoratori coinvolti in un trasferimento siano collocati in una posizione meno favorevole per il solo fatto del trasferimento» (n. 75, il concetto è ribadito al n. 77 in cui si precisa che la direttiva «ha il solo scopo di evitare che determinati lavoratori siano collocati, per il solo fatto del trasferimento verso un altro datore di lavoro, in una posizione sfavorevole rispetto a quella di cui godevano precedentemente»).

29. Quindi, nella definizione delle singole controversie è necessario stabilire se, in concreto, si è in presenza di condizioni meno favorevoli. A tal fine, il giudice nazionale (nella attuale controversia, il giudice del rinvio) deve osservare i seguenti criteri: I) Quanto ai soggetti
la cui posizione va comparata, il confronto è con le condizioni immediatamente antecedenti al trasferimento dello stesso lavoratore trasferito (così il n. 75 e al 77 si precisa «posizione sfavorevole rispetto a quella di cui godevano prima del trasferimento». Idem nn. 82 e 83). Al contrario, non ostano eventuali disparità con i lavoratori che all’atto del trasferimento erano già in servizio presso il cessionario (n. 77). II) Quanto alle modalità, si deve trattare di “peggioramento retributivo sostanziale” (così il dispositivo) ed il confronto tra le condizioni deve essere “globale” (n. 76: «condizioni globalmente meno favorevoli»; n. 82: «posizione globalmente sfavorevole»), quindi non limitato allo specifico istituto, ma considerando eventuali trattamenti più favorevoli su altri profili nonché eventuali effetti negativi sul trattamento di fine rapporto e sulla posizione previdenziale. III) Quanto al momento da prendere in considerazione, il confronto deve essere fatto “all’atto del trasferimento” (n. 82 e 84. oltre che nel dispositivo: «all’atto della determinazione della loro posizione retributiva di partenza»).

30. La quarta ed ultima questione posta dal Tribunale di Venezia atteneva alla conformità della disciplina italiana e specificamente del comma 218 dell’articolo 1 della legge finanziaria 2006 all’art. 6 n. 2 TUE in combinato disposto con gli artt. 6 CEDU e 46, 47 e 52. n. 3. della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000, come recepiti nel Trattato di Lisbona. La Corte, dando atto della sentenza emessa il 7 giugno 2011 dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, ha statuito che: «vista la risposta data alla seconda ed alla terza questione, non c’è più bisogno di esaminare se la normativa nazionale in oggetto, quale applicata alla ricorrente nella causa principale, violi i principi» di cui alle norme suindicate (vedi- punti 27 e 84 della sentenza).

31. La sentenza della Corte di giustizia UE incide sul presente giudizio. In base agli artt. 11 e 117, primo comma, della Costituzione, il giudice nazionale e, prima ancora, l’amministrazione, hanno il potere-dovere di dare immediata applicazione alle norme della UE provviste di effetto diretto, con i soli limiti derivanti dai principi fondamentali dell’assetto costituzionale dello Stato ovvero dei diritti inalienabili della persona, nel cui ambito resta ferma la possibilità del controllo di costituzionalità (vedi, per tutte. Corte Cost. sentenze n. 183 del 1073 e n. 170 del 1984: ordinanza n. 536 del 1995 nonché, da ultimo, sentenze n. 284 del 2007, n. 227 del 2010, n. 288 del 2010, n. 80 del 2011). L’obbligo di applicazione è stato riconosciuto anche nei confronti delle sentenze interpretative della Corte di giustizia (emanate in via pregiudiziale o a seguito di procedura di infrazione) ove riguardino norme UE direttamente applicabili (vedi Corte Cost. sentenze n. 113 del 1985, n. 389 del 1989 e n. 168 del 1991, nonché sull’onere di interpretazione conforme al diritto UE, tra le tante: Corte cost. sentenze n. 28 del 2010 e n. 190 del 2000.

32. Il caso in esame deve quindi essere deciso in consonanza con la citata sentenza della Corte di giustizia dell’Unione europea. Ciò comporta che il ricorso deve essere accolto eppure per ragioni diverse da quelle addotte dal MIUR, perché la violazione del complesso normativo costituito dagli artt. 8 della legge n. 124/199 e comma 218, della legge n. 266 del 2005 (cui fa riferimento il ricorrente) deve essere verificata sulla base dei principi enunciati della Corte di giustizia UE, nei termini dianzi indicati (vedi, spec. punto 29 della presente sentenza).

33. La sentenza impugnata deve, pertanto, essere cassata con rinvio ad altro Giudice, il quale, applicando i suindicati criteri di comparazione, dovrà decidere la controversia nel merito, verificando la sussistenza, o meno, di un peggioramento retributivo sostanziale all’atto del trasferimento. Il Giudice del rinvio provvedere anche sulle spese del giudizio. P.Q.M. Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di cassazione, alla Corte d’appello di Ancona, in diversa composizione.

Depositata in Cancelleria il 09.11.2011

SECONDA SEZIONE
CASO DI AGRATI E ALTRI c. ITALIA
(Ricorsi n. 43549/08, 6107/09 e 5087/09)
SENTENZA
(nel merito)
STRASBURGO
7 giugno 2011
Questa sentenza diventerà definitiva alle condizioni di cui all’articolo 44 § 2 della Convenzione.
Può essere sottoposta a revisione editoriale.
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MASSIMA:
“Se, in linea di principio, il legislatore può regolamentare in materia civile, mediante nuove disposizioni retroattive, i diritti derivanti da leggi già vigenti, il principio della preminenza del diritto e la nozione di equo processo sancito dall’articolo 6 ostano, salvo che per ragioni imperative di interesse generale, all’ingerenza del legislatore nell’amministrazione della giustizia allo scopo di influenzare la risoluzione di una controversia (sentenza Raffinerie greche Stran e Stratis Andreadis, cit., § 49, serie A n. 301-B; Zielinski e Pradal & Gonzales e altri cit., § 57). (…) L’esigenza della parità delle armi comporta l’obbligo di offrire ad ogni parte una ragionevole possibilità di presentare il suo caso, in condizioni che non comportino un sostanziale svantaggio rispetto alla controparte (v., in particolare, causa Dombo Beheer BV c. Paesi Bassi, dal 27 ottobre, 1993, § 33, Serie A, No. 274, e Raffinerie greche Stran e Stratis Andreadis, § 46).
Secondo la (…) giurisprudenza, un ricorrente può addurre la violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 solo nella misura in cui le decisioni che contesta sono relative alla sua “proprietà” ai sensi della presente disposizione. La nozione di “proprietà” può concernere sia i “beni esistenti” che i valori patrimoniali, ivi compresi, in determinati casi ben definiti, i crediti. Affinché un credito possa considerarsi un “valore patrimoniale”, ricadente nell’ambito di applicazione dell’articolo 1 del Protocollo 1, è necessario che il titolare del credito lo dimostri in relazione al diritto interno, per esempio, sulla base di una consolidata giurisprudenza dei tribunali nazionali. Una volta dimostrato, può entrare in gioco il concetto di “legittimo affidamento” (Maurice c. Francia [GC], n. 11810/03, § 63, CEDU 2005-IX).
Grazie ad una conoscenza diretta della società e dei suoi bisogni, le autorità nazionali sono in via di principio in una posizione migliore rispetto al giudice internazionale per determinare ciò che rientra nel concetto di “pubblica utilità”. Nel sistema di tutela istituito dalla Convenzione, la autorità nazionali devono quindi decidere per prime se esiste un interesse generale che giustifica la privazione della proprietà. Di conseguenza, esse dispongono di un certo margine di apprezzamento.
La decisione di adottare una legislazione restrittiva della proprietà di solito comporta valutazioni di ordine politico, economico e sociale. Considerando normale che il legislatore disponga di un’ampia libertà di condurre una politica economica e sociale, la Corte deve rispettare il modo in cui egli concepisce gli imperativi di “pubblica utilità” a meno che la sua decisione sia manifestamente priva di ragionevole fondamento (Presse Compania Naviera SA e altri c. Belgio, 20 novembre 1995, § 37, Serie A, n. 332, e Broniowski c. Polonia [GC], n. 31443/96, § 149, CEDU 2004-V). In linea generale, il solo interesse economico non giustifica l’intervento di una legge retroattiva di convalida (di misure restrittive della proprietà)”.
2
Nel caso Agrati e altri c. Italia,
La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo (seconda sezione), riunita in una camera composta da:
Françoise Tulkens, presidente,
Danutė Jočienė,
David Thor Björgvinsson,
Dragoljub Popović,
Andras Sajo,
Isil Karakas,
Guido Raimondi, giudici,
e Stanley Naismith, cancelliere di sezione,
Dopo aver deliberato in camera il 17 maggio 2011,
Rende la seguente decisione, adottata nella presente data:
PROCEDURA
1. All’origine della questione vi sono tre ricorsi (n. 43549/08, 6107/09 e 5087/09) contro la Repubblica italiana con cui alcuni cittadini italiani (“i ricorrenti”) hanno adito la Corte rispettivamente il 15 luglio 2008, il 17 dicembre 2008 e il 13 gennaio 2009, ai sensi dell’articolo 34 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (“la Convenzione”).
2. I ricorrenti sono rappresentati e difesi dal Sig. I. Sullam, avvocato a Milano. Il Governo italiano (“Governo”) è rappresentato e difeso dall’avvocato generale, la Sig.ra E. Spatafora, e dall’ex co-agente, il M. N. Lettieri.
3. Il 22 ottobre 2009, il Presidente della seconda sezione ha deciso di comunicare il ricorso al Governo. Come previsto dall’ articolo 29 § 1 della Convenzione, si è deciso che la Camera avrebbe deliberato allo stesso tempo sull’ammissibilità e sul merito.
IN FATTO
I. LE CIRCOSTANZE DEL CASO
Ricorso n. 43549/08
4. I ricorrenti, Antonella Agrati e 120 altre persone (elenco allegato), sono cittadini italiani residenti in Italia.
5. I fatti, come indicati dalle parti, possono essere riassunti nel modo seguente.
6. Originariamente, i ricorrenti erano dipendenti della Provincia di Milano ed esercitavano le funzioni di assistenti amministrativi, collaboratori, assistenti tecnici e responsabili amministrativi nelle scuole (“Personale ATA”). Avevano diritto ad uno stipendio di base integrato da indennità accessorie.
7. Dopo il trasferimento del personale dal servizio pubblico locale al servizio pubblico statale di cui alla legge n. 124 del 3 maggio 1999, i ricorrenti venivano assunti dal 31 dicembre 1999 nel Ministero della Pubblica Istruzione. I dipendenti del detto ministero, che svolgevano le stesse funzioni dei ricorrenti, avevano diritto ad uno stipendio di base progressivo in base all’anzianità di servizio.
8. Ai sensi dell’articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999, l’anzianità di servizio ottenuta dai ricorrenti presso l’ente locale di provenienza era riconosciuta a tutti gli effetti giuridici ed economici. Tuttavia, il Ministero, senza prendere in considerazione l’anzianità acquisita dai dipendenti al servizio degli enti locali fino al 31 dicembre 1999 e quindi senza calcolare il
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trattamento economico sulla base di tale anzianità, come previsto dal contratto collettivo nazionale della Scuola, attribuiva ai ricorrenti un’anzianità fittizia trasformando la retribuzione percepita presso gli enti locali, alla data del 31 dicembre 1999, in anni di anzianità. Inoltre per trasformare la retribuzione di base in anni di anzianità fittizia, il Ministero aveva eliminato dall’ultimo libro paga dei ricorrenti tutte le componenti accessorie dello stipendio guadagnate in maniera stabile fino al 31 dicembre 1999.
9. Il 26 giugno 2001 i ricorrenti adivano il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, al fine di ottenere il riconoscimento giuridico ed economico dell’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza e il pagamento della differenza di retribuzione a partire dal 1 gennaio 2000. Essi affermavano di aver ricevuto una retribuzione non corrispondente all’anzianità e pertanto nettamente inferiore a quello dei funzionari che erano sempre stati alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione.
10. Con sentenza del 5 marzo 2002, il Giudice del lavoro di Milano accoglieva il ricorso dei ricorrenti e condannava il Ministero a riconoscere l’anzianità maturata presso l’ente locale.
11. Il Ministero proponeva appello avverso la sentenza.
12. Con sentenza del 9 febbraio 2004, la Corte di Appello confermava la decisione in primo grado secondo cui il Ministero aveva violato l’articolo 8 della legge n. 124 del 1999. Tale decisione era conforme alla giurisprudenza stabilita in numerose sentenze della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato.
13. Il 12 agosto 2004, il Ministero proponeva ricorso in cassazione. La prima udienza veniva fissata dopo tre anni, precisamente il 23 Ottobre 2007.
14. Nel frattempo veniva approvata la legge n. 266 del 2005, vale a dire la legge finanziaria per il 2006. L’articolo 1 della legge era intitolata “interpretazione autentica dell’articolo 8 della legge n. 124 del 1999″ e prevedeva che il personale ATA doveva essere integrato nelle tabelle della nuova amministrazione sulla base del trattamento salariale globale all’atto del trasferimento.
15. Con sentenza del 22 febbraio 2008, la Corte di cassazione, in vista della nuova legge, accoglieva il ricorso del Ministero e rigettava il controricorso dei ricorrenti.
16. Pertanto, i ricorrenti erano costretti a restituire al Governo le somme che avevano ricevuto in esecuzione delle sentenze. Perdevano altresì il riconoscimento delle anzianità maturate presso l’ente locale di provenienza. Il loro stipendio risultava così inferiore a quello di altri membri del personale ATA che avevano ottenuto decisione favorevole passata in giudicato prima dell’entrata in vigore della nuova legge.
Ricorso n ° 6107/09
17. I ricorrenti, Antonio Cioffi, Giovanna Francesca Cioffi, Luigina Cioffi, Luciana Molinari, Paolo Rossi e Renato Zonca sono cittadini italiani residenti a Bolzano Novarese.
18. Originariamente, i ricorrenti erano dipendenti della Provincia di Novara ed esercitavano le funzioni di assistenti amministrativi, collaboratori, assistenti tecnici e responsabili amministrativi nelle scuole (personale ATA). Percepivano uno stipendio di base integrato da indennità accessorie.
19. Il 28 febbraio 2003, i ricorrenti adivano il Tribunale di Verbania, Sezione Lavoro, per ottenere il riconoscimento giuridico ed economico dell’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza e il pagamento della differenza di retribuzione a partire dal 1 gennaio 2000. Essi affermavano di aver ricevuto una retribuzione non corrispondente all’anzianità maturata e, pertanto, nettamente inferiore a quella dei funzionari che erano sempre stati alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione.
20. Con diverse sentenze del 19 giugno 2003, il Giudice del lavoro respingeva il ricorso dei ricorrenti perché, sulla base di un accordo tra l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN) e le organizzazioni sindacali, si applicava una deroga all’articolo 8 della legge n. 124 del 1999. I ricorrenti impugnavano tali sentenze, perché non conformi alla giurisprudenza della Suprema Corte secondo la quale non si poteva derogare all’articolo 8 della legge n. 124 del 1999.
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21. Con diverse sentenze del 25 gennaio 2005 e del 28 aprile 2005, la Corte d’Appello di Torino confermava la decisione in primo grado.
22. Nel 2005, i ricorrenti presentavano ricorso in cassazione. La prima udienza veniva fissata dopo due anni, il 23 ottobre 2007.
23. Con sentenza del 22 febbraio 2008, la Corte di Cassazione, in vista della nuova legge, respingeva il ricorso.
Ricorso n ° 5087/09
24. La ricorrente, Angela Carlucci, è una cittadino italiana, nata nel 1947 e residente a Casarile (Milano).
25. Originariamente, la ricorrente era impiegata alla Provincia di Milano e svolgeva la funzione di collaboratrice nelle scuole, facendo così parte del “personale ATA”. Percepiva uno stipendio base integrato da indennità accessorie.
26. Il 21 marzo 2003 la ricorrente adiva il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, al fine di ottenere il riconoscimento giuridico ed economico dell’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza e, di conseguenza, il pagamento della differenza di retribuzione a partire dal 1 gennaio 2000. Sosteneva di percepire uno stipendio non corrispondente all’anzianità maturata e nettamente inferiore a quello dei funzionari che erano sempre stati alle dipendenze del Ministero della Pubblica Istruzione.
27. Con sentenza del 10 febbraio 2004, il Giudice del lavoro di Milano accoglieva il ricorso e condannava il Ministero a riconoscere l’anzianità maturata dalla ricorrente presso l’ente locale.
28. Il Ministero proponeva appello avverso la sentenza. Con sentenza del 17 maggio 2005, la Corte d’Appello confermava la sentenza in primo grado per il fatto che il Ministero aveva violato l’articolo 8 della legge n. 124 del 1999. Questa decisione era conforme alla giurisprudenza stabilita da numerose sentenze della Corte di Cassazione e del Consiglio di Stato.
29. Il 17 maggio 2006 il Ministero proponeva ricorso in cassazione. La prima udienza veniva fissata dopo due anni, precisamente il 17 gennaio 2008.
30. Con sentenza del 14 luglio 2008, la Corte di Cassazione, in vista della nuova legge, accoglieva il ricorso del Ministero e respingeva il controricorso della ricorrente.
II. DIRITTO E PRASSI INTERNI PERTINENTI IN MATERIA
31. Fino al 31 dicembre 1999 una parte del personale tecnico e ausiliario (abbr. personale ATA) e degli insegnanti tecnico-pratici delle scuole italiane dipendevano dal Ministero della Pubblica Istruzione, che li retribuiva direttamente sulla base del contratto collettivo nazionale, mentre un’altra parte era pagata e dipendeva dal contratto collettivo delle regioni autonome, comuni e province.
32. La legge n. 124 del 3 maggio 1999 prevede all’articolo 8, comma 2, che “Il personale di ruolo di cui al comma 1, dipendente dagli enti locali, in servizio nelle istituzioni scolastiche statali alla data di entrata in vigore della presente legge, è trasferito nei ruoli del personale ATA. (…) A detto personale vengono riconosciuti ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza.”
33. Il 20 luglio 2000, l’Agenzia per la Rappresentanza Negoziale delle Pubbliche Amministrazioni (ARAN) concludeva un accordo con i sindacati per derogare al principio di conservazione dell’anzianità. Tale accordo veniva successivamente cristallizzato in un decreto ministeriale del 5 aprile 2001.
34. Con note del 27 febbraio 2003 e del 12 settembre 2003 inviate al Tribunale di Milano, l’ARAN negava che tale atto potesse costituire un accordo collettivo e precisava che intendeva derogare al principio di conservazione dell’anzianità.
35. La legge n. 266 del 2005, Legge Finanziaria 2006, prevede nel suo articolo 1 che: “il comma 2 dell’articolo 8 della legge del 3 maggio 1999 (n. 124) deve essere interpretato nel senso che il personale degli enti locali trasferito nell’effettivo del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario
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(ATA) dipendente dagli enti locali, in servizio nelle istituzioni scolastiche statali alla data di entrata in vigore della presente legge, è trasferito nei ruoli del personale ATA statale ed è inquadrato nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali corrispondenti per lo svolgimento dei compiti propri dei predetti profili, sulla base del trattamento economico (…)”.
Nel sistema giuridico italiano, le leggi di interpretazione autentica hanno effetto retroattivo, nel senso che l’interpretazione che forniscono è considerata come parte integrante delle disposizioni interpretate dopo la loro entrata in vigore.
36. L’articolo 2112 del codice civile dispone che il rapporto di lavoro continua con l’eventuale cessionario ed che il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano.
La giurisprudenza della Corte di Cassazione prima dell’approvazione della Legge 266 del 2005
37. Prima dell’entrata in vigore della legge in questione, la giurisprudenza in materia civile aveva annullato l’accordo tra l’ARAN e i sindacati perché incompatibile con il principio dell’incorporazione nel rango ministeriale del personale ATA sulla base dell’anzianità di cui all’articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999.
38. Nel 2005, la Corte di Cassazione aveva respinto tutti i ricorsi da parte del Ministero, con quindici sentenze che confermavano l’incorporazione nel rango ministeriale dei dipendenti pubblici sulla base dell’anzianità maturata all’atto del trasferimento (Cassazione, Sezione Lavoro, sentenze n. 4722 del 4 marzo 2005, n. 18652-18657 del 23 settembre 2005, n. 18829 del 27 settembre 2005).
39. Il Consiglio di Stato si era pronunciato nella stessa direzione, nelle sentenze n. 4142/2003 del 6 luglio 2005 e n. 5371 del 6 dicembre 2006.
Le sentenze della Corte costituzionale
40. La Corte Costituzionale italiana, nella sentenza 234 del 2007, aveva dichiarato conforme alla Costituzione la Legge Finanziaria 2006, perché, sulla base del sistema giuridico italiano, il legislatore può approvare anche leggi interpretative incompatibili con il testo della legge da interpretare: la disposizione di cui all’articolo 8, comma 2 della Legge n. 124 del 1999 rappresentava una deroga a questo principio generale; deroga nei confronti della quale la Legge Finanziaria 2006 proponeva il ripristino della regola generale. La Corte Costituzionale aveva altresì dichiarato che la legge n. 266 del 2005 non creava una disparità di trattamento tra i dipendenti pubblici che avevano ottenuto una sentenza definitiva favorevole e quelli coinvolti in processi ancora pendenti.
41. Il 3 giugno 2008, la Sezione Lavoro della Suprema Corte invitava la Corte Costituzionale a rivedere la sua posizione alla luce dell’articolo 6 § 1 della Convenzione.
42. Con sentenza del 26 novembre 2009 (n. 311), la Corte Costituzionale respingeva il rinvio operato dalla Corte di Cassazione. Dichiarava che il divieto di ingerenza legislativa, nelle cause pendenti di cui lo Stato era parte, non era assoluto; ribadiva che anche la Corte europea non aveva voluto imporre al legislatore nazionale un divieto assoluto di ingerenza, poiché in diverse sentenze (vedi Niedenthal-Forrer c. Germania, n. 47316/99, 20 febbraio 2003, National & Provincial Building Society e Yorkshire Building Society c. Regno Unito, 23 ottobre 1997, Raccolta delle sentenze e decisioni 1997-VII; OGIS-Institut Stanislas, OGEC Saint Pie X et Blanche de Castille e altri c. Francia, 42219/98 e 54563/00 27 maggio 2004), non aveva ritenuto in contrasto con l’articolo 6 della Convenzione l’intervento retroattivo dei legislatori interni. La legittimità di tali interventi era stata riconosciuta, in particolare, alla luce di alcune circostanze storiche, come nel caso della riunificazione tedesca. Per quanto riguarda la ratio della nuova legge, la Corte Costituzionale ricordava la necessità di armonizzare il sistema di retribuzione del personale ATA a prescindere dalla provenienza dei dipendenti. Inoltre, la Corte Costituzionale faceva riferimento all’esigenza di correggere il difetto tecnico della legge precedente, che prevedeva la possibilità di lasciare la questione alla autonomia delle parti e al potere regolamentare.
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La giurisprudenza della Corte di Cassazione, dopo l’adozione della legge n. 266 del 2005
43. Dopo l’entrata in vigore della legge in questione, la Corte di Cassazione annullava tutte le sentenze favorevoli ai dipendenti ATA, e respingeva tutti i ricorsi contro il Ministero.
IN DIRITTO
I. SULL’ESAME CONGIUNTO DEI RICORSI
44. Tenuto conto della somiglianza dei ricorsi sia sui fatti che sulla questione giuridica, la Corte ritiene necessario riunirli e decidere congiuntamente in una sola sentenza.
II. SULLA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 6 § 1 DELLA CONVENZIONE
45. I ricorrenti lamentano che l’azione legislativa, in pendenza della procedura giudiziaria, abbia violato il loro diritto a un giusto processo. Essi indicano che la giurisprudenza aveva già riconosciuto agli ex dipendenti degli enti locali il diritto al riconoscimento, a tutti gli effetti giuridici ed economici, dell’anzianità ivi maturata. Senza un intervento legislativo, potevano quindi avere un legittimo affidamento, quasi una certezza, di ottenere equa soddisfazione. I ricorrenti ritengono che il solo interesse economico della Pubblica Amministrazione, di per sé non sufficiente a sostanziare un imperativo di carattere generale, aveva motivato l’intervento legislativo in questione.
Essi denunciano una violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione, che recita:
“Ogni persona ha diritto a che la sua causa sia esaminata equamente (…) da un tribunale (…), il quale deciderà (…) delle controversie sui suoi diritti e doveri di carattere civile (…)”
A. Sull’ammissibilità
46. La Corte rileva che tale ricorso non è manifestamente infondato ai sensi dell’articolo 35 § 3 della Convenzione. Osserva inoltre che, poiché non emerge alcun vizio di procedura, il ricorso deve essere dichiarato ammissibile.
B. Sul merito
1. Argomenti delle parti
47. A titolo preliminare, i ricorrenti contestano l’affermazione del Governo secondo cui, negli enti locali locali, l’anzianità non avrebbe alcuna ripercussione sul piano economico. A questo proposito, i ricorrenti ricordano che l’articolo 5 del contratto degli enti locali del 31 marzo 1999 prevede che l’esperienza maturata dal personale, una volta dedotta l’anzianità di servizio, è un momento determinante ai fini del progresso economico all’interno delle aree di classificazione. Pertanto, il trattamento retributivo presso gli enti locali è determinato sia dall’anzianità maturata che dagli altri elementi accessori, mentre nel contratto nazionale per i dipendenti della scuola il trattamento retributivo all’interno di ciascun settore dipende unicamente dall’anzianità.
48. I ricorrenti sostengono che, a seguito del trasferimento, hanno avuto un trattamento economico globale inferiore a quello percepito prima del trasferimento, in quanto hanno perso tutti gli elementi accessori della retribuzione. Inoltre, contrariamente a quanto sostenuto dal Governo, i ricorrenti non potevano opporsi al trasferimento a servizio dello Stato, come riconosciuto dalla Corte di Cassazione nella sentenza del 7 Marzo 2007 .
49. I ricorrenti ribadiscono di aver perso ogni aumento contrattuale e ogni indennità accessoria dello stipendio previsti solo nei contratti degli enti locali (vale a dire l’indennità di qualificazione
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professionale, l’indennità dei buoni pasto, l’indennità di mobilità, l’indennità di rischio, indennità di disponibilità, il premio di presenza, ecc…).
50. Essi ricordano che la Suprema Corte ha sottolineato ufficialmente, con una giurisprudenza chiara e consolidata, che “la legge inequivocabilmente accorda al trasferimento l’effetto del riconoscimento di anzianità”. A tal proposito, si afferma che il ruolo di un organo giurisdizionale supremo è esattamente quello di risolvere questo genere di contraddizioni (Zielinski e Pradal e Gonzalez e altri c. Francia [GC], n. 24846/94 e 34165/96 a 34173/96, § 59 , CEDU 1999-VII).
51. Secondo i ricorrenti, non vi era alcun motivo imperativo di ordine generale per giustificare l’ingerenza nella risoluzione della controversia giudiziaria. Essi lamentano la violazione dell’articolo 6 § 1 in quanto lo Stato ha violato il principio della parità delle armi promulgando una legge retroattiva al fine di influenzare l’esito dei procedimenti giudiziari avanzati contro di lui dal personale ATA. Lo Stato avrebbe inoltre violato l’autonomia della funzione giudiziaria riservata alla Corte di Cassazione, interferendo nell’amministrazione della giustizia (Zielinski e Pradal e Gonzalez e a., citata, § § 58-59).
Secondo i ricorrenti, il Governo avrebbe violato il principio della parità delle armi tra le due parti (Vezon c. Francia, n. 66018/01, § § 31-35, 18 aprile 2006). A tal proposito, sottolineano che la legge n. 266 del 2005 è entrata in vigore quasi sei anni dopo la decisione di trasferire il personale e quando il trasferimento era già stato pienamente realizzato da oltre cinque anni e la Corte di Cassazione aveva già eliminato ogni possibile incertezza di interpretazione. Inoltre, la norma d’interpretazione era già stata inserita nella Legge Finanziaria.
52. Il Governo respinge l’argomento dei ricorrenti. Afferma che a seguito del trasferimento, i ricorrenti hanno continuato a svolgere le stesse funzioni con lo stesso stipendio e che tutte le anzianità maturate sono state riconosciute ai fini del pensionamento. L’unica differenza, secondo il Governo, è che l’anzianità maturata durante il servizio presso l’ente locale non poteva comportare un aumento retributivo del trattamento economico che i ricorrenti percepivano all’atto del trasferimento, data l’applicabilità in quel momento delle norme sul trattamento economico progressivo nei rapporti di lavoro con lo Stato.
53. Inoltre, il Governo afferma che tale interpretazione della legge n. 124 del 1999 era stata confermata da un accordo tra l’agenzia (ARAN) e le organizzazioni sindacali dei lavoratori e poi avallata dal decreto ministeriale del 5 aprile 2001.
54. Il Governo sostiene che, poiché le controversia si erano moltiplicate in tutto il territorio, il legislatore era intervenuto con una legge interpretativa per colmare il vuoto giuridico che si era creato, data la difficoltà per gli accordi collettivi e il potere regolamentare di risolvere la questione, e per evitare aumenti ingiustificati degli stipendi e una disparità di trattamento tra i dipendenti. Secondo il Governo non si poteva parlare di reformatio in peius della posizione dei ricorrenti.
55. A questo proposito, il Governo ricorda in grandi linee la giurisprudenza della Corte in materia di interventi legislativi. Richiama le seguenti sentenze: Raffinerie greche Stran e Stratis Andreadis c. Grecia, 9 dicembre 1994, serie A n. 301-B; National & Provincial Building Society, Leeds Permanent Building Society e Yorkshire Building Society c. Regno Unito, precitata; Zielinski e Pradal e Gonzalez e a., precitata; Forrer-Niedenthal c. Germania, precitata; OGIS-Institut Stanislas e altri c. Francia, citata).
56. Nel caso di specie, secondo il Governo, i ricorrenti non avevano ottenuto una sentenza definitiva ed esecutiva. Inoltre, essi avevano cercato di approfittarsi di un vuoto giuridico, tenuto conto della mancanza di contratti collettivi e di regolamenti per disciplinare la materia. L’azione legislativa era quindi perfettamente prevedibile e rispondeva ad un’evidente ragione imperativa di ordine generale (OGIS-Institut Stanislas e altri c. Francia, citata). Secondo il Governo, la situazione era pari a quella del legislatore nel caso Building Societies c. Regno Unito, cit: in questo caso, l’azione legislativa ha impedito la creazione di situazioni discriminatorie all’interno del personale ATA. Pertanto sussisteva una valida ragione di interesse pubblico ai sensi della giurisprudenza della Corte.
57. Infine, il Governo ricorda che la Corte Costituzionale italiana aveva dichiarato che l’azione legislativa non era contraria alla Costituzione italiana né alla Convenzione.
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2. Giudizio della Corte
58. La Corte ribadisce che se, in linea di principio, il legislatore può regolamentare in materia civile, mediante nuove disposizioni retroattive, i diritti derivanti da leggi già vigenti, il principio della preminenza del diritto e la nozione di equo processo sancito dall’articolo 6 ostano, salvo che per ragioni imperative di interesse generale, all’ingerenza del legislatore nell’amministrazione della giustizia allo scopo di influenzare la risoluzione di una controversia (sentenza Raffinerie greche Stran e Stratis Andreadis, cit., § 49, serie A n. 301-B; Zielinski e Pradal & Gonzales e altri cit., § 57). La Corte ricorda inoltre che l’esigenza della parità delle armi comporta l’obbligo di offrire ad ogni parte una ragionevole possibilità di presentare il suo caso, in condizioni che non comportino un sostanziale svantaggio rispetto alla controparte (v., in particolare, causa Dombo Beheer BV c. Paesi Bassi, dal 27 ottobre, 1993, § 33, Serie A, No. 274, e Raffinerie greche Stran e Stratis Andreadis, § 46).
59. In questo caso, la Corte osserva che l’articolo 1 della Legge Finanziaria 2006 ha comportato un’interpretazione autentica dell’articolo 8 della legge n. 124 del 1999 e previsto che il personale ATA dovrebbe essere integrato nelle tabelle della nuova amministrazione sulla base del trattamento salariale globale all’atto del trasferimento. Essa rileva, inoltre, che le suddette leggi d’interpretazione autentica sono retroattive, nel senso che l’interpretazione che forniscono è considerata parte integrante delle disposizioni interpretate dopo la loro entrata in vigore.
60. Nel caso di specie, l’articolo 1 della Legge Finanziaria 2006, che esclude dal suo campo di applicazione solo le sentenze passate in giudicato, fissa definitivamente la risoluzione della controversia sottoposta all’esame della magistratura e ciò in maniera retroattiva. È chiaro che le azioni proposte da tutti i ricorrenti davanti ai tribunali nazionali erano pendenti al momento della sua entrata in vigore.
61. Di conseguenza, l’adozione della Legge Finanziaria 2006 stabilisce il merito della causa e rende inutile la prosecuzione del processo.
62. Per quanto riguarda le “ragioni imperative di interesse generale” evocate dal Governo e ribadite dalla Corte Costituzionale nella sentenza del 26 novembre 2009, esse risulterebbero dalla necessità di porre rimedio a un difetto tecnico della legge originaria e di prevenire la creazione di situazioni discriminatorie tra i dipendenti provenienti dallo Stato e quelli provenienti dagli enti locali. Per quanto riguarda la decisione della Corte Costituzionale, la Corte ricorda che non basterebbe a stabilire la conformità della legge n. 266 del 2005 con le disposizioni della Convenzione (Zielinski e Pradal e Gonzalez e a., citata, § 59 ).
63. La Corte nota inoltre che, dopo un periodo di cinque anni, il legislatore ha adottato una disposizione di interpretazione autentica diversa dalla disposizione da interpretare e in contrasto con la giurisprudenza della Corte di Cassazione. Non è quindi convinta dagli argomenti del Governo secondo cui c’era una lacuna normativa da colmare.
64. La Corte ritiene, infatti, che l’obiettivo indicato dal Governo, ossia la necessità di riempire un vuoto giuridico e di eliminare le disparità di trattamento tra i dipendenti, mirava in realtà a preservare solo l’interesse economico dello Stato, riducendo il numero delle cause pendenti dinanzi ai giudici italiani.
65. Nessuno degli argomenti presentati dal Governo ha, quindi, convinto la Corte sulla legittimità e proporzionalità dell’ingerenza legislativa. Considerato quanto sopra esposto, l’intervento legislativo impugnato, che regolamentava definitivamente, ex tunc, il merito della controversia tra i ricorrenti e lo Stato davanti al giudice nazionale, non era giustificato da ragioni imperative di interesse pubblico generale.
66. Di conseguenza, la Corte riscontra la violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione.
II. SULLA VIOLAZIONE DELL’ARTICOLO 1 DEL PROTOCOLLO N. 1 DELLA CONVENZIONE
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67. I ricorrenti ritengono che la retroattività dell’articolo 1 della legge finanziaria per il 2006 li abbia privati dei loro beni nella misura in cui questa disposizione ha messo fine in maniera definitiva alla controversia con l’amministrazione. Essi invocano l’articolo 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione che recita come segue:
“Ogni persona fisica o giuridica ha diritto al rispetto dei suoi beni. Nessuno può essere privato della sua proprietà se non per causa di utilità pubblica e nelle condizioni previste dalla legge e dai principi generali del diritto internazionale.
Le disposizioni Precedenti non portano pregiudizio al diritto degli Stati di mettere in vigore le leggi da essi ritenute necessarie per disciplinare l’uso dei beni in modo conforme all’interesse generale o per assicurare il pagamento delle imposte o di altri contributi o delle ammende.”
A. Sull’ammissibilità
68. La Corte reputa questa parte del ricorso non manifestamente infondata ai sensi dell’articolo 35 § 3 della Convenzione e non contrastante con alcun altro motivo di inammissibilità. Pertanto il ricorso deve essere dichiarato ammissibile.
B. Sul merito
1. Argomenti delle parti
69. I ricorrenti sostengono che, al momento della presentazione del ricorso prima dell’approvazione della legge in questione, nutrivano un legittimo affidamento di ottenere una decisione loro favorevole sulla base di una nutrita giurisprudenza interna.
70. I ricorrenti lamentano il carattere sproporzionato della misura contestata e la violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1.
71. Il Governo intende addurre che, al momento dell’approvazione della Legge Finanziaria 2006, i ricorrenti non erano titolari di un credito certo ed esigibile nei confronti dello Stato, poiché nessuna decisione definitiva era ancora stata adottata nel processo pendente. Il Governo richiama i casi Gonzalez Fernandez-Molina e altri c. Spagna [(dec.), n. 64359/01, CEDU 2002-IX] e Raffinerie greche Stran e Stratis Andreadis c. Grecia (9 dicembre 1994, serie A n. 301-B) e conclude che i ricorrenti non erano titolari di un diritto di proprietà ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n. 1.
72. Il Governo sostiene che l’ingerenza legislativa nell’amministrazione della giustizia era giustificata da “ragioni imperative di interesse pubblico”. Contrariamente a quanto affermato dai ricorrenti, ritiene che l’obiettivo del legislatore non era quello di svantaggiare l’esito del processo pendente, ma di intervenire per colmare una lacuna normativa, e sottolinea che questo motivo era stato chiaramente affermato dalla Corte Costituzione, nella sentenza del 26 novembre 2009. Tale obiettivo rappresenterebbe, nel caso di specie, una “ragione imperativa di interesse generale”.
2. Giudizio della Corte
a) Sull’esistenza di diritto di proprietà, ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n. 1
73. La Corte osserva che le parti hanno opinioni diverse circa la questione di sapere se i ricorrenti disponevano di un diritto di proprietà tutelato dall’articolo 1 del Protocollo n. 1. Si ricorda che, secondo la sua giurisprudenza, un ricorrente può addurre la violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 solo nella misura in cui le decisioni che contesta sono relative alla sua “proprietà” ai sensi della presente disposizione. La nozione di “proprietà” può concernere sia i “beni esistenti” che i valori patrimoniali, ivi compresi, in determinati casi ben definiti, i crediti. Affinché un credito possa considerarsi un “valore patrimoniale”, ricadente nell’ambito di applicazione dell’articolo 1 del Protocollo 1, è necessario che il titolare del credito lo dimostri in relazione al diritto interno, per esempio, sulla base di una consolidata giurisprudenza dei tribunali nazionali. Una volta dimostrato,
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può entrare in gioco il concetto di “legittimo affidamento” (Maurice c. Francia [GC], n. 11810/03, § 63, CEDU 2005-IX).
74. Alla luce della giurisprudenza dei giudici nazionali (§ § 39-40), la Corte ritiene, contrariamente a quanto sostenuto dal Governo, che i ricorrenti fossero titolari, prima dell’intervento della Legge Finanziaria 2006, di un interesse economico che costituiva, se non un diritto di credito nei confronti della controparte, quanto meno un “legittimo affidamento” di ottenere il pagamento degli importi contestati, e che aveva, pertanto, il carattere di “bene” ai sensi della prima frase dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 (v., in particolare Lecarpentier e altri c. Francia, n. 67847/01, § 38, 14 febbraio 2006, e S.A. Dangeville c. Francia, n. 36.677/97, § 48, CEDU 2002-III). L’articolo 1 del Protocollo n. 1 è pertanto applicabile al caso di specie.
b) Sull’esistenza di un’ingerenza
75. La Corte ritiene che la legge in questione, regolamentando in maniera definitiva le controversie, si sostanzi in un’ingerenza nell’esercizio del diritto di proprietà che i ricorrenti potevano rivendicare in virtù della legislazione previgente e della giurisprudenza. Bisogna quindi valutare se l’ingerenza controversa fosse giustificata ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n. 1.
c) Sulla giustificazione dell’ingerenza
i. Principio di legalità
76. È pacifico che l’ingerenza fosse “prevista dalla legge” ai sensi dell’articolo 1 del Protocollo n. 1.
ii. “Per causa di utilità pubblica”
77. Tuttavia, le parti non convengono sulla legittimità di tale ingerenza. La Corte deve decidere se questa perseguisse uno scopo legittimo, vale a dire se esistesse una “causa di pubblica utilità”, ai sensi della seconda frase del primo comma dell’articolo 1 del Protocollo n. 1.
78. La Corte ritiene che, grazie ad una conoscenza diretta della società e dei suoi bisogni, le autorità nazionali sono in via di principio in una posizione migliore rispetto al giudice internazionale per determinare ciò che rientra nel concetto di “pubblica utilità”. Nel sistema di tutela istituito dalla Convenzione, la autorità nazionali devono quindi decidere per prime se esiste un interesse generale che giustifica la privazione della proprietà. Di conseguenza, dispongono di un certo margine di apprezzamento.
79. Inoltre, la nozione di “pubblica utilità” è ampia. In particolare, la decisione di adottare una legislazione restrittiva della proprietà di solito comporta valutazioni di ordine politico, economico e sociale. Considerando normale che il legislatore disponga di un’ampia libertà di condurre una politica economica e sociale, la Corte deve rispettare il modo in cui egli concepisce gli imperativi di “pubblica utilità” a meno che la sua decisione sia manifestamente priva di ragionevole fondamento (Presse Compania Naviera SA e altri c. Belgio, 20 novembre 1995, § 37, Serie A, n. 332, e Broniowski c. Polonia [GC], n. 31443/96, § 149, CEDU 2004-V).
80. Nel caso di specie, la Corte è chiamata a pronunciarsi sulla questione di sapere se l’obiettivo perseguito dall’articolo 1 della Legge Finanziaria 2006 superi il mero interesse economico dello Stato. Si ricorda che, in linea generale, il solo interesse economico non giustifica l’intervento di una legge retroattiva di convalida (v., mutatis mutandis, Zielinski e Pradal e Gonzalez e altri cit., § 59, CEDU 1999-VII).
81. La Corte nutre dei dubbi in merito al fatto che l’interferenza nel pacifico godimento dei propri beni persegua interessi di “pubblica utilità”.
82. In ogni caso, ricorda che detta ingerenza deve trovare un giusto equilibrio tra le esigenze di interesse generale della comunità e le esigenze individuali di tutela dei diritti fondamentali (vedi tra le altre, Sporrong e Lönnroth c. Svezia, 23 settembre 1982, § 69, serie A n. 2) e che deve esistere un
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ragionevole rapporto di proporzionalità tra i mezzi impiegati e lo scopo perseguito dalle misure restrittive della proprietà (Pressos Compania Naviera SA e a., citata, § 38).
83. Nel caso di specie, l’intervento legislativo impugnato ha sicuramente impedito ai ricorrenti di vedersi riconoscere l’anzianità di servizio maturata presso gli enti locali, almeno fino all’adozione dell’articolo 1 della Legge Finanziaria 2006.
84. Secondo la Corte, l’adozione dell’articolo 1 della Legge Finanziaria 2006 ha imposto un “onere eccessivo e anormale” ai ricorrenti e il pregiudizio alla loro proprietà ha rivestito carattere sproporzionato, rompendo il giusto equilibrio tra le esigenze di interesse pubblico e la tutela dei diritti fondamentali individuali (v., mutatis mutandis, Lecarpentier e altri, sopra, § § 48-53).
85. Di conseguenza, vi è stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1.
III. SULL ‘APPLICAZIONE DELL’ ARTICOLO 41 DELLA CONVENZIONE
86. Ai sensi dell’articolo 41 della Convenzione,
” Se la Corte dichiara che vi è stata violazione della Convenzione o dei suoi protocolli e se il diritto interno dell’Alta Parte contraente non permette che in modo incompleto di riparare le conseguenze di tale violazione, la Corte accorda, quando è il caso, un’equa soddisfazione alla parte lesa”.
87. I ricorrenti richiedono una somma equivalente alla parte di retribuzione persa, vale a dire la differenza fra la retribuzione effettivamente percepita e quella alla quale avrebbero diritto in assenza dell’intervento legislativo in questione.
88. Il Governo contesta le conclusioni dei ricorrenti e afferma che il danno patrimoniale è stato calcolato sulla base di un “criterio stravagante”.
89. Per quanto riguarda il danno morale, i ricorrenti richiedono il risarcimento pari a 5000 euro ciascuno.
90. Il Governo si oppone e reputa infondata la domanda.
91. I ricorrenti richiedono inoltre il pagamento delle spese di procedura dinanzi ai giudici nazionali e il pagamento delle spese sostenute dinanzi alla Corte. A tal proposito, i ricorrenti chiedono alla Corte di determinare tale importo secondo equità.
92. Per quanto riguarda le spese di procedura, il Governo rileva che i ricorrenti non hanno quantificato le loro richieste.
93. La Corte ritiene che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 non può essere decisa allo stato degli atti. Di conseguenza, si riserva di decidere a seguito di un’ulteriore procedura, tenuto conto della possibilità che il Governo e i ricorrenti pervengano ad un accordo.
PER QUESTI MOTIVI LA CORTE ALL’UNANIMITÁ
1. Decide di riunire i ricorsi e di esaminarli congiuntamente con una sola sentenza;
2. Dichiara i ricorsi ammissibili;
3. Dichiara che vi è stata violazione dell’articolo 6 § 1 della Convenzione;
4. Dichiara che vi è stata violazione dell’articolo 1 del Protocollo n. 1 della Convenzione;
5. Dichiara che la questione dell’applicazione dell’articolo 41 della Convenzione non può essere stabilita allo stato degli atti, e di conseguenza
a) la riserva in toto;
b) invita il Governo e i ricorrenti a presentare per iscritto entro un mese dal giorno in cui la decisione diventa definitiva, ai sensi dell’articolo 44 § 2 della Convenzione, le loro osservazioni in proposito e di notificare qualsiasi accordo cui si potrebbe pervenire;
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c) riserva l’ulteriore procedura e delega al presidente della Camera la decisione di fissare l’udienza successiva, se necessario.
Redatta in francese, poi comunicata per iscritto il 7 giugno 2011, ai sensi dell’articolo 77 § § 2 e 3 del regolamento.
Stanley Naismith Françoise Tulkens
Cancelliere Presidente
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RICORSO N. 43549/08
AGRATI E ALTRI c. ITALIA
Elenco dei RICORRENTI
AGRATI ANTONELLA
ALDERGHI ROSANGELA
AMBIVERI RITA GIULIANA
BACCHIN MARISA LUCIAN
BAFFA GIUSEPPE
BALBI GIUSEPPE
BARBAGLIO ERNESTO
BALCONI ORNELLA
BARRECA MARIA
BELLONI ANTONELLA
BELLONI FRANCESCA
BELMONTE ALBA
BENENATI PATRIZIA
BONFANTI ANSELMO
BONFANTI SILVANA
BOSANI MARIA ROSA
BOSI FABIO
BRAMBILLA GIOVANNI
BUONO ANNAMARIA
CADEI OLIVIERO
CAPELLI MARIA ROSA
CASADEI ETTORE
CASALI ALESSANDRA
CASATI DANIELA
CASATI SERENA
CECCHI DARIO
CERONE MARIA
CICHETTI GABRIELLA
CIVITAQUALE ASSUNTA
COLOMBO MARIA LUISA
CONTI SEBASTIANO
CORRENGIA RENATO
CROCIFISSO VINCENZA
CRISTIANO PATRIZIA
CUSANO RAFFAELA
CUVIELLO ELISABETTA
D’ALESSANDRO VENERA
DAMATO SERAFINA
D’ANGELO DORIANA
D’ANGELO PIERINA
DE FELICE CARMELA
DE SCISCIOLO FEDELE
DI GAUDIO ANGELO
DI NUNNO MARIA ANTONIETTA
D’IZZIA FRANCESCA MARIA
ERRICO ANTONIO
FACCHINI FULVIA
FARINELLA VIALE GAETANO
14
FOGLIA ROSARIA MARIA
FRANCAVIGLIA ROSA
FRIGO MARIA STELLA
GARIBOLDI PIO EUGENIO MARIA
GHIDINI FRANCESCA
GOLLES ANNUNZIATA
GUSELLA LORENA
IOVINO LUISA
LAVIGNA RAFFAELA
LAZZARI BRUNA
LEMMA CINZIA
LO IACONO GIUSEPPE
LORETO FRANCESCO IVAN
LOSIO FRANCESCA
MAGNI ROSSANA
MANCINA ELENA
MANDELLI FLAVIA
MANIERO LUCA
MARALDI MARIA TERESA
MARIANI MASSIMO
MARINI DANIELA
MARINI SILVIA
MARTELLO MARTA
MASCIA ANTONIA
MASTINO GAVINA VITTORIA
MASTRANDREA GIACOMA
MAURI CARLA
MELIS EVELINA
MIGLIAZZA SIMONA ROSA ANNA
MITTI GRAZIA
MONACO PETRONILLA
MORA VALERIA
MUZZUPAPPA ADRIANA
OCCELLO ADELE
OLIVA TIZIANA
ORLANDINO PATRIZIA
PANEFORTE MARILENA
PANINI MARINA
PASCARELLA ANNA
PASQUALINI MARILISA
PATELLA ANGELA
PECORI SERENELLA
PEDRONI MARIELLA ENRICA
PEROTTO CECILIA
PEZZOTTI GIANPAOLA
PIPITONE CONCETTA
PUCCI FAUSTO ROCCO
RANCILIO MAURIZIO
REA COLOMBA
REINA ANGELO
ROMANELLI MARIA GRAZIA
RONCHI GERMANA
15
ROTA LILIANA
SAPERE EMILIA
SCANZIANI GIANCARLO
SCHIAVO ANNA
SCIUTO SALVATORE
SETTI MARIA ANGELA
SFERRAZZA MARISA
SFREGOLA MARIA
SGROI FEDERICO
SPITALI CARMELA
SPIZZICO ANGELA
TAGLIABUE GIANMARIO
TARRICONE ANTONIA
TATOLI GINA
TODARO GIGLIOLA
TODISCO CARMELO
TORRETTA GIUSEPPINA
TUCCI GENNARO
VENUTO VINCENZA
VIMERCATI EMANUELA VIRGINIA
ZAPPA GIANCARLO
SENTENZA AGRATI E ALTRI c. ITALIA (MERITO)
SENTENZA AGRATI E ALTRI c. ITALIA (MERITO)

per scaricare la sentenza : Sentenza Corte Europea dei Diritti Umani del 7 giugno 2011 – Italiano

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ATTO CAMERA

RISOLUZIONE IN COMMISSIONE 7/00659

Dati di presentazione dell’atto

Legislatura: 16
Seduta di annuncio: 507 del 26/07/2011

Abbinamenti

Atto 7/00657 abbinato in data 25/10/2011

Firmatari

Primo firmatario: FEDRIGA MASSIMILIANO
Gruppo: LEGA NORD PADANIA
Data firma: 26/07/2011

Elenco dei co-firmatari dell’atto
Nominativo co-firmatario Gruppo Data firma
GOISIS PAOLA LEGA NORD PADANIA 26/07/2011
RIVOLTA ERICA LEGA NORD PADANIA 26/07/2011
BARBIERI EMERENZIO POPOLO DELLA LIBERTA’ 26/07/2011
GHIZZONI MANUELA PARTITO DEMOCRATICO 26/07/2011
DE PASQUALE ROSA PARTITO DEMOCRATICO 26/07/2011
GRIMOLDI PAOLO LEGA NORD PADANIA 26/07/2011
FRASSINETTI PAOLA POPOLO DELLA LIBERTA’ 26/07/2011
CAVALLOTTO DAVIDE LEGA NORD PADANIA 26/07/2011
CENTEMERO ELENA POPOLO DELLA LIBERTA’ 26/07/2011
ZAZZERA PIERFELICE ITALIA DEI VALORI 26/07/2011
FARINA RENATO POPOLO DELLA LIBERTA’ 26/07/2011
PES CATERINA PARTITO DEMOCRATICO 26/07/2011
LUSETTI RENZO UNIONE DI CENTRO PER IL TERZO POLO 26/07/2011
RAMPELLI FABIO POPOLO DELLA LIBERTA’ 26/07/2011
MURGIA BRUNO POPOLO DELLA LIBERTA’ 26/07/2011
Commissione assegnataria

Commissione: XI COMMISSIONE (LAVORO PUBBLICO E PRIVATO)

Stato iter:

IN CORSO

Partecipanti allo svolgimento/discussione
INTERVENTO PARLAMENTARE 25/10/2011
FEDRIGA MASSIMILIANO LEGA NORD PADANIA
Fasi iter:

DISCUSSIONE CONGIUNTA IL 25/10/2011
DISCUSSIONE IL 25/10/2011
RINVIO AD ALTRA SEDUTA IL 25/10/2011

Atto CameraRisoluzione in Commissione 7-00659

presentata da

MASSIMILIANO FEDRIGA
martedì 26 luglio 2011, seduta n.507

L’XI Commissione,

premesso che:

l’articolo 8 della legge 3 maggio 1999, n. 124, ha disposto il trasferimento nei ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario statale del personale degli enti locali in servizio nelle scuole ed istituti statali alla data di entrata in vigore della legge n. 124, prevedendone l’inquadramento nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali corrispondenti e demandando la disciplina sulle modalità del trasferimento ad un successivo decreto del Ministro della pubblica istruzione, da emanarsi di concerto con i Ministri dell’interno, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e della funzione pubblica, sentiti l’ANCI, l’UNCEM e l’UPI;

la predetta legge ha stabilito che al personale ATA proveniente dagli enti locali fosse riconosciuta ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza, prevedendo tuttavia che, in corrispondenza dell’inquadramento nei ruoli statali del personale degli enti locali, si procedesse alla contestuale progressiva riduzione dei trasferimenti statali in favore degli enti locali medesimi, in misura pari alle spese comunque sostenute dagli stessi enti nell’anno finanziario precedente a quello dell’effettivo trasferimento del personale; in concreto, i costi che lo Stato avrebbe dovuto sostenere per il personale entrato a far parte dei propri ruoli dovevano essere ridotti dai trasferimenti accordati ai comuni e alle province da cui proveniva detto personale;

per l’attuazione del citato «articolo 8», in data 20 luglio 2000, è stato siglato un apposito accordo dall’ARAN e dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali, accordo, poi recepito dal decreto 5 aprile 2001 adottato dal Ministro della pubblica istruzione, di concerto con i Ministri dell’interno, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e per la funzione pubblica;

il suddetto decreto interministeriale ha previsto che l’inquadramento dei dipendenti in questione dovesse avvenire in base al criterio del «maturato economico» e cioè collocando gli interessati nella posizione stipendiale d’importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999. L’eventuale differenza tra l’importo della posizione stipendiale di inquadramento e il trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999 sarebbe stata corrisposta ad personam e considerata utile, previa temporizzazione, ai fini della maturazione delle successive classi di stipendio. Ciò al fine di garantire ai trasferiti il mantenimento del livello economico raggiunto negli enti locali (se superiore rispetto a quello dello Stato) nonché di effettuare il trasferimento senza oneri aggiuntivi per lo Stato, in quanto la legge n. 124 del 1999 non ha previsto alcun finanziamento per l’attuazione dell’articolo 8 in questione;

i criteri di inquadramento adottati dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca risultano in contrasto con la specifica disposizione contenuta nell’articolo 8, comma 2, della legge n. 124, norma con la quale, il legislatore aveva inteso riconoscere ai fini giuridici ed economici l’intera anzianità di servizio maturata presso l’ente locale di provenienza;

una parte della giurisprudenza di merito ha ritenuto che la pretesa degli ATA e ITP in parola non potesse trovare accoglimento posto che al citato articolo 8 della legge n. 124 del 1999 è stata data attuazione mediante decreto ministeriale di recepimento di apposito accordo sottoscritto con le organizzazioni sindacali più rappresentative, cui è stata riconosciuta valenza normativa ex articolo 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001;

nel corso del 2005 si sono poi avute le prime pronunce della Corte di cassazione, che ha interpretato l’articolo 8 citato, nel senso che il personale ATA e ITP destinato a transitare avrebbe dovuto conservare l’intera anzianità maturata fino al momento del passaggio dai ruoli degli enti locali ai ruoli dell’amministrazione statale;

successivamente, l’articolo 1, comma 218, della legge 23 dicembre 2005, n. 266 (legge finanziaria per il 2006), ha dato l’interpretazione autentica del citato articolo 8, chiarendo sostanzialmente che «l’inquadramento dei lavoratori destinati a transitare nei ruoli dell’amministrazione statale andava effettuato salvaguardandone il trattamento economico in godimento e quindi secondo il meccanismo che era stato concordato con le organizzazioni sindacali»;

parte della giurisprudenza ha dubitato della legittimità costituzionale della predetta disposizione investendo la Consulta che, con le sentenze n. 234 e n. 400 del 2007, ha escluso che «il suddetto intervento normativo esorbitava dai limiti e dai presupposti in presenza dei quali il legislatore può offrire l’interpretazione autentica di una norma e, più in generale, che il meccanismo attraverso il quale doveva essere effettuato l’inquadramento dei lavoratori destinati a transitare nei ruoli dell’amministrazione statale fosse lesivo degli interessi di questi ultimi essendo comunque pienamente garantita la conservazione del trattamento in godimento»;

la Corte di cassazione pronunciatasi successivamente sulla vexata quaestio (cfr. ex multis le pronunce n. 677 e n. 8630, entrambe del 2008) ha ribadito che «l’articolo 1, comma 218, della legge n. 266 del 2005 ha tutti i requisiti di norma di interpretazione autentica ed ha disatteso la pretesa dei lavoratori di vedersi riconosciuta l’intera anzianità di servizio posseduta al momento del transito nei ruoli statali», chiarendo inoltre, a confutazione di quanto sostenuto dalla difesa dei lavoratori, che nel caso di specie non poteva trovare in alcun modo applicazione la disciplina di cui alle direttive comunitarie regolanti il cosiddetto trasferimento d’azienda (ovvero di ramo d’azienda) trasfusa nell’articolo 2112 del codice civile, richiamato dall’articolo 31 del decreto legislativo n. 165 del 2001, non essendosi in presenza di trasferimento di personale correlato al trasferimento di funzioni»; la Corte di Cassazione ha inoltre riconosciuto che la disciplina regolante l’inquadramento dei lavoratori è funzionale «all’esigenza di armonizzare situazioni lavorative differenziate all’origine ma bisognose di regole unitarie, una volta determinatasi la confluenza dei lavoratori in un unico comparto, in conformità, del resto, al principio di parità di trattamento di situazioni analoghe nella disciplina dei rapporti di lavoro pubblico, dove tale principio ha un notevole rilievo teorico e pratico»;

acclarato che «l’interpretazione autentica non poteva essere finalizzata a incidere sull’esito delle controversie in corso», è intervenuto l’articolo 3, comma 147, della legge 24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008), in base al quale, in sede di rinnovo del contratto del personale della scuola relativo al biennio economico 2008-2009, si sarebbe dovuto «esaminare anche la posizione giuridico-economica del personale ausiliario, tecnico e amministrativo trasferito dagli enti locali allo Stato in attuazione della legge 3 maggio 1999, n. 124»;

come riferito dal sottosegretario Pizza, in risposta all’interrogazione n. 5-00585, a prima firma dell’onorevole Goisis, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca avrebbe avviato nel 2008, a livello nazionale e mediante il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche, la rilevazione dei servizi prestati da detto personale nelle istituzioni scolastiche statali, anteriormente al 1o gennaio 2000, data questa di trasferimento allo Stato del personale in questione; ciò al solo fine di conoscerne la reale portata;

l’indagine aveva evidenziato che il personale transitato dagli enti locali allo Stato ammontava a 71.464 unità, di cui n. 43.794 in servizio al 1o settembre 2008;

in data 10 luglio 2008, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, nell’esprimere parere in merito all’ipotesi di sequenza contrattuale per il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario della scuola, prevista dall’articolo 62 del contratto collettivo nazionale del comparto scuola, sottoscritto in data 29 novembre 2007, ha rappresentato la necessità che fossero rivisitati quegli istituti che non hanno trovato regolamentazione nell’ambito della stessa sequenza contrattuale, tra i quali sono comprese le norme riguardanti il personale in questione;

a tutt’oggi le predette iniziative non hanno avuto alcun esito;

la Corte europea dei diritti dell’uomo con sentenza del 7 giugno 2011 si è pronunciata in senso favorevole, accogliendo il ricorso proposto da 128 lavoratori appartenuti al personale ATA della scuola, transitati dagli enti locali allo Stato a norma della citata legge n. 124 del 1999, che hanno lamentato la violazione dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU);

la predetta sentenza della Corte europea diverrà definitiva entro tre mesi dalla sua pubblicazione;

la Corte europea ha invitato le parti a trovare un accordo,

impegna il Governo

a uniformarsi al richiamo dei principi affermati dalla Corte europea dei diritti dell’uomo e desunti dall’articolo 6, paragrafo 1, del primo protocollo addizionale della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, cui lo Stato è tenuto a conformarsi per effetto di quanto previsto dal novellato testo dell’articolo 117 della Costituzione (confronta: di recente Corte costituzionale, sentenze n. 348 e n. 349 del 2001), procedendo alla ricostruzione della carriera del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario statale (ATA) e degli insegnanti tecnico-pratici (ITP) in questione secondo l’anzianità maturata e la temporizzazione nel transito dagli enti locali allo Stato, ai sensi dell’articolo 8 della legge n. 124 del 1999, in modo da prevedere la conseguente integrazione degli oneri dovuti ai lavoratori in parola, in sede di rinnovo contrattuale del personale della scuola per il triennio economico 2013-2015.

(7-00659)
«Fedriga, Goisis, Rivolta, Barbieri, Ghizzoni, De Pasquale, Grimoldi, Frassinetti, Cavallotto, Centemero, Zazzera, Renato Farina, Pes, Lusetti, Rampelli, Murgia».

Comitato Nazionale Ata-itp ex enti locali

Sede in Aversa (Ce)P.za Bernini,41 c/o Palmieri Rita Info:brunacciniantonio@alice.it

Conto corrente postale :  001002441929 Coordinate Ibam :IT 06 F 07601 14900 001002441929

Atto Costitutivo Associazione ONLUS

 

Consiglio direttivo

Presidente  Brunaccini  Antonio

Vicepresidente Boerio Carlo

Segretario Russo Domenico

Consigliere Palmieri Vincenza Rita

Consigliere  Pragliola Alfredo

Consigliere Castaldi Vito

Consigliere Russo Giuseppe

Collegio revisori dei conti

Brusciano Olimpia,Esposito Francesco,Perfetto Giovanni

CONTO CORRENTE POSTALE DEL COMITATO NAZIONALE ATA-ITP EX ENTI LOCALI

Si rende noto  il numero di c.c.p. e le coordinate iban dove versare il proprio contributo. 
L’Atto Costitutivo  del Comitato ATA-ITP ex enti locali regolarmente registrato è disponibile sul blog.

Numero di conto corrente postale :  001002441929

COORDINATE IBAN :
IT 06 F 07601 14900 001002441929

La sottoscrizione è libera in base alle proprie disponibilità, quindi bisognerà nelle scuole delle nostre provincie sensibilizzare i colleghi attualmente in servizio e i pensionati e raccogliere i fondi necessari per il raggiungimento degli obbiettivi quali ,pubblicazioni di articoli sui mass media a pagamento..ecc. si parte dal presupposto che tutti noi siamo invitati a coinvolgere più  COLLEGHI POSSIBILI 

ART. 1
COSTITUZIONE SEDE E DENOMINAZIONE

E’ costituita, ai sensi delle disposizioni vigenti, l’associazione denominata “PERSONALE ATA-ITP EX EE.LL. TRANSITATO ALLO STATO CON DECORRENZA 01101/2000” con sede provvisoria in Aversa (Ce) Piazza Bernini, 41 e/o Sig. ra Palmieri Vincenza Rita.

L’Associazione è regolata dalla normativa di cui al Codice Civile e dal presente Statuto, non ha fini di lucro e gli eventuali utili devono essere destinati alla realizzazione delle finalità istituzionali di cui all’art. 3. L’Associazione assume nella propria denominazione ed in qualsiasi segno distintivo o comunicazione rivolta al pubblico la locuzione “organizzazione non lucrativa” o l’acronimo onlus.

L’Associazione svolge la propria attività in ambito nazionale.

ART. 2
DURATA

L’ Associazione svolgerà la propria attività per la durata di 2 anni e fino al 31/1 2/201 3.
Trascorso tale termine l’assemblea straordinaria dei soci potrà, tuttavia, prorogare la durata (oppure “L’Associazione ha durata illimitata”).

ART. 3
SCOPO E OGGETTO SOCIALE

L’ Associazione si propone di ottenere da parte del MIUR Comparto Scuola il totale riconoscimento dell’anzianità di servizio del personale ATA ex dipendenti degli Enti Locali e transitato allo Stato per effetto della Legge 124/99.
L’associazione per il raggiungimento dei suoi scopi metterà in campo ogni iniziativa utile a ta fine quale:
-pubblicazione di bollettini e di articoli su quotidiani, riviste etc;
-diffusione tramite la rete Web quali blog, etc;
-organizzazione di riunioni, assemblee, convegni, dibattiti, etc..
Quanto sopra al fine di sensibilizzare l’opinione pubblica, i rappresentanti politici e sindacali circa l’ingiustizia e la discriminazione operata nei confronti degli iscritti all’Associazione e del personale tutto fatto oggetto dell’applicazione della legge 124/99;

ART. 4
I SOCI

L’Associazione è aperta a tutti coloro che, interessati alla realizzazione delle finalità istituzionali, ne
condividano lo spirito e gli ideali.
L’adesione all’Associazione è volontaria ed avviene secondo le modalità di cui al successivo art. 5.
I soci si dividono in:
1) soci fondatori, si considerano tali i soci che hanno partecipato all’Assemblea costituente, deliberando la costituzione dell’Associazione;
2) soci ordinari, si considerano tali tutti i soci che aderiranno successivamente all’Associazione;
3) soci onorari o benemeriti, si considerano tali coloro che vengono insigniti ditale qualifica, per volontà dell’Assemblea, perché hanno contribuito in maniera determinante con la loro opera o il loro sostegno ideale od economico alla vita dell’Associazione;
Tutti i soci hanno diritto di voto, ad eccezione dei minorenni.

ART. 5
MODALITA’ DI AMMISSIONE DEI SOCI

dello scadere dell’anno in corso (vedi ad. 24z cc.). L’esclusione dei soci è deliberata dall’Assemblea:
1) per comportamento contrastante con gli scopi dell’Associazione;
2) per persistenti violazioni degli obblighi statutari e regolamentari;
3) quando, in qualunque modo, arrechino danni morali o materiali all’Associazione;
4) per indegnità;
Il socio decade automaticamente in caso di mancato versamento della quota annuale associativa per 2 anni. Prima di procedere all’esclusione devono essere contestati per iscritto al socio gli addebiti che allo stesso vengono mossi, consentendo facoltà di replica tranne che per l’ipotesi di decadenza per morosità per la quale l’esclusione si perfeziona automaticamente con il decorrere del termine previsto per il pagamento. Il socio receduto o escluso non ha diritto alla restituzione delle quote associative versate (vedi ad. 24 c.c.).

ART. 7
DIRITTI E DOVERI DEI SOCI

Tutti i soci hanno diritto:
1) a partecipare effettivamente alla vita dell’Associazione;
2) a partecipare all’Assemblea con diritto di voto;
3) ad accedere alle cariche associative;
4) a prendere visione di tutti gli atti deliberati e di tutta la documentazione relativa alla gestione dell’Associazione con possibilità di ottenerne copia;
Tutti i soci sono tenuti:
1) ad osservare il presente statuto, gli eventuali regolamenti interni e le deliberazioni legalmente adottate dagli organi associativi;
2) a frequentare l’Associazione, collaborando con gli organi sociali per la realizzazione delle finalità associative;
3) a mantenere sempre un comportamento corretto nei confronti dell’ Associazione e a non attuare iniziative che si rivelino in contrasto con le aspirazioni che ne animano l’attività;
4) a versare la quota associativa annuale;

ART. 8
ORGANI DELLASSOCIAZIONE

Sono Organi dell’Associazione:
1) l’Assemblea dei soci;
2) il Consiglio direttivo;
3) il Presidente dell’Associazione;
4) Il Vice-presidente;
5) lI Segretario-economo;
6) Il Collegio dei revisori dei conti;
7) Il Collegio dei probiviri (organo eventuale);
L’elezione degli organi dell’Associazione non può essere in alcun modo vincolata o limitata ed è informata a criteri di massima libertà di partecipazione all’elettorato attivo e passivo.

ART. 9
ASSEMBLEA

L’Assemblea è composta da tutti i soci ed è l’organo sovrano dell’Associazione.
L’Assemblea è presieduta dal Presidente dell’Associazione.
Ogni socio potrà farsi rappresentare in Assemblea da un altro socio con delega scritta. Ogni socio non potrà ricevere più di due deleghe.

ART. 10
L’Assemblea straordinaria delibera:
1) sulle modifiche dell’atto costitutivo e dello statuto;
2) sullo scioglimento dell’Associazione.
Sia l’Assemblea ordinaria che quella straordinaria sono presiedute dal Presidente o in sua assenza dal Vicepresidente e, in assenza di entrambi dal componente del Consiglio direttivo più anziano di età.
Le convocazioni sono effettuate mediante avviso scritto da recapitarsi ai soci almeno 5 giorni (ridotti a 3 giorni in caso di convocazione urgente) prima della data della riunione contenente ordine del giorno, luogo, data e orario della prima e della eventuale seconda convocazione, che non può essere fissata prima che siano trascorsi 2 ( ridotti a i n caso di convocazione urgente) dalla prima convocazione, o in alternativa mediante analogo avviso da affiggersi all’albo della sede sociale almeno IO giorni prima della data dell’Assemblea.
In difetto di convocazione formale o di mancato rispetto dei termini di preavviso, saranno ugualmente valide le adunanze cui partecipano di persona o per delega tutti i soci.

ART. 11
VALIDITA’ DELL’ ASSEMBLEA

L’Assemblea è validamente costituita in prima convocazione quando sia presente o rappresentata almeno la metà dei soci.
In seconda convocazione l’Assemblea è validamente costituita qualunque sia il numero dei soci intervenuti o rappresentati (vedi art. 211 c.c.).

ART. 12
VOTAZIONI

Le deliberazioni dell’Assemblea sono valide quando siano approvate dalla maggioranza dei presenti, eccezion fatta per le deliberazioni riguardanti la modifica dell’atto costitutivo e dello statuto, per le quali è necessaria la presenza di almeno tre quarti dei soci e il voto favorevole della maggioranza dei presenti, e per la deliberazione riguardante lo scioglimento dell’Associazione e la relativa devoluzione del patrimonio residuo, per la quale è necessaria la presenza dei tre quarti e I voto favorevole di tutti i presenti (vedi ad. 21 c.c.). Nelle deliberazioni di approvazione del bilancio e in quelle che riguardano la loro responsabilità gli amministratori non hanno voto (vedi ad. 211 c.c.).

ART. 13
VERBALIZZAZIONE

Le deliberazioni adottate dall’Assemblea dovranno essere riportate su apposito libro dei verbali a cura del
Segretario-economo e da questi sottoscritte insieme al Presidente.
Le delibere assembleari devono essere pubblicate mediante affissione all’albo della sede.

ART. 14
CONSIGLIO DIRETTIVO

Il Consiglio direttivo è l’organo di amministrazione e di direzione dell’Associazione. Esso è formato da 5 membri, nominati dall’Assemblea dei soci fra i soci medesimi. I membri del Consiglio direttivo rimangono in carica 3 anni e sono rieleggibili.
Possono fare parte del Consiglio esclusivamente i soci maggiorenni.
Nel caso in cui, per dimissioni o altre cause, uno o più dei componenti il Consiglio direttivo decadano dall’incarico, il Consiglio medesimo può provvedere alla loro sostituzione nominando i primi tra i non eletti, che rimangono in carica fino allo scadere dell’intero Consiglio.Nell’impossibilità di attuare detta modalità
soci ivi compresa la determinazione della quota associativa annuale.
Il Consiglio direttivo è presieduto dal Presidente o in caso di sua assenza dal Vice-presidente e, in assenza di entrambi, dal componente del Consiglio più anziano di età.
Il Consiglio direttivo è convocato di regola ogni mese e ogni qualvolta il Presidente lo ritenga opportuno o almeno un terzo dei consiglieri ne facciano richiesta. Assume le proprie deliberazioni con la presenza della maggioranza dei suoi membri ed il voto favorevole della maggioranza degli intervenuti: in caso di parità prevale il voto del Presidente.
Le convocazioni devono essere effettuate mediante avviso scritto, da recapitarsi almeno 3 giorni prima della data della riunione, contenente ordine del giorno, luogo, data ed orario della seduta. In difetto di convocazione formale o di mancato rispetto dei termini di preavviso, saranno ugualmente valide le riunioni cui partecipano tutti i membri del Consiglio direttivo.
I verbali di ogni adunanza del Consiglio, redatti a cura del Segretario e sottoscritti dallo stesso e da chi ha presieduto la riunione, vengono conservati agli atti.
L’ingiustificata assenza di un consigliere a più di 3 riunioni annue del Consiglio direttivo, comporta la sua immediata decadenza dalla carica, Il consigliere decaduto non è/è immediatamente rieleggibile.
Il Consiglio direttivo può attribuire ad uno o più dei suoi membri il potere di compiere determinati atti o categorie di atti in nome e per conto dell’associazione.

ART. 15
IL PRESIDENTE

lI Presidente è eletto dall’Assemblea a maggioranza dei voti, egli è il rappresentante legale dell’Associazione, nonché Presidente dell’Assemblea dei soci e del Consiglio direttivo.
In caso di sua assenza o impedimento le sue funzioni spettano al Vice-presidente o, in assenza , al membro del Consiglio più anziano d’età.
Il Presidente ha la firma sociale sugli atti che impegnano l’Associazione sia nei riguardi dei soci che dei terzi. li Presidente cura l’esecuzione delle deliberazioni del Consiglio direttivo e, in caso d’urgenza, ne assume i poteri chiedendo ratifica allo stesso dei provvedimenti adottati nella riunione immediatamente successiva, che egli dovrà contestualmente convocare.

ART. 16
I LIBRI SOCIALI E I REGISTRI CONTABILI

I libri sociali e i registri contabili essenziali che l’Associazione deve tenere sono:
1) il libro dei soci;
2) il libro delle adunanze e delle deliberazioni dell’Assemblea;
3) il libro delle adunanze e delle deliberazioni del Consiglio direttivo;
4) il libro delle adunanze e delle deliberazioni del Collegio dei revisori dei conti;
5) il libro giornale della contabilità sociale;
6) il libro dell’ inventano;
Tali libri, prima di essere posti in essere, devono numerati, timbrati e firmati dal Presidente e dal Segretario economo in ogni pagina.

ART. 17
IL VICE PRESIDENTE

Il Vice presidente rappresenta l’Associazione in tutti i casi in cui il Presidente sia impossibilitato a farlo, e quando abbia ricevuto apposita delega dal Presidente stesso.

ART. 18
IL SEGRETARIO-ECONOMO

Il Collegio dei probiviri è composto da 3 membri nominati dall’Assemblea dei soci fra i soci stessi. membri del Collegio durano in carica 3 anni e sono rieleggibili.
Il Collegio è presieduto da un Presidente eletto a maggioranza tra i suoi componenti.
Il Collegio dei Probiviri, di propria iniziativa o su richiesta scritta di un organo dell’Associazione o di singoli soci, decide sulle controversie che dovessero insorgere fra gli organi dell’Associazione, e fra Associazione ed i soci. Esso si pronuncia sempre insindacabilmente, anche in merito alla interpretazione dello statuto e dei regolamenti.
La carica di membro del Collegio dei probiviri è incompatibile con ogni altra carica sociale.

ART. 20
COLLEGIO DEI REVISORI DEI CONTI

Il Collegio dei revisori dei conti è composto da tre membri effettivi e da due membri supplenti, nominati dall’Assemblea anche fra i non soci.
Il Collegio nomina al proprio interno un Presidente.
Il Collegio dei Revisori ha il compito di controllare la gestione amministrativa e contabile dell’Associazione, con particolare riguardo alla consistenza di cassa ed all’operato del segretario-economo.
Partecipa, senza diritto di voto, alle riunioni del Consiglio direttivo e dell’Assemblea.
Alla fine di ciascun esercizio, i revisori predisporranno un’apposita relazione ai bilanci, nella quale esporranno all’Assemblea dei soci le risultanze delle verifiche effettuate nel corso d’anno.

ART. 21
GRATUITA’ DEGLI INCARICHI

Tutte le cariche menzionate nel presente Statuto sono normalmente gratuite, salvo il rimborso delle spese debitamente documentate sostenute in nome e per conto dell’Associazione e/o per l’assolvimento di uno specifico incarico, ove preventivamente autorizzate dall’Assemblea.

ART. 22
PATRIMONIO

Il patrimonio sociale è indivisibile, da esso l’Associazione trae le risorse economiche per il proprio funzionamento e per lo svolgimento delle proprie attività , ed è costituito:
1) da beni mobili o immobili pervenuti all’Associazione a qualsiasi titolo;
2) dai contributi dei propri soci;
3) da contributi, erogazioni, donazioni e lasciti diversi;
I contributi degli aderenti sono costituiti dalle quote associative annuali, stabilite dall’ Assemblea e da eventuali contributi straordinari, stabiliti dall’Assemblea che ne determina l’ammontare.
L’Associazione deve impiegare gli eventuali utili o avanzi di gestione per la realizzazione delle proprie attività istituzionali e di quelle ad esse direttamente connesse.

ART. 23
ESERCIZIO SOCIALE

L’esercizio sociale decorre dal i gennaio al 31 dicembre di ogni anno.
Entro quattro mesi dalla fine di ogni esercizio verrà predisposto dal Consiglio direttivo il bilancio consuntivo ed il bilancio preventivo del successivo esercizio da presentare per l’approvazione in Assemblea (vedi ad. 20 c.c.).
I bilanci devono restare depositati presso la sede dell’Associazione nei 30 giorni che precedono l’Assemblea, convocata per la loro approvazione, a disposizione di tutti i soci
Per quanto non espressamente previsto dal presente Statuto si applicano le disposizioni contenute nel codice civile e nelle leggi vigenti in materia.

 

Interpellanza urgente Al Ministro dell´Istruzione, dell´Università e Ricerca, per sapere

- premesso che: per effetto della legge n. 124 del 3 maggio 1999, oltre 70.000 lavoratori ausiliari, tecnici, amministrativi (ATA) e insegnanti tecnico-pratici (ITP) sono transitati, con effetto dal 1 gennaio del 2000, dal comparto enti locali ai ruoli dello stato; l’articolo 8 della citata legge n. 124 del 3 maggio 1999 prevede che sia riconosciuta «ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza»; il decreto interministeriale 5 aprile 2001, con il quale si sono stabilite le procedure per il nuovo inquadramento, ha riconosciuto, invece, al personale citato l’anzianità corrispondente al solo trattamento economico maturato presso l’ente di provenienza (cosiddetto maturato economico), creando, in tal modo, i presupposti per un diffuso contenzioso giudiziario; nel corso degli anni successivi si sono avute numerose sentenze in primo grado e in appello, nella quasi totalità favorevoli ai lavoratori che avevano proposto i ricorsi.

Inoltre, nel corso del 2005 anche la Corte di cassazione si pronunciava con una serie di sentenze, tutte ugualmente favorevoli ai lavoratori; con la legge 23 dicembre 2005, n. 266 (Legge Finanziaria 2006), il Governo Berlusconi ha ribadito con l’articolo 1, comma 218 secondo quella che è stata definita un’«interpretazione autentica» il metodo del maturato economico come sistema per il computo dell’anzianità dei lavoratori transitati, facendo salvi gli effetti delle sole sentenze definitive e bloccando l’immediata esecutività dei dispositivi giudiziari di primo e secondo grado, mortificando, in questo modo, l’operato della magistratura ed i diritti da questa riconosciuti ai lavoratori; la Corte costituzionale, con sentenza 18-26 giugno 2007, n. 234, (Gazzetta Ufficiale 4 luglio 2007, n. 26, 1a Serie speciale), ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 218, sollevate in riferimento, nel complesso, agli articoli 3, 24, 36, 42, 97, 101, 102, 103, 104 e 113 della Costituzione; recentemente la Corte di Cassazione ha chiesto nuovamente l’intervento dell’Alta Corte, sollevando eccezione d’incostituzionalità del comma 218 dell’articolo 1 della Finanziaria 2006, in riferimento all’articolo 117 della Costituzione nonché all’articolo 6 della Convenzione europea per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali (Cass. 22260/08), ipotizzando, peraltro, una intromissione indebita nel corretto svolgimento del procedimento giudiziario: «la parità delle parti dinanzi al giudice implica la necessità che il potere legislativo non si intrometta nell’amministrazione della giustizia allo scopo di influire sulla risoluzione della controversia o di una determinata categoria di controversie»;

la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo(Cedu-Sentenza Agrati-Milano ) lo scorso 7 giugno, ha sentenziato che l’applicazione retroattiva della legge di interpretazione autentica, pur legittima in linea di principio,contrasta con l’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, che garantisce il diritto a un processo equo,tale articolo dice chiaramente (l’art. 6 della Convenzione non consente allo Stato, di emanare leggi “interpretative – retroattive” per ottenere delle sentenze favorevoli nei processi in cui l’amministrazione statale sia parte in causa; la Corte Europea dei diritti dell’Uomo ha infatti affermato che questo comportamento degli Stati viola il principio     dell ‘equo processo e della parità delle armi nel processo: proprio come è successo al personale ATA ex EE.LL.) tre mesi dopo – il 6 settembre 2011 – è giunta un’altra sentenza (Scattolon Venezia avvocato Zampieri) favorevole per gli Ata e Itp ex enti locali. Stavolta è la Corte di Giustizia Europea (LUSSEMBURGO) che stigmatizza il peggioramento delle condizioni retributive dei lavoratori trasferiti.

La tutela nel caso è assicurata dalla direttiva 77/187/ CEE del 14/02/1977 varata per impedire che i dipendenti coinvolti in un trasferimento d?azienda (così la Corte di giustizia considera il passaggio dagli enti locali allo Stato) “siano collocati in una posizione meno favorevole per il solo fatto del trasferimento”.

pertanto, la Corte di Giustizia invita il giudice italiano a verificare se questo é avvenuto quando la legge finanziaria 2006, interpretando la legge 124/1999, ha considerato applicabile, dalla data del trasferimento, il Ccnl scuola, senza tuttavia assicurare ai lavoratori un trattamento retributivo corrispondente all’anzianità lavorativa maturata presso il “cedente”; poiché le sentenze sono vincolanti per gli Stati, l´esecutivo dovrà trovare una soluzione; la neutralizzazione dei ricorsi attuata con la finanziaria era intervenuta dopo il verdetto favorevole dei tribunali di primo e secondo grado, i quali avevano stabilito il diritto alle differenze retributive che spettavano ai lavoratori transitati nelle scuole, creando così l’aspettativa di ottenere le somme che sarebbero andate a costituire un bene tutelato dalla Convenzione; gli esiti della cosiddetta interpretazione autentica sono stati disastrosi dal punto di vista della tutela dei diritti dei lavoratori in particolare:
(a) si è creata una disparità di trattamento economico tra lavoratori con identica anzianità e profilo professionale;
(b) il danno economico si protrae per tutta la vita lavorativa, fino alla riduzione dell’importo pensionistico;
(c) molti dei transitati, nel frattempo, sono sotto minaccia di dover restituire le somme percepite, provvedimento che decurterebbe oltre il sopportabile le già basse retribuzioni di questi lavoratori; ammontano probabilmente a poche migliaia i lavoratori ancora esclusi ad effetto di questa legge vessatoria dal godimento del loro diritto ad un corretto inquadramento nel contratto scuola (a tal proposito si ricorda che era stata avviata dal Ministero nel mese di giugno un’inchiesta per stabilire di quali risorse necessitasse l’inquadramento, ma, ad oggi, non se ne ha notizia);

i fondi necessari al riconoscimento dell’anzianità maturata secondo il dispositivo previsto dalla legge n. 124 del 3 maggio 1999, sono stati deviati sul pagamento del salario accessorio dei residui dipendenti degli enti locali; solo per l’anno 2000 circa 114 milioni di euro sono andati in pagamento del salario accessorio: una cifra che avrebbe agevolato il corretto inquadramento di detto personale e che a suo tempo il Ministero dell’istruzione richiese che gli venisse restituita (come confermato dal documento Funzione Pubblica/CGIL, CISL, UIL dell’11 maggio 2006); un primo, parziale, intervento potrebbe intanto avvenire tramite ricompilazione da parte del Ministero dell’istruzione delle schede individuali del personale transitato dagli enti locali allo stato, con l’inserimento del salario di produttività a suo tempo trasmesso proprio dagli enti locali e non tenuto in conto dai singoli Uffici provinciali del Ministero dell’istruzione stesso
-: quali siano gli intendimenti del Governo in riferimento alla problematica in premessa e dunque se non si ritenga necessario intervenire abrogando il comma 218 dell’articolo 1 della legge 266/05, unico vero ostacolo alla corretta ricostruzione di carriera dei lavoratori ATA ex EE.LL. se non ritenga utile predisporre un provvedimento di blocco della riscossione delle somme dovute dai lavoratori in attesa di una risoluzione della questione.

On. Anita Di Giuseppe

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