Archive for settembre, 2018


DE MINIMIS NON CURAT PRAETOR

a cura di Antonio Petazzi

Nella realtà dei fatti, nel nostro Paese (come direbbe un cronista in erba), esiste ancora una “obbligatorietà dell’azione penale” (art.112 Cost.)? E se esiste, è esercitata in modo efficace secondo Costituzione? Non so rispondere. Allora eserciterò la fantasia, sempre pensando al nostro Paese, la fantasia affaticata di un anziano idealista incattivito.

Voglio immaginare una “obbligatorietà dell’azione amministrativa” (di risarcimento ai cittadini) almeno quando dovrebbe coinvolgere ben 70.000 cittadini lavoratori della Scuola, ATA e ITP ex enti locali, soggetti a permanente estorsione di stato. Potrebbe esercitarla la Corte dei Conti la cui funzione è: « la verifica del bilancio consuntivo dello stato o di altri enti pubblici, allo scopo di accertare il rispetto delle regole contabili e l’attendibilità del bilancio stesso, trasmettendo in esito a tale controllo una relazione al parlamento » (da Wikipedia). Aggiungerei al rispetto delle regole contabili, il rispetto delle regole giuridiche che investono i diritti dei lavoratori soprattutto quando costoro lavorano per lo Stato e sono retribuiti dallo Stato. Dovremmo considerare lo Stato come il “leviatano”― allucinazione biblica e filosofica del potere assoluto e autoritario ― immanente allo stato delle persone e ai diritti delle persone? I magistrati della Corte dei Conti potrebbero verificare i conticini dei cittadini dopo averli raccolti con la rasca nelle sabbie mobili dei gabinetti ministeriali. I conticini dei lavoratori della Scuola ATA e ITP transitati forzatamente nell’anno 2000 dall’ente locale alla soglia ministeriale, per esempio, sono tutti in poche paginette da leggere con competenza (neanche tanta): il cedolino dello stipendio erogato dall’ente locale di provenienza (la provincia) a confronto con il cedolino dello stipendio erogato dallo stato. Confronto da effettuare su base annua (essenziale). Anche un semplice scritturale s’accorgerebbe del raggiro di stato (con risvolti penali?): miserabile truffa da lestofanti da tavolino (subita, lo ripetiamo, da 70.000 lavoratori) giocata di mano e di gomito dall’anno 2000 ai giorni nostri: “leviatano” è parola troppo pesante, qui lo stato ha fatto come il salumiere allegrone buggerone degli anni del boom che ti pesava, tra frizzi e lazzi, giamboni e mortadelle, “al lancio” e avvolti nella cartapecora!

Voglio immaginare una “obbligatorietà dell’azione costituzionale” che dovrebbero esercitare i geronti della Consulta, soprattutto verso loro stessi, e verso le loro insane sentenze “costituzionali” che hanno cassato costituzionalmente i diritti costituzionali dei 70.000 lavoratori della Scuola ATA e ITP ex enti locali. E’ sperabile che i cortigiani della Costituzione facciano pubblica autocritica? His temporibus, anche i Papi fanno autocritica, nella realtà dei fatti!

Dal sindacato sarebbe paradossale pretendere una ”obbligatorietà dell’azione sindacale”: dovrebbe sempre essere in atto, per la ragion d’essere del sindacato stesso e a maggior ragione quando sono coinvolti 70.000 lavoratori.

Per converso il cartello dei sindacati-scuola accreditati ― che a ogni cambio di luna diffondono sussiegosamente parole di “cotanto senno” sul divenire della Scuola Italiana e sulle sorti del relativo personale ― dovrebbe essere diffidato dall’ intraprendere “azioni sindacali”, in specie, collettive, per tutelare i diritti dei lavoratori considerati di rango inferiore. Nella fattispecie, dopo il clamoroso fallimento dell’azione collettiva a tutela dei lavoratori ATA e ITP ex enti locali per l’incauta strategia messa in atto dalle proprie avvocature (volevano trovare la fava nella torta del re), il cartello dei sindacati-scuola, per l’appunto, non ritenne mai e non ritiene tuttora opportuno (per chi?) inserire cogentemente la rivendicazione dei diritti lesi (e ulteriormente lesi con il suo fattivo contributo) dei suddetti lavoratori ATA e ITP ex enti locali nelle piattaforme contrattuali correnti. Il cartello dei sindacati-scuola accreditati, quindi, invocò misericordia indecorosamente, unanimemente e più volte, in tempore belli, prostrandosi davanti agli Dei acculati sulle sègge dell’Amfiparnaso parlamentare. Penose invocazioni in forma di letterine ossequiose (firmate) peroranti la “obbligatorietà di un’azione politica” risolutiva (per gli esclusi dalla contrattazione). Almeno una firma la ricordo, tale Pantaleo, nome bislacco da commedia dell’arte (vien da dire… l’armata Pantaleone! Oibò!)

Gli alti responsi degli Dei, caduti nei passati crepuscoli, furono sempre edificanti “ordini del giorno”― promettenti umana e giusnaturale comprensione ― seguiti, poi, da malcelati gesti dell’ombrello e da cornetti dietro il culo, nella realtà dei fatti!

Ah! Dimenticavo il Consiglio di Stato. Può esserci una qualche “obbligatorietà dell’azione di qualcosa” a tutela dei lavoratori della Scuola ATA e ITP ex enti locali da parte del Consiglio di Stato?

Non lo so, non ci capisco più nulla, ci sono tante corti, tanti cortigiani, una turba innumerabile di magistrati e una sola Costituzione.

E io sono stanco, avvilito, derubato, buggerato, ma, accidenti a loro, sono ancora di sana, incazzata e robusta costituzione.

Non rimarrebbe da considerare che l’Avvocatura dello Stato: si, perché, i lavoratori ATA e ITP ex enti locali fanno parte dello Stato e quindi l’Avvocatura dello Stato dovrebbe patrocinare la causa dei loro diritti lesi dallo Stato contro lo Stato di cui è patrocinante… No! No! Qualcosa non quadra e/o non cerchia. Ma certo! E’ palese un conflitto d’interessi (e di diritti) e nel nostro Paese non esiste una legge sul conflitto d’interessi e men che meno sul conflitto dei diritti. E poiché, ancorché, piriché e santanché questi lavoratori vogliono fare i furbi (sono i–taliani), per l’Avvocatura dello Stato anziché patrocinare c’è di ché “peierare” e “peiorare” con la consueta cattiveria che essa riserva nei confronti dei lavoratori considerati di basso rango, ancorché dello Stato, quali sono i lavoratori della scuola ATA e ITP ex enti locali, nella realtà dei fatti!. Conciossiacosaché!

AB ABSURDO.j

Fonte: http://dlvr.it/Qjp3PR

https://www.informazionescuola.it/de-minimis-non-curat-praetor/

https://youtu.be/Dt9PlUYQZOA

di Antonio Petazzi

Causa patrocinio non bona, peior erit (Ovidio, Tristia)
Pezo el tacòn del buso (proverbio dialettale)

Sono trascorsi quasi diciannove anni dalla mattina o pomeriggio di quel giorno da cani: il giorno del transito forzato dei lavoratori della Scuola ATA e ITP dall’ente locale alla soglia ministeriale. La schiusa di quell’uovo velenoso, avvenuta nell’anno 2000, era stata preceduta da una lunga e sordida cova. Prima e dopo quel giorno (si erano) si sono succeduti tutti i governi possibili e impossibili, “amici” e nemici, e tutti hanno calpestato i nostri diritti e la nostra dignità, con la diligente collaborazione di chi doveva tutelarci. E’sorprendente che dopo diciannove anni di impudente esercizio patafisico della giurisprudenza, finalmente, in alcune definitive e autorevoli relazioni dello stato e della realtà dei fatti, appare in tutta la sua insostenibile semplicità il nodulo, il ganglio fondamentale della sterminata rete di scempiaggini, bassezze, imbecillità ordita e tessuta da politicanti gaudenti, sindacanti della forca, giudicanti di alte e basse corti, giornalanti della siesta, presidenti e presidianti, ecc.

Il problema era ed è lo stipendio accessorio, diverso da ente locale a ente locale, variabile di anno in anno, per il quale si doveva applicare una temporizzazione ad personam, magari mediata dall’anno della sua introduzione ad integrazione della temporizzazione dello stipendio di anzianità.

Tutto molto complicato ma immediatamente semplificabile temporizzando per tutti l’effettiva anzianità di servizio (per intenderci tutti gli anni di lavoro compresi gli eventuali anni di pre-ruolo), senza riferimento allo stipendio accessorio.

“Troppo giusto” diceva un vecchio bontempone. E’stato temporizzato solo lo stipendio di anzianità, fermo all’anno 1988, scomparso il riferimento e il computo dello stipendio accessorio e della sua ragion d’essere: il sostituto della progressività dello stipendio di anzianità.

Non voglio ripetere il lungo e tristo elenco di atti esecrabili noti a tutti noi succedutisi fino ai giorni nostri, ma alcuni velenosi e rabbiosi commenti devono essere fatti.

L’atto di “manovalanza” più vile e più basso (anche in senso fisico) del repertorio politico-burocratico è griffato santanchè, l’esperta in diteggiature con chiroteca, l’etèra dell’arcoreta gaudens, del ragionier treconti, della “benignamente” di schifiltà vestuta donna letizia ancorchè dama del miur.

Atti di ostinata reticenza, di eloquente incompetenza, di insolente giurisprudenza, furono le sentenze dei cortigiani della “costituzione” alieni da ogni resipiscenza e supini attuatori delle istanze della torva avvocatura di stato.

Il verbo “acculare” (con tutti i significati riportati dal vocabolario Treccani) è perfettamente idoneo a definire la particolare “ ragion pratica” della sindacaglia-scuola accreditata (e più in generale del pubblico impiego) facile alle grandi firme e alle letterine vibranti di cortese indignazione alla cortese attenzione dei tenutari dei “gabinetti” ministeriali. Acculare è verbo transitivo, ma per i tribuni sindacanti è stato ed è un verbo riflessivo: accularsi ai suddetti gabinetti sia come carrette da tirare, sia come bovini da tiro, di se stessi, secondo circostanza e/o secondo vertenza.

L’unica certezza contrattuale e stipendiale che i lavoratori pubblici degli enti locali avevano prima dell’anno 1988 era la progressività retributiva parametrale (gli scatti di anzianità, per intenderci, come per gli statali) demenzialmente barattata dalla sindacaglia-scuola, con i gestori del personale degli enti provincia, per un avveniristico sistema “meritocratico” fondato sulle parole sonanti produttività, progettualità, inventività, incentività, pardon, incentivazione.

Ricordo un funzionario dell’Ente Provincia di Milano, tale Brusa, in trasferta predicatoria al Liceo Scientifico di Legnano, dare in smanie come un predicatore quaresimale con il sostegno dell’asineria sindacante in fregola contrattuale. Sappiamo come è finita: la sub-burocrazia sub-locale non è stata in grado di gestire l’”avveniristica riforma”. I soldi venivano, quindi, elargiti a pioggia “a prescindere”, essendo la qualifica e il computo delle assenze gli unici criteri valutativi. Una specie di beneficenza annonaria semestrale in sostituzione di una seria e soprattutto giuridicamente definita progressione di carriera per anzianità.

Abbiamo visto la genìa dei sindacanti-scuola (e del pubblico impiego) in perniciosa complementarità con la schiatta (copiosa) dei ministri della pubblica istruzione dal tempo dei fioroni al tempo dei profumi e oltre. Costoro hanno “governato” il nostro sistema scolastico con sconfortante mediocrità e con punte di penosa sciatteria e incredibile non-istruzione: le agende omaggio di donna Letizia, il tunnel dei neutrini e le pillole di cultura della fata Gelmina ( da non confondersi con i panini alla cultura del rag Treconti), ecc. Unico brevissimo lampo di luce, nell’opprimente grigiore, ai tormentati inizi di questa grigia vicenda, la nomina a ministro dell’Istruzione di un grande italiano:Tullio De Mauro. Se la memoria non m’inganna, aveva programmato incontri dedicati alla questione ATA ITP ex enti locali. Questione che, nei lugubri gabinetti ministeriali, era già stata condizionata per la nostra rovina. Era il periodo dall’aprile 2000 a giugno 2001 e mancò il tempo: arrivò l’arcoreta gaudens con dame Letizia (e altre “dames”) e la Scuola ha continuato la sua triste vita di periferia istituzionale.

Fortunatamente le eccellenze (locali) nella Scuola Italiana non mancano, il merito è esclusivamente, dico esclusivamente, dei loro titolari che, oltre a esercitare competenza e creatività, hanno dovuto e devono confrontarsi con le ottuse volubilità ministeriali.

Ma torniamo ai sindacanti-scuola e ai loro tavolacci della contraffazione. Tutto è iniziato, spiace dirlo, all’italiana, tra un calar di braghe e un sonar di trombe. Prima si procurano il danno, non si capisce se per incredibile stupidità o per vergognoso calcolo. Quindi le avvocature al seguito partono zoccolando alla Sancho Panza con manipoli di lavoratori incazzati, la tromba della vittoria suona più e più volte, si preannuncia colpo grosso al MIUR. Ma poco prima che le sedi sindacali potessero diventare dei vittoriali a imperitura memoria, il nano dai tacchi invisibili tromba (con sordina) tutti quanti con un atto osceno “legislativo” premeditando l’annullamento retroattivo di tutte le sentenze non passate in giudicato (sicuramente le “aderenze” alla suprema corte che ci ha poi seppelliti erano già striscianti). La genìa dei sindacanti-scuola (e del pubblico impiego) con i loro solerti avvocati non avevano e, di seguito non hanno, mai pensato di preparare un piano B da attuare nella contrattazione o concertazione che dir si voglia. Eppure il nodulo, il ganglio fondamentale sul quale la nostra vicenda si è aggrovigliata e cresciuta come una neoplasia era ben noto ai sindacanti-scuola, a loro, primi agenti cancerogeni contro i nostri diritti e ancor peggio cerusici curanti che nascondono la malattia. Dal delirio della vittoria sono passati repentinamente alla vile resa incondizionata (per noi). Una resa umiliante, per noi, passata completamente inosservata da parte degli altri lavoratori della scuola e del pubblico impiego (già per loro natura poco solidali e dignitosamente indifferenti) pur lavorando con loro a contatto di gomito e a volte di palle. Noi lavoratori ATA ITP ex ENTI LOCALI mai citati nelle assemblee, cancellati da ogni contrattazione e/o concertazione, rimossi come si rimuovono le salme rinsecchite dai loculi murali per effetto della decadenza della concessione municipale. Presenze imbarazzanti da nascondere.

Noi lavoratori ATA ITP ex ENTI LOCALI non reclamiamo privilegi, ma equità ed eguaglianza con gli altri lavoratori della scuola. Se non si vuole parificare i nostri stipendi (e le nostre pensioni) agli stipendi (e alle pensioni) degli altri lavoratori della Scuola, allora si parifichino gli stipendi (e le pensioni) di costoro ai nostri.

Consiglio a tutta la lumacosa sinadcaglia-scuola accreditata, gilda compresa (non è la figlia di Rigoletto), a non occuparsi di diritti, ma di privilegi e di altre bolzonaglie di poco conto.

Punica fides.

Comitato Nazionale Ata -itp ex enti locali

https://www.informazionescuola.it/itp-ex-enti-locali-una-storia-infinita/

https://www.tecnicadellascuola.it/ata-itp-ex-enti-locali-una-storia-infinita