“Come sempre accade, le questioni spinose in Italia si prolungano per anni.

La nostra dal 2000, venendo di fatto ignorata da ogni Governo arrivato al potere.

Oggi la crisi complica tutto ma una soluzione si deve trovare, per rispetto a coloro che sono morti o si sono ammalati stando dietro alla loro vicenda personale.

E comunque la Corte Europea ci ha dato ragione, alla faccia dei Sindacati confederali che per noi volevano un accordo a costo zero”, dichiara Vincenzo Lo Verso del Coordinamento Ata-Itp, ex-Enti Locali.

Piazza di Montecitorio: stavolta a fare sentire le proprie ragioni è stato il personale Amministrativo Tecnico e Ausiliario della scuola che ha avuto il sostegno dell’Unicobas.

Una classica vicenda all’italiana, lunga dodici anni e sulla quale si è spesa pure la Suprema Corte Europea.

Che lo scorso 7 giugno – con sentenza passata in giudicato nel novembre scorso – ha stabilito che l’applicazione retroattiva della legge di interpretazione autentica varata a suo tempo in Italia contrasta con l’articolo 6 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

La storia è di quelle che impone tonnellate di fosforo per essere compresa appieno.

Dice Lo Verso: “Al personale ATA proveniente dagli Enti Locali, al momento del passaggio allo Stato era stata azzerata l’anzianità lavorativa; dopo – e con il concorso di Cgil, Cisl, Uil e Snals – si era sanata la situazione con una vergognosa legge approvata nel dicembre del 2005, la famosa 266, che ha stravolto quella a noi favorevole del 1999, la n. 124”.

Si tratta insomma di lavoratori che dagli Enti locali sono approdati alla Scuola pubblica ed ai quali è stata in pratica azzerato il servizio svolto in precedenza.

In ballo soldi e carriera.

E pure l’onore, per quel che esso oggi vale nel nostro Paese.

Eppure alcune sentenze hanno dato ragione a tanti lavoratori come accaduto a Treviso, Monza e Vibo Valentia.

“E’ avvilente constatare che non ci sono altre strade per far rispettare un nostro diritto; eppure è l’unica da percorrere se si vuole dare una speranza a lavoratori che guadagnano in media 700 euro al mese e che comunque svolgono la propria mansione con dignità, precisione e professionalità”.

Non solo.

Perché se è vero che in primo grado in molti hanno vinto, in secondo grado alcuni hanno perso: in Calabria, ad esempio, dove lo Stato attraverso la Ragioneria Territoriale ha chiesto non solo la restituzione del denaro ma pure gli interessi.

La Corte europea ha stigmatizzato il peggioramento delle condizioni retributive dei lavoratori invitando il giudice italiano a verificarne le conseguenze.

Quindi tutto a posto perché giustizia è fatta.

“E invece no! Perché il Governo, invece di prendere atto della sentenza, sta tentando di eluderla.

Questa il motivo del nostro sciopero nazionale: rivendichiamo un più giusto trattamento economico, un’adeguata revisione dei nostri profili professionali e il riconoscimento del ruolo di ‘coadiuzione educativa’”.

Al momento, alla vertenza sono interessati circa 33mila dipendenti, di età media fra i 55 e i 60 anni.

A dare loro una mano l’Unicobas, che già nel 2008 indisse in sciopero nazionale.

A margine della manifestazione romana, una delegazione è stata ricevuta dalla Commissione Cultura della Camera.

Presenti gli on. De Pasquale e Gatti (Pd) e Aprea (Pdl), ai lavoratori è stata garantita una risoluzione in loro favore da sottoporre i tempi brevissimi all’Esecutivo.

Gli ATA hanno ancora cause in corso davanti i Tribunali, le Corti d’Appello o la Cassazione.

Saranno i giudici italiani a dover decidere come applicare i principi di diritto stabiliti dalla sentenza e vi è la possibilità che la questione venga rinviata – per la terza volta – alla Corte Costituzionale.

Per gli ATA che hanno subito una sentenza negativa passata in giudicato, è allo studio un’azione di risarcimento danni per omessa applicazione della normativa comunitaria.

Il personale ATA che non ha proposto alcun ricorso o non ha avuto sentenza di primo grado per abbandono ed estinzione della causa, si trova ora nella possibilità di agire in giudizio grazie alle due sentenze favorevoli della Corte Europea.

Fonte:

http://www.prismanews.net/lavoro/scuola-sciopero-ata-il-palazzo-pare-rispondere-si.html

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