Rimborsi elettorali, i partiti della maggioranza trovano l’intesa sul finanziamento alla politica

Ci volevano le retate perché le alte cariche dello Stato, i partiti e i cittadini scoprissero lo scandalo dei “rimborsi elettorali” .

Il tutto accade in un momento in cui i cittadini sono chiamati a fare enormi sacrifici per risanare il bilancio dello Stato, affondato da una classe politica capace solo di sguazzare nei milioni che si è auto elargita e negli ignobili privilegi che diventano sprezzanti insulti verso chi non riesce neppure a dare da mangiare ai propri figli con uno stipendio dimezzato e/o decurtato dell’anzianità dalla legge interpretativa comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

Nel 1993, in piena epoca Tangentopoli, i cittadini italiani abolirono il finanziamento pubblico ai partiti,con l’abrogazione referendaria principale fonte di finanziamento.

 La Corte dei Conti ha scritto che “ quello che viene normativamente definito contributo per il rimborso delle spese elettorali è, in realtà, un vero e proprio finanziamento”.

 Con buona pace dei 31,2 milioni di italiani che col referendum del 1993 avevano dichiarato di volere l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. 

Facciamo quattro conti della serva.

Elezioni del 2006.

Le spese di Rifondazione Comunista , certificate dalla Corte dei Conti, erano state 1 milione e 636 mila euro e i voti ottenuti gli avevano dato il diritto di ricevere dalla pubblica amministrazione un “rimborso” di 6 milioni e 987 mila euro all’anno per cinque anni.

In totale 34 milioni 932 mila euro (fonte: Corte dei Conti, relazione sulle elezioni politiche del 9 e 10 aprile 2006, pagina 269) .

Elezioni del 2008.

 Le spese certificate dalla Corte dei Conti della Lega Nord sono state 2 milioni e 940 mila euro e i voti ottenuti gli hanno dato il diritto di ricevere dalla pubblica amministrazione un “rimborso” di 8 milioni e 277 mila euro all’anno per cinque anni.

In totale 41 milioni 385 mila euro(fonte: Corte dei Conti) .Questo per le elezioni del 2008, che si sommano ai “rimborsi” relativi alle elezioni del 2006

Per quanto riguarda il  PDL, la Corte dei Conti ha certificato che per le elezioni del 2008 il primo ha speso 54 milioni e ne incasserà 206 mentre il PD, dopo averne speso 18, ne incasserà 180.

 l’Udc ha ricevuto solo per il 2008 (25.895.850 euro).

 A fine legislatura ne avranno incassati 503 in cinque anni mentre i partiti hanno sostenuto spese accertate per circa 110 milioni.

La differenza, evidentemente, è rimasta nelle loro casse e come i fatti stanno confermando sono serviti a rimpinguare le finanze personali dei  furbetti della politica a discapito dei cittadini che onestamente credono nella funzione della politica come servizio verso la comunità

 Prendiamo in considerazione solo le ultime due elezioni politiche

 nelle politiche del 2006 i partiti hanno avuto spese per un ammontare di 110.127.757 euro,ma hanno intascato la bellezza di 503.094.380 euro di contributi ,con un guadagno di 392.966.623 euro

nelle politiche del 2008 i partiti hanno registrato spese per un ammontare di 122.874.652 euro ma hanno intascato dai contributi pubblici 499.645.745 euro,con un guadagno di 376.771.092 euro il tutto sempre contro il volere del popolo che nel 1993 aveva votato un referendum per abrogare tali finanziamenti!

Provate un po’ solo a contare quanti MILIARDI DI EURO si sono intascati i partiti negli ultimi 13 anni a nostro discapito ???????

Perché non prevedere che i 100 milioni di euro che ancora devono essere ripartiti  ai partiti non siano messi in acconto per sanare la nostra ingiustizia??

E ancora visto che tutti i partiti sono in attivo nei loro bilanci in quanto hanno ricevuto finora troppi finanziamenti pubblici perché una parte  non devolverli in un fondo per sanare la nostra anzianità ???

Utopia???

Ora mi viene legittimo pensare che qualcosa non quadra.

Ricordiamo a tutti i nostri lettori un  caso delle  tante ingiustizie di questo ultimo decennio.

Il trasferimento del personale enti locali ai ruoli dello stato con la  legge n. 124 del 1999 ,circa 70mila  persone di punto in bianco si sono ritrovati senza l’anzianità maturata dall’ente di provenienza grazie a una legge interpretativa comma 218 dell’art. 1 della legge 23 dicembre 2005, n. 266.

Con l’ausilio di tutti i Governi e i partiti politici che in questi anni ci hanno governato e con i Sindacati maggiormente rappresentativi ci  hanno declassato per “ragioni imperative di interesse generale”.(leggesi economico)

Quindi  secondo sopracitata  legge l’anzianità maturata durante il servizio presso l’ente locale non poteva comportare un aumento retributivo del trattamento economico che percepivamo all’atto del trasferimento,snaturando articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999, l’anzianità di servizio ottenuta presso l’ente locale di provenienza era riconosciuta a tutti gli effetti giuridici ed economici.

Infatti  il Ministero, senza prendere in considerazione l’anzianità acquisita dai dipendenti al servizio degli enti locali fino al 31 dicembre 1999 e quindi senza calcolare il trattamento economico sulla base di tale anzianità, come previsto dal contratto collettivo nazionale della Scuola, ci attribuiva un’anzianità fittizia trasformando la retribuzione percepita presso gli enti locali, alla data del 31 dicembre 1999, in anni di anzianità,per trasformare la retribuzione di base in anni di anzianità fittizia, il Ministero aveva eliminato dall’ultimo libro paga tutte le componenti accessorie dello stipendio guadagnate in maniera stabile fino al 31 dicembre 1999.

Il Governo afferma che tale interpretazione della legge n. 124 del 1999 era stata confermata da un accordo tra l’agenzia 20.07.2000 l’ARAN e le OO.SS dei lavoratori e poi avallata dal decreto ministeriale del 5 APRILE 2001.

 RINGRAZIAMO ANCHE I SINDACATI DI

QUESTA REGALIA

Quindi quando le forze politiche ci chiedono come trovare i fondi necessari per ripristinare il nostro diritto avvallato da ben 2 sentenze europee(Sentenza Corte Europea dei Diritti Umani del 7 giugno 2011 – ItalianoSENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA – ATA ) che ricordino che siamo stufi d’essere bistrattati e di trovare al più presto  i finanziamenti per sanare l’ingiustizia da loro provocata.

 Per tutto questo è indispensabile che, a partire  da subito si ponga come centrale la questione della soluzione della nostra anzianità PREGRESSA con l’abrogazione del comma 218 dell’art. 1 della L. 23/12/2005, n. 266 e applicazione dell’articolo 8 della legge n. 124 del 3 maggio 1999 nella sua originaria formulazione con il riconoscimento dell’anzianità effettivamente maturata sia per il personale ancora in servizio sia per il personale andato in quiescenza dopo l’1/1/2000.

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