Il comitato Nazionale Ata:«Una diatriba iniziata più di 12 anni fa»

di Gina Sfera

SANT’ANTIMO. Lo sciopero nazionale del personale ATA, indetto per il 28 marzo, vuole affermare le ragioni di una vicenda che va vanti da tempo, esattamente da quando, con la Legge 124 del 3 maggio 1999, tutto il personale ATA e ITP delle scuole statali dei comuni e delle province, veniva trasferita alle dipendenze dello Stato. Più di 12 anni, con le legislature che si sono susseguite, non sono bastati a mettere il punto a una situazione anomala che ha creato danni senza offrire certezze.

A riaprire la diatriba tra il personale ATA-ITP ed il governo centrale ci hanno pensato ben due sentenze delle Corte di Giustizia Europea; una con data 7 giugno emessa dalla Corte Europea dei Diritti Umani che ha condannato lo Stato Italiano alla violazione dell’art. 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’uomo accogliendo il ricorso proposto dal personale ATA-ITP proveniente dagli Enti Locali.; un’altra emessa dalla Corte di Giustizia in data 6 settembre che ha accettato un altro ricorso presentato da un altro gruppo di lavoratori ATA che si trovavano nelle medesime condizioni.

La manifestazione avrà luogo a Piazza Montecitorio con inizio alle ore 9.30 e vedrà la partecipazione massiccia del personale interessato da ogni parte della penisola compreso l’area Giuglianese-Aversana, in considerazione del tam-tam che sta interessando il personale ATA delle scuole coinvolte.

Il Presidente del Comitato Nazionale ATA-ITP ex EE.LL.,Antonio Brunaccini, DSGA dell’I.S. Moscati di Sant’Antimo ci spiega il cuore del problema. Quando avvenne il trasferimento di tutto il personale ATA delle scuole da Comuni e Province allo Stato, veniva ad esso riconosciuta l’anzianità, sia economica che giuridica, maturata presso l’Ente di provenienza e il mantenimento della sede in una prima fase applicativa.

Nelle intenzioni del legislatore quindi, ci spiega Antonio Brunaccini, l’art.8 della Legge 124 del ’99, garantiva il trasferimento secondo i principi contenuti nell’art. 2112 del Cod. Civile, quelli cioè relativi ai diritti e doveri del personale interessato secondo il ruolo corrispondente di arrivo.

Con l’esigenza dei diversi governi succedutisi, di realizzare riforme a costo zero, si verifica però una situazione paradossale: i lavoratori interessati al trasferimento obbligatorio, non solo si vedono negati i diritti maturati presso l’Ente di provenienza, ma neppure si vedono riconosciuti quelli di mantenere il livello retributivo. Oltre ad aver perso ogni beneficio delle code contrattuali EE.LL., il personale ATA si vede negati anche tutti i diritti maturati nell’Ente di provenienza; infatti alcuni addirittura retrocedono di livello retributivo e altri perdono quanto maturato in anzianità lavorativa con danni sul calcolo pensionistico.

Il Decreto Interministeriale23 luglio 1999, che avrebbe dovuto indicare le modalità del passaggio graduale, in realtà demanda a un successivo decreto, da adottarsi previa contrattazione tra ARAN e le OO.SS dei comparti scuola e enti locali, la definizione dei criteri di inquadramento del personale ATA.

L’accordo sottoscritto successivamente tra ARAN e le OO.SS. formula criteri di inquadramento diversi da quelli stabiliti dalla Legge 124 del 1999. L’accordo viene validato dalla Corte dei Conti.

Tutto perciò è causato da un accordo sindacale illegittimo, nel senso che il trasferimento “ope legis” è regolamentato dalla legislazione ordinaria, mentre in questo caso è un accordo sindacale ad annullare i dettati legislativi.

Da qui l’iter di ricorsi ai Tribunali del Lavoro, ai quali si chiede di pronunciarsi circa l’illegittimità di questo accordo nella parte in cui contrasta con quanto disposto dall’art.8 terzo comma della Legge 124, e con l’art. 2112 del C.C. Ai ricorsi seguono numerose sentenze favorevoli ai lavoratori, ma anche azioni di Mobbing e Bossing.

Anche alcune sentenze della Corte di Cassazione danno ragione ai lavoratori ricorrenti.

Ma il governo Berlusconiannulla nel 2005, in finanziaria, tutti i pronunciamenti dei giudici del lavoro, con un comma interpretativo che ribalta non solo le sentenze favorevoli, ma anche la regolare priorità legislativa, avvalorando un accordo sindacale contro una Legge dello Stato.

Nel 2007 e nel 2009 la Corte Costituzionale dichiara legittimo il comportamento del Governo.

Con lo sciopero che si prepara per il giorno 28 marzo 2012(siamo a 13 anni dall’inizio!), il Comitato Nazionale ATA-ITP chiede al Parlamento, al Ministero e al Governo di attivare tutte le iniziative necessarie a ripristinare il rispetto dei diritti dei lavoratori, così come ha ribadito la Sentenza della Corte di Giustizia Europea nel settembre 2011.

http://www.internapoli.it/articolo.asp?id=23298

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