stadio

Per tutti quelli che si ostinano a dire  il mio partito è meglio degli altri,

articolo illuminante di Carlo il nostro addetto stampa del 13 marzo 2008

in occasione delle scorse Elezioni politiche ancora attuale.

 

Di questi tempi, fioriscono sul Web le più disparate proposte sul come comportarsi alle prossime elezioni: si va dall’astensionismo puro, al non-ritiro della scheda elettorale con richiesta di segnalazione nel verbale, al voto per formazioni che non avranno nessun peso.

Tutto ciò (avrò certamente dimenticato altre proposte) è perfettamente comprensibile, poiché il livello di sopportazione degli italiani è oramai traboccato, ma ha poco senso se non riusciamo a comprendere profondamente il livello di commistione interna dell’attuale classe politica.

Si fa presto a dire “sono tutti d’accordo” perché, se non riuscirete a dimostrarlo, v’accuseranno sempre di qualunquismo.

Partendo da una vicenda sindacal-giudiziaria, che ha coinvolto circa 70.000 italiani, dimostrerò – senza ombra di dubbio – che l’attuale classe politica è tutta collusa, dall’estrema destra all’estrema sinistra.

Vedremo, in seguito, contro chi e perché.

E li sfido a dimostrare il contrario.

La storia parte intorno al 1970, con la legge sull’ordinamento regionale (che prevedeva l’abolizione delle Province): come eludere quell’impegno, che avrebbe significato perdere qualche migliaio di posti per i politici “trombati”, i figli di mammasantissima, le mogli in cerca di carriera?

Che il Bel Paese se ne freghi del Diritto – quando cozza con gli interessi della Casta – lo sappiamo: la vicenda di Europa7 insegna, ma anche questa storia non ha niente da invidiare. Cercherò d’essere più conciso possibile – a scapito d’aspetti secondari – ma, quando s’affrontano i “fatti”, bisogna cercare d’essere precisi.

Per inventare qualche nuovo “ambito” di competenza per le Province, non bastavano certo la caccia e la pesca: ci voleva qualcosa di “sostanzioso”.

S’inventarono allora che per alcuni tipi di scuola – tutte le altre, eccettuati i Licei Classici, gli Istituti Tecnici Industriali, Istituti Professionali e Magistrali – il personale non docente (ed una piccola parte di docenti) sarebbe stato alle dipendenze delle Amministrazioni Provinciali. Motivazione?

Nessuna, perché non si capisce per quale motivo un Liceo Classico debba avere personale dello Stato ed uno Scientifico della Provincia: una pura e semplice ripartizione per mantenere in vita le Province.

Un po’ “d’ossigeno”, fin quando non fossero state inventate nuove competenze. Per scaldare le sedie di lor signori con i nostri soldi. Mi rendo conto che pochi italiani conosceranno la vicenda ma, fino al 31 Dicembre 1999, le cose stavano così.

Nel 1997, viene emanato il cosiddetto “decreto Bassanini”, che individuava un futuro “aziendale” anche per settori come la scuola e la sanità: siamo nel momento aureo del governo Prodi, nel quale tutti corrono – garruli e felici – verso un futuro di “competitività” e “globalizzazione”.

Con il nuovo millennio – complice la “riforma Bassanini” – tale personale deve passare sotto lo Stato, perché non si sono mai viste “aziende” che non abbiano potestà sui loro dipendenti.

Riflettiamo che, una simile “pensata” liberista, è stata partorita da un uomo che ha trascorso la vita nelle federazioni con l’effige di Stalin.

La legge, che provvede a questo trasferimento, è la n. 124 del 1999, all’art. 8, comma 2:
2. Il personale di ruolo…omissis…dipendente dagli enti locali, in servizio nelle istituzioni scolastiche statali alla data di entrata in vigore della presente legge, è trasferito nei ruoli del personale ATA statale ed è inquadrato nelle qualifiche funzionali e nei profili professionali corrispondenti per lo svolgimento dei compiti propri dei predetti profili…omissis…A detto personale vengono riconosciuti ai fini giuridici ed economici l’anzianità maturata presso l’ente locale di provenienza nonché il mantenimento della sede in fase di prima applicazione in presenza della relativa disponibilità del posto. Gli “omissis” non nascondono niente, soltanto un po’ di “scrematura” per rendere più agevole la lettura: ciascuno di voi potrà leggere facilmente la legge 124/99 cercandola su Google.

Per una volta, sembra che sia stata scritta una legge chiara: se hai 10 anni d’anzianità maturati presso un Comune od una Provincia, avrai lo stesso stipendio di un pari grado nello Stato.

Il problema è che gli stipendi dello Stato sono leggermente più alti, e bisogna provvedere alla differenza: chi scrisse la legge lo sapeva, ma preferì fare finta di niente.

Nel frattempo, Prodi è caduto, D’Alema s’è dedicato al bombardamento di Belgrado ed è divenuto impresentabile per gli elettori di sinistra.

Si tira allora fuori dall’armadio il Dottor Sottile – alias Giuliano Amato – il quale è così “sottile” che riuscirebbe, per turlupinarvi, a passare sotto gli zerbini.

Lo ricordano milioni di piccoli risparmiatori, quando – siccome l’inflazione era al 15%, lo Stato aveva una “fame” di denaro immensa, e di conseguenza i Buoni Postali avevano alti rendimenti – il Dottor Sottile pensò bene di “rivedere” – a posteriori – quei rendimenti.

Ovviamente, quando la paura per il bilancio dello Stato era passata. Così, milioni di nonnine che avevano risparmiato 100.000 lirette per il nipotino, si videro gabbare da una legge che interveniva sui rendimenti di un contratto di natura privata, fra il risparmiatore e le Poste, laddove lo Stato non avrebbe avuto nessun diritto di metterci il becco.

Ma, si sa, in Italia il Diritto è un optional.

In questo caso, la situazione era più spinosa: riflettiamo che 70.000 dipendenti fanno “massa elettorale”, e sono dell’ordine di grandezza di un’azienda come la FIAT. In questi frangenti, torna utile passare la palla all’ala, ossia ai sempre fedeli sindacati confederali & affini.

Siamo nel Luglio del 2000 – governa ancora il centro sinistra – e, mentre il solleone brucia strade e spiagge, si riuniscono i soliti “carbonari”: funzionari ministeriali, ARAN e Sindacati.

Ripeteranno l’identico copione per l’accordo del 23 Luglio 2007, sulle pensioni e sul welfare.

Nasce il primo pateracchio: l’anzianità non viene più riconosciuta, ma “temporizzata”.

La lingua italiana sa arrampicarsi su trapezi impossibili.

Ai suddetti dipendenti viene attribuita la posizione stipendiale, tra quelle indicate nell’allegata tabella B, d’importo pari o immediatamente inferiore al trattamento annuo in godimento al 31-12-1999 costituito da stipendio e retribuzione individuale di anzianità nonché, per coloro che ne sono provvisti, dall’indennità specifica prevista dall’art. 4, comma 3 del CCNL 16-7-1996 enti locali come modificato dall’art. 28 del CCNL 1-4-1999 enti locali, dall’indennità prevista dall’art.37, comma 4, del CCNL 6-7-1995 e dall’indennità prevista dall’art.37, comma 1, lettera d) del medesimo CCNL.

Ci avete capito qualcosa?

Dubito, ma non fa niente.

Nella Tabella B, c’era scritto praticamente che quella gente sarebbe sì passata sotto lo Stato, ma avrebbe continuato a percepire lo stipendi di prima!

A questo servono i sindacati!

Ovviamente, quando governa il centro sinistra.

Arriva Berlusconi e la situazione non cambia: anzi, partono migliaia di ricorsi alla Magistratura del Lavoro, che per la quasi totalità danno ragione ai lavoratori.

I Magistrati di primo grado, evidentemente, fra il pateracchio sindacale di Luglio, ed il testo della legge 124/99, ritengono più chiaro il secondo.

Così la pensa anche la Corte di Cassazione, che inizia ad emanare le prime sentenze definitive, che danno tutte ragione ai lavoratori.

Da notare che moltissime cause vengono promosse dalla stessa CGIL – che ha sostenuto l’accordo capestro! – che, quindi, ricorre contro se stessa!

Ma, ricordiamo, sta governando il centro destra ed ogni sgambetto è lecito.

La situazione allarma Berlusconi e Tremonti, i quali s’affrettano – nella legge finanziaria per il 2006 – ad inserire un comma nel quale forniscono “l’interpretazione autentica” della legge del 1999! Non potrebbero abolirla – altrimenti quella gente tornerebbe sotto Province e Comuni! – e allora “s’interpreta”.

Sei anni dopo.

Il comma della Finanziaria è una vera “perla” del Diritto: in pratica, recepisce in pieno la “temporizzazione” firmata dalla CGIL! Aggiunge però una nota “partenopea” – giacché, nel frattempo, alcune sentenze sono diventate definitive ed a vantaggio dei lavoratori – ossia “E’ fatta salva l’esecuzione dei giudicati formatisi alla data di entrata in vigore della presente legge”.

Traduzione: “Chi ha avuto ha avuto, chi ha dato ha dato, scurdammoce ‘o passato, salutamm’e paisà”.

Chi ce l’ha fatta, buon per lui: gli altri, corrano.

Qualcuno, s’accorge che questa è una “porcata” al quadrato e firma un ordine del giorno al Senato.

Sono i senatori: Acciarini (DS), Soliani (DS), Cortina (Verdi), Manieri (SDI), Betta (Margherita), Franco V. (Ulivo), Modica (DS), Tessitore (Ulivo), Zavoli (DS), D’Andrea (Margherita), Monticane (Margherita), Togni (RC). (Ordine del giorno atto Senato 3613-b).

Affermano:
Il Senato, considerato che: con un emendamento per la finanziaria 2006 approvato dalla Camera il Governo taglia le retribuzioni dei lavoratori Ata e Itp della scuola provenienti dagli EE.LL., inventandosi una interpretazione “autentica” che stravolge l’art’8 della legge 124/99 e mira a disconoscere i diritti dei lavoratori stessi e a cancellare tutti i provvedimenti pendenti; La Corte di Cassazione ha ripetutamente riconosciuto il diritto ad una giusta retribuzione per il servizio prestato e che in base a sentenze favorevoli dello stesso organo della magistratura centinaia di lavoratori hanno ottenuto uno stipendio corrispondente all’attività lavorativa prestata; altre decine di migliaia di lavoratori nella stessa situazione giuridica, ma il cui procedimento di fronte alla Corte di Cassazione è ancora pendente, vedrebbero così negata ogni loro prospettiva con una perdita salariale annua stimabile in alcune migliaia di euro.

Impegna il Governo: a ripristinare il diritto al riconoscimento del servizio stabilito da ripetute sentenze della Cassazione ed adottare immediatamente i provvedimenti necessari per evitare situazioni di disparità tra lavoratori, vessatorie e profondamente ingiuste.

La cosa incredibile è che l’Ordine del Giorno viene approvato all’unanimità dal Senato, anche da quelli che avevano appena votato a favore dell’emendamento-capestro!

La coscienza, in qualche modo, bisogna pur lavarsela: d’altro canto, lo stesso estensore della nuova legge elettorale non avrà remore a definirla una “porcata”.

Oramai, non fanno altro.

Fra l’altro, le migliaia di procedimenti persi dal Ministero dell’Istruzione, non sono a “costo zero”: l’ultima sentenza che è stata emanata (2008), prevede il pagamento di 2.000 euro di spese processuali da parte dello Stato!

Insomma, si spende per le sole spese processuali probabilmente la metà del contenzioso! Il PIL, però, aumenta.

Nell’antro della CGIL, mentre Berlusconi impera, si studiano le contromisure: bisogna a tutti i costi contribuire alla causa che ha regalato a Cofferati la poltrona di sindaco di Bologna (e, in futuro, altre poltrone per noi).

Si prova con la Corte Costituzionale: non sarà mica ritenuto costituzionale un comma che discrimina, fra chi ha completato l’iter giudiziario e chi invece è ancora in corsa e, soprattutto, che introduce un principio di retroattività del Diritto!

Dimenticano d’esser stati loro stessi, nel 2000, a dare “inizio alle danze” contro i lavoratori.

E vai con i Grandi Costituzionalisti!

C’è subito un intoppo.

Anzi, più d’uno.

Il primo è gravissimo: nell’Aprile del 2006 è tornato in sella Romano Prodi.

Adesso, che si fa?

Si rischia di metterlo nello “stoppino” al “governo amico”?

C’è però “in corsa” una riforma della giustizia che abolisce la precedente riforma Castelli – non molto gradita alla magistratura, soprattutto ai piani alti – e forse qualcosa si può fare.

Così, la memoria dell’Avvocatura dello Stato che deve sostenere il comma voluto da Berlusconi (e scritto a suo tempo dalla CGIL!) porta, in calce, la firma di Romano Prodi!

Uniti nella lotta.

E i signori: Acciarini, Soliani, Cortiana, Manieri, Betta, Franco V., Modica, Tessitore, Zavoli, D’Andrea, Monticone, Togni, che s’erano così generosamente e coraggiosamente impegnati?

Dov’erano?

E il Senato che aveva approvato all’unanimità?

Ah, saperlo…

La Corte Costituzionale – non sappiamo se per ringraziare l’allora Guardasigilli Mastella – s’inventa una mostruosità tale per cui tutto può essere retroattivo, e le normative europee in materia di lavoro non vanno interpretate così come sono.

Eh no, siamo nel Bel Paese.

Soltanto quando comoda: Europa7 insegna.

La Corte di Cassazione si deve adeguare: pur tuttavia, qualche coraggioso magistrato continua ancora oggi a considerare un mostro il pronunciamento della Corte Costituzionale, ed a dare ragione ai lavoratori! Temo per loro: il collaudato metodo “Forleo-De Magistris” incombe.

I COBAS giungono a definire la vicenda una storia di “mobbing di Stato”, e non sono lontani dalla realtà.

Dopo le “adunate oceaniche” – oggi – la CGIL chiede umilmente al ministro Fioroni almeno la “rateizzazione” del “maltolto”, ossia dei soldi che i lavoratori avevano ricevuto dopo le sentenze di primo e/o secondo grado!

Il grande sindacato italiano

– quello che ci ha regalato un anno in più di lavoro rispetto alla riforma Maroni, ed ha sancito la liceità di tutti i contratti a termine che taglieggiano i giovani – si prostra di fronte a Sua Eminenza il Fiorone, il peggior Ministro dell’Istruzione che abbia occupato la poltrona di viale Trastevere dai tempi della Jervolino.

Avessero, almeno, un po’ di dignità: quella dignità che i lavoratori hanno, e che i sindacalisti venduti calpestano.

Dopo questa illuminante storiella, chi vorreste votare? Storac-Berluscon-Veltron-Casin-Bertinotti?

Questa vicenda non viene da Marte: i nostri grandi “costituzionalisti” sono riusciti a concepire un tale mostro giuridico, grazie al quale ci saranno tre diversi tipi di bidelli con medesima anzianità.

Uno, proviene dagli Enti Locali ed è riuscito a rientrare nell’emendamento “partenopeo” – sentenza passata in giudicato, scurdammoce o’ passat’e – mentre un secondo è da sempre dipendente statale e non rientra nel problema.

Un terzo, che spazza 1/3 del corridoio come gli altri, prende meno soldi perché è intervenuta dapprima la CGIL nel 2000, che poi ha passato la palla a Berlusconi nel 2005: infine, l’assist finale di Prodi ed il goal.

Questa è l’interpretazione “autentica” dei nostri costituzionalisti, i quali non riescono nemmeno più a considerare l’elementare principio d’eguaglianza di fronte alla legge.

Questa vicenda dimostra inequivocabilmente che c’è stata commistione e, anzi, addirittura collaborazione contro un diritto elementare dei lavoratori.

Mica un’iperbole del diritto: semplicemente, riconoscere che due persone che svolgono la stessa mansione, nella stessa struttura, con identici compiti ed uguale anzianità percepiscono la stessa retribuzione.

Ma, di là di questa vicenda, avete notato qualche contrapposizione per argomenti che stanno a cuore agli italiani – la vicenda dei truffati Parmalat, dei bond argentini, la benzina che non fa che salire e nessuno fa nulla, la scuola che va a catafascio, la malasanità, ecc – oppure le contrapposizioni si limitano alla gestione dei ruoli?

Tu giocavi con quello!

No, non è vero: gli ho passato una sola volta la palla ma per sbaglio! No, vi ho visti mangiare il gelato insieme! Questo è il livello.

Vi prego, il giorno delle elezioni risparmiatevi almeno il sangue gramo, perché la Nazionale italiana dei Politici è coesa e gioca con una strategia ben oliata e funzionale.

Giocano con un modulo vecchio – il cosiddetto WM – perché, se scatta un fuorigioco, emanano immediatamente un Decreto Legge che lo annulla.

Anche retroattivamente.

Dalle ultime anticipazioni, che siamo riusciti ad avere dai vari ritiri, pare che la formazione sarà questa:

Portiere: Guglielmo Epifani. E’ collaudato difensore per qualsiasi situazione rischiosa, anche quando si lotta per anni contro il precariato e poi, per ordini superiori di poltrone & affini, bisogna rimangiarsi tutto. Affidabile al 100%, para i rigori e, se per caso una palla va in rete, s’appella subito alla concertazione, all’unità sindacale e fa annullare tutto.

Terzino destro: Raffaele Bonanni. Difensore arcigno, di vecchio stampo, capace di “mordere i garretti” anche all’attaccante più scaltro. Le voci che circolano sul suo conto, ossia che avesse a che fare con il malaffare del calcio-scommesse, sono ovviamente infondate. E’ soprannominato “Don Raffaé”.

Terzino sinistro: Luigi Angeletti. Uomo più di spinta che di copertura. Si lancia spesso in avanti sulla fascia, corre e porta acqua a tutti i mulini, senza distinzione, dai no-global a Confindustria. Lascia un po’ a desiderare sulla continuità: pare, a volte, che giunto a metà campo abbia già esaurito il fiato. Purtroppo, non sono più i tempi del “cinese”.

Mediano destro: Piero Fassino. Noto per la sua interpretazione, insieme a Luciano Ligabue, della versione “live” del noto brano “Una vita da mediano”. Difficile dire oggi fin quando riuscirà a tessere abilmente le trame di centrocampo: in particolare, senza perdere mezza squadra ogni volta che avanza.

Centromediano: Pierferdinando Casini. Giocatore eclettico, dalle mille risorse. Capace di difendere i valori cattolici della famiglia, anche se più d’una, come la sua. Per il futuro spera di continuare a rivestire il ruolo di cerniera di centrocampo, nel quale eccelle, soprattutto dopo che Clemente Mastella – suo outsider – ha appeso le scarpette al chiodo.

Mediano sinistro: Roberto Maroni. Dopo il grave infortunio che ha chiuso la carriera di Umberto Bossi, il ruolo d’inventare qualcosa di nuovo al centrocampo gli è giunto per censo. Abile nello scompaginare le difese avversarie con improbabili secessioni: in fin dei conti, è stato preferito al coriaceo Calderoli per la maggior affidabilità, ossia la disponibilità a votare qualsiasi “porcata” gli chiedano. Senza, però, urlarlo dopo ai quattro venti.

Ala destra: Giulio Tremonti. E’ la grande speranza del calcio italiano, inutile nasconderlo. Capace di tuonare contro Bruxelles e la Cina, d’imbonire i grandi banchieri e di scrivere libri da no-global. Un eclettismo indomabile: performance da grande campione, inutile nasconderlo. Pecca, purtroppo, sulla continuità, laddove – in passato – fu colto da “saudade” e dovette essere sostituito a metà gara. Un’incognita da non sottovalutare.

Mezzala destra: Letta, Gianni ed Enrico. Purtroppo, le inique regole del calcio non consentono di farli giocare insieme, poiché i due non sono in antagonismo, bensì sono la naturale continuità l’uno dell’altro. Come Plinio il Vecchio e Plinio il Giovane. Nell’attesa che si riescano finalmente a riformare gli ingiusti regolamenti UEFA – e l’Italia possa finalmente dimostrare d’aver buon diritto, a differenza d’altri, a giocare in 12 – sarà praticamente una staffetta. Questo è uno dei ruoli che non riserverà sorprese, per continuità ed affidabilità.

Centravanti: Silvio Berlusconi. Il vecchio bomber è una delle certezze di questa Nazionale. Sicuro ed esperto, il vecchio “puntero” può preoccupare soltanto per le sue condizioni fisiche, che durante alcuni passati match non sono sembrate ottimali. Ha promesso che, all’esordio in campionato, sfoggerà una capigliatura alla George Best.

Mezzala sinistra: Walter Veltroni. La scelta del “leggero” Veltroni per sostenere le punte è stata obbligata, giacché il grande regista della Nazionale – Romano Prodi – ha deciso di chiudere con il calcio. Abile nel dribblare anche le evidenze più acclarate, ha come difetto quello di voler sempre “correre da solo”, una caratteristica che mal si sposa con la necessità del gioco di squadra. Speriamo che la lunga esperienza maturata nella Stella Rossa, nella Dinamo e nel Partizan gli sia d’aiuto, anche se oggi pare guardare con più attenzione ai Chicago Rangers.

Ala sinistra: Fini/D’Alema. Questo ruolo è il vero cruccio del coach – Giulio Andreotti – poiché i due sono molto simili, ma dotati di forte carattere e decisi a non lasciarsi soffiare il posto. Entrambi, affermano d’avere idee chiarissime, addirittura “da quando sono N.A.T.O.”. Il loro affiatamento con il bomber Berlusconi è fuor di discussione – anni di gioco di squadra lo confermano – ma le troppo spiccate doti caratteriali e l’ambizione sfrenata potrebbero giocare loro brutti scherzi. Si prospetta l’eterna staffetta “Rivera-Mazzola”.

Veniamo alle riserve. Svanita la convocazione di Rutelli

il centrocampista ha dichiarato di “voler concludere la carriera nella Roma” – i ruoli di centrocampo sono forse i più difficili da coprire.

Ma partiamo con ordine:
Portiere: Renata Polverini è il naturale successore di Epifani. Partita come ala destra, si è scoperta estremo difensore. Eclettismo del calcio.

Difesa: a parte alcuni vecchi “senatori” della difesa – Bindi, Turco, Bertinotti, Matteoli – si fanno i nomi di Cicchitto e di Alemanno. Il primo, purtroppo, ebbe problemi con il “calcio scommesse” e la Procura Milanese, ed anche la sua lunga militanza nel Castiglion Fibocchi suscita qualche perplessità. Sul secondo s’appuntano più speranze, anche se un po’ “leggero”, privo del necessario “physique du rôle”.

Centrocampo: è il reparto dove più scarseggiano gli eventuali sostituti. Abbandonata l’ipotesi Calderoli – troppe “porcate” e cartellini rossi – l’unica alternativa sembra essere Rocco Bottiglione, che però prende ordini solo dal cappellano della squadra. Come cursore sembra che stia salendo la quotazione di Mussi ma, a parte correre, sembra che non sappia fare altro.

Attacco: nel ruolo di “bomber” si fa largo il nome di Fiamma Nirenstein, che ha avuto una lunga militanza nel Maccabi, ma proprio questa sua abitudine di voler sempre e solo attaccare lascia qualche perplessità.

Nel gioco europeo, un attaccante deve a volte saper rientrare: anche alcune “frizioni” interne, con un massaggiatore – un tal Ciarrapico – destano qualche preoccupazione.

Michela Vittoria Brambilla ha invece rifiutato il ruolo, vista l’impossibilità di giocare con le calze autoreggenti.

In alternativa, è sempre pronto Diliberto, abile nella corsa e nel palleggio ma poco abituato ad inquadrare la porta: non segna dal 1972.

Come potrete notare, la squadra è ben disposta in campo: manca, purtroppo, la squadra avversaria.

Siamo noi i destinatari di tanto clamore, sotto la duplice veste di pubblico plaudente e destinatario di tutte le loro nequizie.

Sono disposti a fare i circenses a vita, basta che il pane sia razionato per noi ed abbondante per loro.

Tutto l’apparato gioca sempre e soltanto contro i nostri interessi, fin quando non saremo in grado di mettere in campo anche noi una squadra: qualcosa di reale, non proclami e fumo negli occhi.

C’è, allora, da scompigliarsi i capelli per il 13 Aprile? Io non so ancora cosa farò: dipenderà anche dal tempo e dalle possibili alternative, mare o qualche gita.

Se troverò il tempo e la voglia d’andare al seggio, ricorderò un famoso italiano che – decenni or sono – fu grande interprete dei tanti Pasquini che da sempre sbeffeggiano il potere.

Credo che lo voterò: Vota Antonio!

Carlo Bertani

http://carlobertani.blogspot.it/2008/03/la-nazionale-avversaria.html