Da dove nasce tutta la vicenda del trasferimento del personale Amministrativo Tecnico Ausiliario e ITP alle dipendenze degli Enti Locali (Comuni e Province)

Con l’ articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999 il 1 gennaio del 2000 tutto il personale ATA (Amministrativo,Tecnico Ausiliario) e ITP dei comuni e delle province in servizio nelle scuole statali viene trasferito alle dipendenze dello stato.

Collaboratori Scolastici 61853

Assistenti Amministrativi 5322

Assistenti tecnici 1409

Dsga 1132   RA

ITP 1307

TOTALE 71023  (Fonte sole 24 ore)

Dopo l’indagine del MIUR aveva evidenziato che il personale transitato dagli enti locali allo Stato ammontava a 71.464 unità, di cui n. 43150 in servizio al 31 agosto  2013

a tutto oggi i  ricorsi presentati sono : 10. 787

si fa osservare che   molti ricorsi sono collettivi

A detto personale vengono riconosciuti ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza non che il mantenimento della sede in fase di prima applicazione in presenza della relativa disponibilità del posto.”

Art. 8. (Trasferimento di personale ATA degli enti locali alle dipendenze dello Stato)

1. Il personale ATA degli istituti e scuole statali di ogni ordine e grado è a carico dello Stato. Sono abrogate le disposizioni che prevedono la fornitura di tale personale da parte dei comuni e delle province.

2. Il personale di ruolo di cui al comma 1, dipendente dagli enti locali, in servizio nelle istituzioni scolastiche statali alla data di entrata in vigore della presente legge, è trasferito nei ruoli del personale ATA statale ed è inquadrato nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali corrispondenti per lo svolgimento dei compiti propri dei predetti profili. Relativamente a qualifiche e profili che non trovino corrispondenza nei ruoli del personale ATA statale è consentita l’opzione per l’ente di appartenenza, da esercitare comunque entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge. A detto personale vengono riconosciuti ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza nonché il mantenimento della sede in fase di prima applicazione in presenza della relativa disponibilità del posto.

3. Il personale di ruolo che riveste il profilo professionale di insegnante tecnico-pratico o di assistente di cattedra appartenente al VI livello nell’ordinamento degli enti locali, in servizio nelle istituzioni scolastiche statali, è analogamente trasferito alle dipendenze dello Stato ed è inquadrato nel ruolo degli insegnanti tecnico-pratici.

4. Il trasferimento del personale di cui ai commi 2 e 3 avviene gradualmente, secondo tempi e modalità da stabilire con decreto del Ministro della pubblica istruzione, emanato di concerto con i Ministri dell’interno, del tesoro, del bilancio e della programmazione economica e per la funzione pubblica, sentite l’Associazione nazionale comuni italiani (ANCI), l’Unione nazionale comuni, comunità ed enti montani (UNCEM) e l’Unione delle province d’Italia (UPI), tenendo conto delle eventuali disponibilità di personale statale conseguenti alla razionalizzazione della rete scolastica, nonché della revisione delle tabelle organiche del medesimo personale da effettuare ai sensi dell’articolo 31, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 3 febbraio 1993, n. 29, e successive modificazioni; in relazione al graduale trasferimento nei ruoli statali sono stabiliti, ove non già previsti, i criteri per la determinazione degli organici delle categorie del personale trasferito.

5. A decorrere dall’anno in cui hanno effetto le disposizioni di cui ai commi 2, 3 e 4 si procede alla progressiva riduzione dei trasferimenti statali a favore degli enti locali in misura pari alle spese comunque sostenute dagli stessi enti nell’anno finanziario precedente a quello dell’effettivo trasferimento del personale; i criteri e le modalità per la determinazione degli oneri sostenuti dagli enti locali sono stabiliti con decreto del Ministro dell’interno, emanato entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, di concerto con i Ministri del tesoro, del bilancio e della programmazione economica, della pubblica istruzione e per la funzione pubblica, sentite l’ANCI, l’UNCEM e l’UPI.-

Come si può facilmente osservare, la legge n. 124 del 1999 , obbligando il trasferimento d’azienda dagli Enti Locali all’amministrazione dello Stato comparto-scuola, ha osservato il principio legislativo secondo cui i dipendenti ATA, interessati al provvedimento, sarebbero dovuti transitare con diritti e doveri corrispondenti ai dipendenti ATA statali, tenuto conto dell’anzianità, dell’identità e delle mansioni effettivamente svolte nei vari profili.  Articolo 2112 del Codice Civile Mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda

01/01/01           CORREVA IL GOVERNO D’ALEMA

Vediamo invece come è stata applicata questa disposizione normativa e quali le ricadute negative sui dipendenti interessati al trasferimento.

Tutta questa vicenda ha inizio con il Governo D’Alema, con l’obbiettivo dichiarato di realizzare la più grande mobilità di dipendenti nella pubblica amministrazione a costo zero.

Nei fatti riuscirono a fare di meglio e di più (o di peggio e di meno a secondo dei punti di vista), infatti nel mentre al comparto scuola è stato trasferito il 100% del personale in servizio, le corrispondenti competenze economiche trasferite furono solo dell’85% circa e con il risparmio forzoso del rimanente 15% fu pagato il contratto dei lavoratori degli EE.LL.

Nella sostanza, si è persino realizzato un risparmio (con cui è stato finanziato il contratto degli EE.LL.) e ovviamente stiamo parlando di risorse economiche sottratte ai lavoratori transitati che mortificherà significativamente il loro futuro: salari, ricostruzione di carriera e i calcoli pensionistici, nonché la qualità di vita degli stessi e delle rispettive famiglie, con gravi ed irrecuperabili lesioni e perdita di chanse per le opportunità da offrire ai   figli : cuere specialistiche,istruzione universitaria, matrimon e quant’altro, inducendoli a rinunciare al necessario per indebito prelievo dagli stipendi delle somme riconosciute i giudizio quali legittime differenze dello tipendio !!!!!  costringendoli ad impiantare un contenzioso esteso,che costa al Ministero cifre indicibili!!!in danno dei lavoratori tutti!!!

Pertanto con effetto della legge n. 124 del 1999, il personale ATA transitato dagli EE.LL dal 1° gennaio 2000 oltre ad aver perso ogni beneficio delle code contrattuali EE.LL., si vede negati anche tutti i diritti maturati nell’Ente di provenienza del percorso lavorativo e formativo; alcuni retrocedono di uno o più livelli retributivi altri perdono il maturato di anzianità lavorativa con ricadute pesanti anche sul calcolo pensionistico.

A rimetterci, in solido, sono quei dipendenti con maggiore anzianità lavorativa, mentre chi aveva pochi anni di sevizio in alcuni casi si vede aumentata l’anzianità, cinque esempi estremi per chiarire il caos e le palesi disparità di trattamento createsi intorno a questa vicenda:

I vincitori del Concorso del agosto 1997 della Provincia di Napoli, assunti nei mesi di Novembre e Dicembre 1999, oltre il numero dei posti messi a concorso,come Responsabili Amministrativi( vedi link  G.U. 4^ serie speciale 1997), diventano DSGA il 1 settembre 2000 e fregano tutti!!!!

• un dipendente che transita con pari livello retributivo (sia 3° come Collaboratore scolastico o 4° come esecutore) con 30 anni di servizio si ritrova alle dipendenze del comparto scuola nella fascia retributiva di 9 anni, il che significa che a parità di un altro dipendente non transitato dagli EE.LL. per raggiungere e ottenere uguale trattamento economico pensionistico a parità di anni effettivamente lavorati dovrebbe lavorare altri 30 anni (30 + 30 = 60! e ogni commento risulta ovviamente superfluo).

Cioè, raggiunto il massimo lavorativo di 40 anni, potrà accedere alla pensione ma, solo con un maturato economico calcolato nella fascia dei nove anni.

• un dipendente di 5°, 6° o 7° livello retributivo ex CCNL-EE.LL. (con funzioni tecniche o amministrative) viene retrocesso di il uno o più livelli retributivi e a seconda della anzianità lavorativa perde anche in termini di fascia retributiva e quindi di calcolo pensionistico

• un dipendente di 4° livello retributivo ex CCNL-EE.LL. (qualifica ausiliario) viene retrocesso di un livello e a seconda della anzianità lavorativa perde anche in termini di fascia retributiva e quindi di calcolo pensionistico

• un dipendente con pochi anni di anzianità, al di là della qualifica, si avvantaggia comunque sul maturato economico, retributivo e pensionistico, più alta è la qualifica maggiore è il vantaggio e comunque se prendiamo ad esempio, un Collaboratore scolastico (ex 3° livello negli EE.LL. e attuale 3° livello nel comparto scuola) con due anni di anzianità lavorativa se ne ritrova 6 nel trasferimento al comparto scuola.

Vediamo come è potuto crearsi tutto questo:

come visto, l’art. 8 della citata legge, conformemente a quanto disposto Articolo 2112 del Codice Civile, ha previsto per il personale ATA degli enti locali:

• il trasferimento nelle corrispondenti qualifiche del personale ATA statale;

• l’attribuzione del profilo professionale come individuato nell’amministrazione statale;

• il riconoscimento dell’anzianità già maturata;

• l’erogazione della retribuzione corrispondente a tale anzianità all’interno dell’ordinamento statale.

• Il comma 4 dell’art. 8 ha poi previsto che il “passaggio” sarebbe dovuto avvenire gradualmente, secondo tempi e modalità da stabilire con successivo decreto ministeriale.

Ma successivamente con il  Decreto Interministeriale 23 luglio 1999 N°184 doc (art. 3, comma 2), invece di occuparsi di criteri e modalità del passaggio graduale del personale, ha demandato a un successivo decreto ministeriale, da adottarsi previa contrattazione collettiva tra l’ARAN e le OO.SS dei comparti scuola e enti locali, la definizione dei criteri di inquadramento del personale ATA nei ruoli dello Stato.

In data20.07.2000 l’ARAN e le OO.SS (cgil-cisl-uil-snals ) hanno sottoscritto l’accordo preliminare  al definitivo D.M., come previsto dal D.M. 184/1999.

L’accordo ha formulato criteri di inquadramento diversi da quelli stabiliti dalla legge n. 124 del 1999

L’art. 3, infatti, ha previsto che ai dipendenti ATA trasferiti dagli enti locali allo Stato “viene attribuita la posizione stipendiale, tra quelle indicate nell’allegata tabella B, d’importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31.12.1999 costituito da stipendio e retribuzione individuale di anzianità […].

L’eventuale differenza tra l’importo della posizione stipendiale e il trattamento annuo in godimento al 31.12.1999, come sopra indicato, è corrisposta “ad personam” e considerata utile, previa temporizzazione, ai fini del conseguimento della successiva posizione stipendiale”.

Secondo l’accordo sindacale, per individuare la retribuzione spettante in fase di inquadramento, non si deve più partire dal riconoscimento dell’anzianità maturata, ma viceversa, dalla retribuzione in godimento decurtata delle accessorie fisse e continuative(contrariamente a quanto sancito dalla legislazione ordinaria e disposto con le circolari applicative, completamente ignorate) , ricostruendo sulla base di questo elemento un’anzianità nuova e fittizia utile per l’inquadramento.

In sostanza, a questi lavoratori, non solo viene negata la progressione di carriera del comparto scuola (gradoni) ma, viene anche azzerata quella dell’Ente Locale di provenienza, recuperando in questo modo le risorse economiche per il Contratto EE.LL.

L’accordo è stato recepito con D.M. del 5 APRILE 2001

LA  corte dei conti 22 nov 2001 PUR RAVVISANDO LA MANCATA COPERTURA FINANZIARIA DELLE COMPETENZE FONDAMENTALI DEL PERSONALE (VEDI LINK RAPPORTO DI CERTIFICAZIONE corte dei conti 22 nov 2001)VALIDA L’ACCORDO,MANCANO BEN 242 MILIARDI PER RICONOSCERE LO STIPENDIO SPETTANTE PER LEGGE AL PERSONALE TRANSITATO

Tutta questa controversa vicenda, come già esposto, nasce con l’intento dell’allora Governo D’Alema di dimostrare che si può governare e riformare parti del sistema (o contro riformare cioè in senso negativo) senza costi e come i fatti ci hanno dimostrato, se ne può ricavare addirittura un risparmio di spesa facendo ricadere tutti i costi, sulle certezze del futuro lavorativo e pensionistico dei dipendenti interessati!

Questo lo scenario politico in cui si inserisce la legge n. 124 del 1999, ma, come se non bastasse, la gestione di questa complessa operazione di trasferimento d’Azienda si svolse, come i fatti stanno a dimostrare, nel massimo della superficialità, priva di un minimo di coordinamento fra Ministero e Enti Locali e persino fra le rappresentanze delle categorie sindacali interessate.

 Solo circolari contraddittorie, in un clima confuso dove nessuno sapeva dare certezze interpretative e/o conoscitive.

In questo clima si da inizio alle operazioni di trasferimento dove succede di più e di tutto, dove si ricevono le domande di opzione e si inoltrano le schede di rilevazione, dove i più furbi si salvano e rimangano all’Ente di provenienza e gli altri vengono letteralmente “scaricati” al comparto scuola.

E’ in questo clima di confusione crescente (basti solo pensare che ad oggi nessuno sa quantificare con precisione il numero dei dipendenti interessati a questo provvedimento) che si inserisce l’accordo sindacale del 20.07.2000 interpretativo della legge n. 124 del 1999 e peggiorativo rispetto anche alla applicazione dell’articolo 2112 c.c., accordo poi stigmatizzata anche a livello sindacale e conseguentemente impugnata a livello legale.

Pertanto è questo accordo che ha impedito un percorso che trasferisse in uguale misura le risorse umane e quelle finanziarie che fosse omogeneo e con le tutele dei diritti lavorativi effettivamente maturati, creando nei fatti la separazione del personale ATA in due classi; gli ex dipendenti degli enti locali e gli statali

Il tutto, quindi, è stato causato da un semplice “accordo sindacale”, illegittimo perché il trasferimento ope legis è regolamentato dalla Legislazione ordinaria e gli accordi di comparto servono a stabilire le modalità relative allo scorrimento graduale degli adempimenti, quindi i lavoratori sono vittime di PATTI CONTRARI

pertanto, è stata fatta richiesta ai Tribunali del Lavoro di pronunciarsi sulla illegittimità di questo accordo nella parte in cui contrasta con il disposto dell’art. 8 terzo comma della legge n.124, con l’ Articolo 2112 del Codice Civile (così modificato in virtù della direttiva 77-187-CE), richiamato dall’art. 34 del decreto legislativo 29-1993e questo è stato il corollario dei ricorsi vinti (alcuni fino al terzo grado di giudizio)

Infatti,  se non fosse stata emanata la legge n. 124 del 1999 e se nessuno avesse siglato accordi, il personale in oggetto sarebbe stato trasferito (come sempre avvenuto nei casi di trasferimento d’Azienda) attraverso il meccanismo dell’Articolo 2112 del Codice Civile , cioè in modo normale e con ogni diritto maturato.

La ricostruzione di carriera di ogni singolo dipendente rappresenta solo una delle richieste indirizzate ai Giudici ed è consequenziale rispetto al riconoscimento di un diritto derivante direttamente dalla legge n. 124 del 1999 , ma anche dall’applicazione dell’art.2112 c.c., applicabile senza dubbio al pubblico impiego in virtù di espressa previsione contenuta nel d.l. 29/93, laddove prevede che nei trasferimenti di personale i lavoratori e le lavoratrici debbano mantenere ogni diritto maturato alle dipendenze del precedente datore di lavoro.

Pertanto non è stato richiesto di modificare una legge, come invece si è tentato di fare con 20.07.2000 l’ARAN e le OO.SS, né di applicarla in modo diverso.

Si è semplicemente richiesto il rispetto di un diritto soggettivo riconosciuto dalla legge e non applicato nel trasferimento.

Per questo ci siamo rivolti ai Giudici del Lavoro e non al TAR. Il Tribunale Amministrativo Regionale, infatti, tutela gli Interessi Legittimi e non i diritti.

Affermare che la ricostruzione di carriera è un interesse legittimo, equivale a dire che non è un diritto.

Pertanto adire al TAR avrebbe significato non avere il diritto ma l’interesse legittimo alla ricostruire la carriera.

La scelta del Giudice del Lavoro è quindi direttamente correlata alla scelta sostanziale di difendere un diritto e non un interesse ed è in questo senso obbligata.

E’ stato richiesto, dunque, la condanna del Ministero all’Istruzione (MIUR) al riconoscimento di ogni diritto maturato dal personale ATA ricorrente, derivante dal CCNL Enti Locali e non previsto dal CCNL Scuola, sia ai fini retributivi, che pensionistici, che giuridici latu sensu, con efficacia retroattiva e con ogni effetto di legge e solo di conseguenza, quale uno dei diritti maturati, la condanna del Ministero all’adempimento degli obblighi di legge in tema di trasferimento di personale volti alla ricostruzione di carriera di ogni singolo ricorrente sia ai fini giuridici latu sensu, che economici, in applicazione del combinato disposto dall’art. 34 del decreto legislativo 29-1993’ e dell’Articolo 2112 del Codice Civile.

In sostanza nei Tentativi di Conciliazione Obbligatoria presso gli Uffici Provinciali del Lavoro e nei ricorsi inoltrati, è stato chiesto:

• la condanna del Ministero al riconoscimento di ogni diritto maturato dal personale ATA ricorrente, derivante dal CCNL-EE.LL. e non previsto dal CCNL Scuola, sia ai fini retributivi, pensionistici, che giuridici, con efficacia retroattiva e con ogni effetto di legge;

• la condanna del Ministero all’adempimento degli obblighi di legge (in alcuni casi in solido con l’ente di provenienza) in tema di trasferimento di personale volti alla ricostruzione di carriera di ogni singolo ricorrente sia ai fini giuridici che economici, in applicazione del combinato disposto dall’art. 34 del decreto legislativo 29-1993 e dell’Articolo 2112 del Codice Civile ;

• la dichiarazione di illegittimità dell’accordo sindacale 20.07.2000 nella parte in cui contrasti con il disposto dell’art. 8 c. 3 della legge 3 maggio 1999 n. 124, con  Articolo 2112 del Codice Civile (così modificato in virtù della direttiva 77/187/CE), richiamato dall’art.34 del decreto legislativo 29/1993.

I lavoratori presentarono ricorso in massa, invocando la corretta applicazione dellalegge n. 124 del 1999 . Seguirono migliaia di sentenze favorevoli ai lavoratori (sono troppe, ne citiamo solo alcune) e significative azioni repressive attraverso Mobbing e Bossing:

Sentenza Corte di Appello di Roma n. 6487 del 29 settembre 2006

Sentenza Tribunale di Civitavecchia del 29 settembre 2005

Dispositivo Sentenza Tribunale di Civitavecchia del 29 settembre 2005

Sentenza del Tribunale di Trani 16 febbraio 2004

Sentenza della CORTE D’APPELLO DI MILANO 11 dicenbre 2003

Sentenza della CORTE D’APPELLO DI PERUGIA 2 ottobre 2003

Sentenza del Tribunale di Alessandria 15 luglio 2003

Sentenza del Tribunale di Tortona 7 luglio 2003

Sentenza del Tribunale di Gela 26 giugno 2003

Sentenza del Tribunale di Lodi 25 giugno 2003

Sentenza del Tribunale di Treviso 15 aprile 2003

Sentenza del Tribunale di Milano 14 aprile 2003

Sentenza del Tribunale di Siena 31 marzo 2003

Sentenza del Tribunale di Milano 5 marzo 2002

Infine due importanti sentenze della Corte di Cassazione:

1 – La Sentenza della Corte di Cassazione del 15 marzo 2005

2 –  la Sentenza della Corte di Cassazione n. 3224 del 25 gennaio 2005

la Sentenza della Corte di Cassazione n. 3224 del 25 gennaio 2005

chiarirono in maniera inequivocabile che:

• “l’accordo  20.07.2000 l’ARAN e le OO.SS è privo di natura normativa”

• “al dipendente ATA già in servizio presso gli enti locati, vanno applicati i trattamenti economici e normativi stabiliti dal c.c.n.l, del rapporto scuola, considerandolo come appartenente al detto comparto fin dalla costituzione del rapporto di lavoro con l’ente locale”

Dopo quasi sei anni di ricorsi promossi in tutta Italia da tutti i sindacati scuola (compresi i firmatari   OO.SS) con pronunciamenti favorevoli ai ricorrenti nei vari gradi di giudizio il governo Berlusconi annulla, con un emendamento presentato da Daniela Santanchè, in finanziaria tutti i pronunciamenti dei giudici del Lavoro con un comma interpretativo (il comma 218 dell’art. 1 definendola di interpretazione autentica dell’ articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999;, chiaramente volta ad eludere i principi affermati dai giudici della Cassazione).

Una scelta molto grave stigmatizzata dalla stessa assemblea del Senato che, dopo l’approvazione della finanziaria 2006, votò all’unanimità un o.d.g. che chiedeva al Governo precedente il ripristino dei diritti dei lavoratori.

22/2/2005 CORREVA IL GOVERNO BERLUSCONI

….Con emendamento presentato da Daniela Santanchè

comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266

Articolo 1 LEGGE FINANZIARIA …OMISSIS… 218. Il comma 2 dell’articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999; si interpreta nel senso che il personale degli enti locali trasferito nei ruoli del personale amministrativo, tecnico ed ausiliario (ATA) statale è Inquadrato, nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali dei corrispondenti ruoli statali, sulla base del trattamento economico complessivo in godimento all’atto del trasferimento, con l’attribuzione della posizione stipendiale di importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999 costituito dallo stipendio, dalla retribuzione individuale di anzianità nonché da eventuali indennità, ove spettanti, previste dai contratti collettivi nazionali di lavoro del comparto degli enti locali, vigenti alla data dell’inquadramento.

L’eventuale differenza tra l’importo della posizione stipendiale di inquadramento e il trattamento annuo in godimento al 31 dicembre 1999, come sopra indicato, viene corrisposta ad personam e considerata utile, previa temporizzazione, ai fini del conseguimento della successiva posizione stipendiale.

Il governo Berlusconi, pertanto, in continuità con quello D’Alema e con l’accordo sottoscritto da CGIL CISL UIL e SNALS, in modo retroattivo, nella finanziaria del 2006 cambia la legge e annulla i pronunciamenti dei Giudici del Lavoro e della Cassazione, un accanimento spropositato e senza precedenti sul piano ragionieristico, che devasta condizioni salariali, pensionistiche e i diritti più elementari di una gran parte di questi dipendenti.

Pertanto quando la vicenda sembrava finalmente conclusa sul piano giudiziario, costata diverse migliaia di euro ai lavoratori e alle loro famiglie oltre che al Ministero, viene riaperta da un inatteso quanto scorretto atto politico!

L’aver cambiato le regole del gioco dopo le sentenze di tre gradi di giudizio che restituivano giustizia e equità ai lavoratori, appare a tutti e in modo fin troppo evidente un atto gravissimo perché palesemente in conflitto con i nostri principi Costituzionali,

per almeno per tre considerazioni:

• La disparità di trattamento salariale e pensionistico che viene a determinarsi a parità di lavoro e maturato di servizio, tra dipendenti EE.LL. e comparto Scuola e tra gli stessi dipendenti del comparto scuola.

A questo punto sarà solo il caso e non le regole a determinare i calcoli salariali e pensionistici di ciascun dipendente, una sorta di lotteria al ribasso, cioè a chi perderà di meno (con eccezione di quanti con bassa anzianità lavorativa che al contrario, come gia fatto osservare, ci andranno a guadagnare come maturato economico sui gradoni di anzianità come da CCNL scuola)

• Viene mortificato uno dei pilastri fondanti dell’ Ordinamento Giuridico “la gerarchia delle fonti normative” Infatti un accordo sindacale (quello del 20.07.2000) non può contrastare una Legge (legge n. 124 del 1999  dell’Articolo 2112 del Codice Civile .)

• Le regole della convivenza civile non possono essere cambiate in modo arbitrario, unilaterale e a gioco finito, questo è un atto inaccettabile in uno stato di diritto, un evidente involuzione di civiltà.

Atto maggiormente grave perché persecutorio nei confronti di lavoratori a basso salario e basse pensioni, dimostrando in questo modo, che in questo paese e con questo parlamento, solo i potenti e i ricchi risultano tutelati e persino intoccabili!

Ad avviso del Ministero, infatti, l’inquadramento nei ruoli dello Stato sulla base dell’anzianità (e non sul maturato economico) comporta un aumento della retribuzione, mentre il legislatore, nel momento in cui disponeva che al personale ATA trasferito “vengono riconosciuti ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza”, aveva inteso unicamente garantire la conservazione delle posizioni acquisite, escludendo l’assunzione di oneri economici maggiori di quelli già gravanti sugli enti locali.

Su questo rilievo si inserisce la seconda questione: il Ministero ha infatti sempre sostenuto che il l’operazione di trasferimento del personale ATA dagli enti locali allo Stato dovesse avvenire a “costo zero” tenuto conto che ” nessuna copertura finanziaria è stata infatti in essa prevista per i pretesi aumenti retributivi da corrispondere al personale proveniente dagli EE.LL.”.

Contrariamente, sempre ad avviso del Ministero, vi sarebbe una violazione dell’art. 81 della Costituzione.

Con riferimento all’aumento della retribuzione derivante dall’inquadramento nei ruoli dello Stato, è sostenibile che gli effetti dell’applicazione di questo principio fossero perfettamente noti al Legislatore: era, in altri termini, del tutto pacifico che, in considerazione del diverso sistema di valorizzazione dell’anzianità nei due comparti (enti locali e Stato), la trasposizione prevista avrebbe provocato un incremento retributivo per i dipendenti degli enti locali forniti di maggiore anzianità (perché avrebbero risentito dell’effetto degli scatti previsti nell’amministrazione statale).

Se così non fosse stato, è evidente che la legge avrebbe stabilito cautele e meccanismi per la tutela delle retribuzioni acquisite dai dipendenti trasferiti, in modo da evitare un peggioramento delle retribuzioni per i dipendenti più anziani.

Ad ogni modo, nelle sentenze citate, la Cassazione ha precisato che fattispecie deve essere ricondotta alla disciplina generale in tema di trasferimento dei rapporti di lavoro e quindi, sulla base del disposto dall’art. 34 del decreto legislativo 29-1993, come sostituito dall’art, 19 del D.lgs. n. 80/1998 (ora art. 31 D.lgs. 165/2001), a quanto previsto dall’Articolo 2112 del Codice Civile .

Ad avviso della Suprema Corte, infatti, per “escludere la continuità giuridica ad ogni effetto del rapporto di lavoro del personale che transita alle dipendenze di un diverso soggetto, con la conservazione di tutti i diritti è indispensabile che operino “disposizioni speciali” (naturalmente di rango primario, considerata la natura della fonte da derogare); dall’altra, che la contrattazione collettiva, certamente non è abilitata ad incidere sulla garanzia apprestata dall’art. 31 D.lgs. 165/2001, come su tutte le norme inderogabili contenute in questo corpus normativo (art. 2, comma 2, dello stesso decreto)”.

L’analisi della normativa di riferimento porta la Cassazione ad affermare “l’assenza di “disposizioni speciali” derogatorie dell’art. 31 D.lgs. 165/2001″ e, soprattutto, che “il precetto secondo il quale al personale in questione è riconosciuta ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza, risulta, per un verso, chiaramente confermativo della regola generale di cui all’art. 31 D.lgs. 165/2001; per l’altro, la sua compiutezza esclude che sia stata demandata a fonti secondarie il compito di precisarlo ed integrarlo”.

Quanto al c.d. costo zero e al contrasto con il comma 4 dell’art. 81 della Costituzione, la Suprema Corte precisa che questo “è ravvisabile solo quando sia sussistente un apprezzabile scostamento rispetto alle previsioni di spese, senza alcuna ragionevole coerenza fra l’onere coperto ed i mezzi per farne fronte (cfr. Corte Cost. n. 384 del 1991, n. 25 del 1993), non certo in relazione ai maggiori oneri a carico del bilancio statale eventualmente derivanti dall’interpretazione di una legge e comunque nell’ambito di un sistema articolato in modo complesso rispetto alla copertura dei nuovi oneri per il personale (risparmi di spesa anche derivanti da operazioni di razionalizzazione)”.

Di fronte all’interpretazione autentica del comma 218 molti giudici, prima di procedere al giudizio, hanno ritenuto opportuno per sgomberare il campo dai molti dubbi di incostituzionalità di rimettersi al parere della corte costituzionale la quale con la sentenza n. 234 depositata in data 18 giugno e pubblicata il 26 giugno ha sancito la legittimità del comma 218 della legge finanziaria 2006.

Come è noto, il comma 218 della finanziaria 2006 ha ribaltato quanto stabilito dall’ articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999 in materia di riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata negli enti di provenienza al personale ATA/ITP transitato dai ruoli degli enti locali allo Stato.

Gli effetti del comma 218, ribaditi dalla Sentenza della Corte rimettono in discussione il diritto dei lavoratori ex EE.LL. al riconoscimento delle anzianità maturate alla dipendenze degli ex EE.LL. ottenuto, attraverso una vertenza risolta positivamente avanti alla Corte di Cassazione che con numerose decisioni ha sancito per questi lavoratori il riconoscimento di tale diritto.

Il Governo precedente, in sede di approvazione della Finanziaria 2005, ha introdotto la norma contenuta nel comma 218 dell’art. 1 definendola di interpretazione autentica, chiaramente volta ad eludere i principi affermati dai giudici della Cassazione.

Una scelta molto grave stigmatizzata dalla stessa assemblea del Senato che, dopo l’approvazione della finanziaria 2006, votò all’unanimità un o.d.g. che chiedeva al Governo precedente il ripristino dei diritti dei lavoratori.

A seguito della sopravvenuta disposizione legislativa, alcuni giudici hanno mutato orientamento, altri  invece, ritenendo il comma 218 censurabile sotto il profilo costituzionale, hanno sollevato la questione innanzi alla Corte Costituzionale.

A questo punto, dopo il regalo Berlusconiano del natale 2005, viene dato mandato agli Uffici Legali (di tutti i sindacati) di attivare ricorso alla Corte Costituzionale e con sentenza 243 del 18/06/2007 (pubblicata il 26 giugno) la Corte Costituzionale e n°311 del 2009 si pronuncia contro i lavoratori dichiarando legittimo il comportamento del Governo,le firme di mandato per l’Avvocatura dello Stato, è bene ricordarlo, sono una di Berlusconi e l’altra di Prodi – sono più fumose della nebbia in Valpadana.

Appare, a tutti gli interessati, questa una sentenza ragionieristica, più politica che giuridica, dove lo stesso presidente del Consiglio Romano Prodi si costituisce in giudizio.

Persino le motivazioni date, contro i pareri espressi dalla Corte di Cassazione, risultano spesso confuse, generiche e contraddittorie in alcuni punti persino prive di riferimenti concreti.

Brutta pagina di storia questa!

Con questa pronuncia della Corte Costituzionale viene sancito un principio per cui a distanza di anni, con una norma interpretativa, nei fatti si stravolge il significato dell’articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999 già sancito in maniera univoca dalla Corte di Cassazione.

Tale decisione,ora ripropone una situazione la cui drammaticità, confusione e iniquità ricade su molti lavoratori ATA/ITP, che non hanno avuto la possibilità di scegliere se essere trasferiti o no dagli EE.LL. allo Stato:

sono stati tutti inquadrati, inizialmente, solo sulla in base al maturato economico senza tenere conto dei servizi maturati e con la perdita del salario accessorio già percepito;ora, dopo la sentenza, una parte di essi sarà retribuita, a parità di anzianità, in maniera diversa degli altri; coloro che hanno avuto il riconoscimento degli arretrati e degli aumenti di stipendio per effetto di una sentenza non passata in giudicato (1° e 2° grado) subiranno una assurda “retrocessione” economica e dovranno restituire quanto percepito; soltanto i pochi che, a differenza degli altri, hanno avuto sentenze passate in giudicato avranno confermata la retribuzione e il giusto inquadramento.

A fronte a tale sentenza chiaramente politica moltissimi lavoratori si stanno organizzando in associazioni e comitati

• per continuare ad agire direttamente contro questo sopruso

• per riaffermare i diritti negati, dal governo di “centro-destra-sinistra”.

CORREVANO: IL GOVERNO D’ALEMA, BERLUSCONI E PRODI

Rimangono pertanto invariate le nostre proposte iniziali.

Deve comunque trovare correzione la penalizzazione, per tutti i dipendenti, che maturata l’anzianità massima lavorativa saranno messi a riposo con una decurtazione di almeno 200 euro mensili.

Decurtazione sul calcolo pensionistico che corrisponde in eguale misura a quanto avrebbero percepito sia che fossero stati sempre nel comparto scuola o come se, in assenza di trasferimento, avessero continuato il percorso lavorativo nell’ente di provenienza.

Continuerebbe comunque a rimanere illegittima, intollerabile e immorale la mortificazione di entrambi i diritti lavorativi!

La prima vera emergenza da dover affrontare (immediatamente) attiene ai dipendenti che vinti i ricorsi ma non ancora passati ingiudicati al momento della applicazione dell’Articolo 1 “LEGGE FINANZIARIA 2005” e incassati gli arretrati, attivata la ricostruzione di carriera, come da decisione dei Tribunali del Lavoro, si trovano oggi nella condizione di dover restituire le somme percepite e di arretrare sia economicamente che giuridicamente con una nuova e penalizzante ricostruzione di carriera.

Ci troviamo di fronte a richieste di notifica per recupero credito fino ad un ammontare di euro 70.000,00 (anche oltre in alcuni casi) somma relativa a tredici anni, tanto è durato questo stillicidio.

Se non interviene subito un provvedimento sanatoria, blocchi o sospenda queste richieste di recupero crediti, molti lavoratori e con essi le loro famiglie potrebbero davvero trovarsi in un tunnel di disperazione .

La prima cosa che questo Governo dovrebbe e potrebbe fare è:

• Rispettare gli accordi e i soldi stanziati dal  Governo Prodi con le OO.SS.

• Una seria indagine conoscitiva di quanti, ancora oggi concretamente, si trovano in condizione di grave penalizzazione.

• Rivisitare tutte le ricostruzioni di carriera in modo e maniera di accertare quanti siano stati avvantaggiati e quanti invece penalizzati.

1. Anche considerando che molte ricostruzioni di carriera hanno tenuto in considerazione il salario accessorio a fronte di altre che non lo hanno calcolato.

2. Anche considerando che molti processi sono passati ingiudicati e pertanto non rientrano nel provvedimento

A fronte di questa indagine, se fatta seriamente, potremmo scoprire che la cifra consentirebbe una sanatoria capace di chiudere definitivamente questa vicenda senza gettare nella disperazione molti dipendenti e le loro famiglie.

Il COMITATO NAZIONALE ATA-ITP EX ENTI LOCALI

nell’esprimere il vuoto, la delusione e la lontananza da queste pratiche della politica, chiedono al Parlamento, al Ministero e pertanto al Governo di attivare tutte le iniziative necessarie, a partire dalla emanazione urgente di un provvedimento legislativo che ripristini i diritti dei lavoratori ATA/ITP ex Enti Locali lesi dal  comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

Con la Sentenza Corte Europea dei Diritti Umani del 7 giugno 2011 – Italiano  ,ha accolto il ricorso proposto da alcuni lavoratori appartenenti al personale ATA della scuola, transitati dagli enti locali allo Stato a norma della legge n. 124 del 1999, che avevano lamentato la violazione dell’art. 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU);

il 6 settembre 2011 anche  la Corte di giustizia europea ( SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA – ATA )  si è pronunciata favorevolmente sul ricorso proposto da un altro gruppo di lavoratori ATA che si trovavano nelle medesime condizioni;

Tali sentenze risulta infatti che lo Stato italiano, con la cosiddetta legge di interpretazione autentica (legge finanziaria per il 2006) che ha interpretato l’art. 8 della legge n. 124 del 1999 nel senso dì non riconoscere l’intera anzianità pregressa maturata presso l’Ente di provenienza, ha violato i diritti dei lavoratori interessati, infatti: si è creata una disparità di trattamento economico tra lavoratori con identica anzianità e profilo professionale; il danno economico si protrae per tutta la vita lavorativa, fino alla riduzione dell’importo pensionistico; molti dei transitati, nel frattempo, sono sotto minaccia di dover restituire le somme percepite, provvedimento che decurterebbe oltre il sopportabile le già basse retribuzioni di questi lavoratori;

inoltre, secondo quanto sostenuto dalla stessa Corte europea, l’intervento legislativo di cui alla citata legge finanziaria intervenendo in pendenza della procedura giudiziaria, si pone in contrasto con l’art. 6 della Convenzione europea, che invece garantisce il diritto al giusto processo.

Quindi ,

CHIEDIAMO

il pieno riconoscimento giuridico ed economico come da articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999 ,anche ai fini pensionistici  per tutti gli anni relativi al servizio prestato prima di essere coattivamente assorbiti nel comparto scuola e  a seguito  della sentenza sentenza  Agrati (Cedu) la piena applicazione ,  con la cancellazione del comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266  e una sanatoria legislativa per tutte le sentenze negative passate in giudicato causate con l’inserimento del  comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266  dal governo Berlusconi e il blocco delle restituzioni coatte che l’amministrazione sta attuando.

RIPARTONO I RICORSI………..

https://comitatonazionaleataitpexentilocali.wordpress.com/2012/10/12/al-personale-ata-itp-ex-ee-ll-ripartono-i-ricorsi-ata-itp-ex-enti-locali/

Comitato Nazionale Ata e Itp ex enti locali (3497293449)

vincenzoloverso@tiscali.it