GOVERNO AL GOVERNO ITALIANO

A TUTTI I PARLAMENTARI

Non dimenticate la vicenda giuridico- amministrativa che ha condizionato per tredici anni e che condiziona tuttora pesantemente la vita di migliaia di lavoratori e pensionati.

Io sono fra questi sventurati: ITP, 42 anni di servizio, dal 1974 nei ruoli della provincia di Milano e dal 2000 nei ruoli dello stato; dal 1 settembre 2012 in pensione per limiti di servizio con 38 anni di servizio in ruolo, ma riconosciuti ai fini dell’assegno di pensione e del TFS, meno di 20, e con l’obbligo a “risarcire” lo stato per un ammontare di 69.195,94 EURO per effetto della “decostruzione” di carriera.

I provvedimenti amministrativi cosi persecutori nei confronti dei lavoratori ex enti locali della Scuola (ATA e ITP), transitati nei ruoli dello stato senza giusta opzione, esigono che ne venga analizzata severamente forma e metodo prima ancora dei contenuti comunque pesanti per tutti e insostenibili per alcuni.

Forma e metodo elaborati malignamente da un apparato politico-amministrativo che ha contraddetto la nostra ingenua idea di Stato di diritto, evocando i gelidi fantasmi della burocrazia zarista.

Ciò che credevamo essere lo Stato di diritto prima dello Stato datore di lavoro, ha ingannato e derubato i suoi più umili servitori con atti di pura cattiveria: ultimo atto, la destituzione e il demansionamento forzato dall’insegnamento degli ITP ex enti locali (classe di concorso “gulag” C999 che raggruppa ITP ex enti locali in piena attività didattica nelle rispettive sedi di servizio e considerati improvvisamente “in esubero” probabilmente perché il loro tasso di mortalità, in questi ultimi anni, non è stato cosi elevato come nelle aspettative dei necrofori ministeriali).

Ciò che credevamo essere lo Stato di diritto, — ha ingannato, derubato, umiliato i propri cittadini lavoratori con maneggi e furberie travestite di giurisprudenza e con l’acquiescenza di innumerevoli fiancheggiatori presenti nelle cosiddette “forze sociali”;

— ha aizzato contro questi lavoratori, pur soccombendo, la sua più nera e trista avvocatura ululante arringhe che affermavano il falso con la consapevolezza di affermarlo;

— ha quindi innescato un conflitto tra potere giudiziario e potere legislativo risolto con ignominia recidiva dalle sentenze tombali della corte costituzionale che hanno stabilito, per l’appunto, un principio costituzionale di disuguaglianza a più livelli!

Disuguaglianza fra lavoratori ex enti locali e lavoratori da sempre statali; disuguaglianza fra lavoratori ex enti locali con sentenze passate in giudicato (positive) prima e (negative) dopo le pronunce della consulta; disuguaglianza tra lavoratori che hanno fatto o che non hanno fatto ricorso alla Giustizia Europea.

Lavoratori tutti, comunque, con la stessa anzianità giuridica, professionale, temporale, parametrale, ecc.

Altro che l’utopia del giusnaturalismo, qui siamo al “chi ha dato a dato, chi ha rubato ha rubato” ;

– e ancora, ha mostrato e mostra un totale dispregio nei confronti della giurisprudenza europea pur fregiandosi continuamente di un ipocrita quanto opportunista “europeismo”.

Se poi consideriamo il contesto socio-politico, brigantesco e insolente, nel quale è costretta la nostra fatica di vivere, allora possiamo anche precipitare in un abisso di rabbia e di depressione.

Possiamo ancora considerarci cittadini?

Non siamo ladri, evasori, mafiosi; non ci siamo battuti e non ci battiamo per un privilegio, per una provvisione, per una prebenda, ma nemmeno cerchiamo la fava nella torta del re; reclamiamo solo il diritto al riconoscimento del nostro lavoro alla pari del lavoro dei colleghi che non hanno attraversato lo “stige” fra enti locali e stato.

Consapevoli della difficile congiuntura economica, eravamo e siamo disposti a qualsiasi accordo o concordato sul piano amministrativo.

Ci siamo affidati con fiducia alla   risoluzione n. 8-00196  approvata dalla XI^ Commissione Lavoro della Camera dei Deputati il 25 luglio 2012.

Nessun segno interlocutorio positivo da nessun ministero.

Aspettiamo Godot.( 5/00271)

Con speranza nella Giustizia.

Antonio Petazzi