Egregio prof. Latella,
ho ricevuto una Sua email dove ho constatato con molto piacere che conosce la situazione di circa 80.000 ex Enti Locali transitati nei ruoli dello Stato e che è disposto a scrivere, alle redazioni di tutti i quotidiani locali e nazionali, per denunciare quanto sta accadendo da 10 anni a questo personale maltrattato, umiliato e derubato dei diritti già acquisiti.
Io sono uno dei circa 1.000 ITP, in tutta Italia, vincitore di concorso transitato, per effetto della legge 124/99, nel 2000 dagli Enti locali allo Stato e in servizio dal 1975 presso l’I.T.C. di Trapani.

Le racconto brevemente la mia triste situazione.

Dopo una sentenza a me favorevole da parte del Tribunale di Trapani e una sentenza sfavorevole da parte della Corte di Appello di Palermo, per effetto dell’infausto articolo 1 comma 218 della legge n.266/2005 “legge di interpretazione autentica” varata dal governo Berlusconi, mi trovo a dover restituire circa € 60.000,00 allo Stato e la riduzione dello stipendio di circa € 500,00 mensili.

Ho 35 anni di servizio, lo Stato ai fini economici me ne riconosce soltanto 18 anni, fra 5 anni andrò in pensione con una anzianità di 23 anni dopo aver lavorato onestamente 40 anni.

Per quale motivo debbo perdere 17 anni di anzianità, avendo lavorato per 40 anni come insegnante sempre per conto dello Stato (Ministero della Pubblica Istruzione), anche se retribuito dalla Provincia Regionale di Trapani per 25 anni?. Altri miei colleghi sempre statali, pari grado e con lo stesso numero di anni di servizio, guadagnano circa € 500,00 più di me, come faccio a stare tranquillo sapendo che il mio stipendio è inferiore al mio collega che lavora al mio fianco e che in pensione, fino agli ultimi giorni di vita, avrò una somma decurtata?.

Mi sento defraudato, umiliato e offeso nella mia dignità di cittadino italiano e di insegnante. Dov’è la giustizia?, dov’è la legge che una volta era uguale per tutti?. Sarò costretto per cinque lunghi anni a vivere con solo € 300,00 al mese. Ancora per poco il mio stipendio è di € 1.800,00 (per 35 anni di lavoro), si ridurrà a € 1.300,00 (per 18 anni di lavoro) meno €1.000,00 di trattenuta mensile per pagare il debito di € 60.000,00, si ridurrà a € 300,00. Ecco la cronistoria di un insegnante, transitato senza la sua volontà, dalla Provincia allo Stato e derubato da 17 anni di anzianità.

La ringrazio sentitamente, sicuro che la Sua denuncia ai quotidiani nazionali farà risvegliare le coscienze di quanti sono indaffarati a risolvere solo i loro problemi.
Cordiali saluti
F. G.

Gentile collega,
ho letto attentamente la sua storia, sono rimasto perplesso, amareggiato, scioccato, purtroppo l’Italia ha perso l’identità di stato sociale, il Governo non è in grado di percepire il malessere del popolo, la sofferenza delle famiglie di arrivare a fine mese, la sensazione di impotenza che hanno i giovani quando pensano al proprio futuro, senza la certezza di un posto di lavoro, i genitori che hanno una responsabilità maggiore perchè devono mantenere i propri figli non solo economicamente ma anche psicologicamente fino a quarant’anni e oltre.

Le mie, signor Francesco sono riflessioni, pensieri “scritti” di un padre di quattro figli, di un insegnante e di un giornalista, che desidera respirare ottimismo e percepire l’etica, la democrazia, la giustizia come simboli di uno stato che è ritornato ad essere una repubblica fondata sul lavoro… non un’azienda a scopo di lucro con un solo padrone che prima era Berlusconi adesso la Germania!
Di recente ho riletto – e lo propongo anche a lei e a tutte le amiche e amici – lo storico e sempre attuale discorso di Pericle agli ateniesi.
Queste parole, scritte 461 anni avanti Cristo, hanno ancora una sorprendete attualità, basterebbe sostituire la parola “Atene” con Italia, Roma, Avvocatura, per tirare fuori da questo reperto storico un validissimo e concreto programma politico:

Tucidide: Discorso di Pericle agli Ateniesi, 461 a.C.
Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.
ATENE 461 a.C:

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.
Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento. Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.
Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private. Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma
la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero. Qui ad Atene noi facciamo così.

Pericle – Discorso agli Ateniesi, 461 a.C.

La saluto signor Francesco,
spero di poter fare tutto il possibile, informare il più possibile la gente, le persone che hanno coscienza morale e che sono stufi di tutto quello che sta succedendo in Italia.

Come diceva Salvatore Borsellino:

Resistenza, Resistenza, Resistenza

Cordialmente
Paolo Latella

http://unicobaslodi.blogspot.com/2012/01/una-lettera-che-fa-male.html?spref=fb

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